Ossigeno: l’anti-talent

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Il nuovo programma di Manuel Agnelli in onda su Rai 3, una boccata d’aria tra un talent show e l’altro

Non è passato molto tempo da quando Manuel Agnelli – fondatore e frontman del gruppo rock italiano Afterhours – ha concluso la conduzione di X Factor 11 nel ruolo di giudice, sostituendo i colleghi Elio e Morgan e portando al successo i giovanissimi Måneskin.

Oltre ad X Factor ne abbiamo sentiti tanti: dallo storico “Amici” di Maria De Filippi, al nuovissimo “Sanremo Young”. Le televisioni degli italiani non sono mai state prive di spazi dedicati ai talent show. Così facendo, la musica, viene presentata unicamente sotto forma di competizione. Eppure, oltre alla fame di successo di chi vi partecipa e a quella di audience di chi li produce c’è molto, molto altro. La musica non si ferma qui. Stiamo parlando di un mondo che è sempre fuggito dalle telecamere del piccolo schermo preferendo la qualità alla quantità, un pubblico piccolo e fedele ad uno ampio e passeggero: lo scenario musicale indipendente.

Agnelli ha potuto sperimentare in prima persona ambo i lati della medaglia. Per questo ha sentito la necessità di far prendere una boccata d’aria a quel pubblico ampio e passeggero, mostrando che esiste un modo diverso e più genuino di fare musica: senza imposizioni dall’alto, contratti discografici da firmare e giurie da corteggiare. La musica – la vera musica – è per lui come una sorta di dea Kali, un’entità che ti succhia costantemente il sangue e che chiede continuamente di più,  qualcosa di cui non puoi fare a meno per sopravvivere: Ossigeno. Da qui nasce il nome del programma approdato sul palinsesto Rai a fine febbraio e mandato in onda ogni giovedì in seconda serata.

La trasmissione si svolge in un accogliente salotto-loft-bar nel quale, oltre ad un’ innumerevole quantità di tappeti, sono presenti svariati strumenti musicali, suonati da Agnelli stesso e dai vari ospiti che lo popolano di puntata in puntata. Per citare alcuni nomi: Emidio Clementi (fondatore dei Massimo Volume), Brunori Sas (cantautore cosentino di cui sentiremo ancora parlare dato che ad aprile partirà una sua trasmissione), Vasco Brondi (fondatore de Le Luci della Centrale Elettrica), Ghemon, i Måneskin e molti altri. Il nastro rosso dell’inaugurazione è stato tagliato da Joan As Policewoman – cantautrice statunitense – che si è esibita in un duetto con Agnelli cantando il suo nuovo singolo “Tell me”.

Non solo musica. Ad Ossigeno viene dato spazio anche a tutto ciò che nutre e completa il mondo della musica: stiamo parlando della cultura. Ecco che vengono lette poesie di Allen Ginsberg, viene intervistato Paolo Giordano, autore del bestseller “La Solitudine dei Numeri Primi” e ci viene presentato un Paolo Bonolis nelle vesti di Batman ad intraprendere con Agnelli un’intervista-confronto surreale sul ruolo dell’identità e dei luoghi comuni legati alla musica e alla televisione. Di come queste si siano inserite così bene nella cultura di massa.

Interessantissimo il monologo di Agnelli, alla fine della prima puntata, in cui viene affrontato e spiegato il concetto di “Seminale”. Seminale è la parola-chiave per un buon musicista, che deve saper coltivare e deve essere coltivato dalle generazioni future. Seminale è colui che fornisce i semi per chi lo seguirà, chi sarà stato in grado di recepire il suo messaggio e diffonderlo a voce ancora più alta. Senza bisogno di stratagemmi, scorciatoie o milioni di album venduti. Solo con un unico e universale mezzo: quello della musica.

Ossigeno è la chiave per liberarsi dalla gabbia dei talent. Un’ora in cui si è a tu per tu con la musica, senza filtri. Un’ora in cui gli artisti si mettono a nudo e si raccontano, facendo capire quanto lavoro, pratico e mentale, ci sia dietro la produzione di pezzi che spesso e volentieri saltiamo quando ci capitano in riproduzione casuale su Spotify. Un’ora in cui potrete ascoltare bellissime cover di artisti che raramente vengono passati in radio, come i Pixies o i Suicide. Un’ora in cui potrete approfondire il vostro bagaglio culturale musicale e non solo. Perché la musica, se fatta e ascoltata in un certo modo, è essa stessa cultura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elisabetta Ciavarella

Elisabetta, per gli amici assolutamente non Betta. Divoro libri a colazione, manuali di Anatomia a pranzo, a cena invece preferisco il cibo vero. Quando non scrivo, penso, quando non penso, scrivo. Credo fermamente nell'esistenza degli universi paralleli, nell'auto-ironia, nei numeri primi, nell'utilizzo corretto della punteggiatura, nel potere della Forza, nel numero 42, nell'equazione di Dirac, negli ossimori e nella serendipità. Mi piace definirmi senza troppe definizioni.