Paola tutta nuova

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È radiosa, le sorridono gli occhi, la ritrovo come quando debuttò a Sanremo e tutti ci accorgemmo che, finalmente, nel mondo della musica era piombato qualcosa di diverso. Scuola Patty Smith ma temperata di dolcezza, Paola Turci chiarì subito che non avrebbe mai tentato di “sedurci” con canzoni d’amore.

E tenne duro anche quando al Festival di Sanremo presentò la canzone Bambini, struggente denuncia sull’infanzia tradita dalle guerre.

«All’ultimo momento, gli autori – Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio – mi proposero di cambiare il brano con Almeno tu nell’universo», ricorda Paola, «ma scelsi Bambini. Quell’anno al Festival c’era una categoria intermedia, i cosiddetti “emergenti”, che erano un po’ come quelle squadre di calcio che per partecipare alla Champions League devono prima scontrarsi nei turni preliminari: e tra gli “emergenti” vinsi io. In quanto ad Almeno tu nell’universo, la affidarono a Mia Martini che arrivò “soltanto” nona, ma la cantiamo ancora oggi».

Ma come mai, dopo cinque anni di silenzio discografico, adesso torni dedicando all’amore Attraversami il cuore, canzone, che dà il titolo all’album, bocciata all’ultimo Sanremo?
«Ho scritto a quattro mani insieme alla giornalista Eugenia Romanelli Con te accanto, una storia raccontata da due donne con diversi punti di vista, poi ho inciso questo disco, parte di un progetto che prevede tre dischi e tre libri. Il primo è questo, che affronta tutte le sfaccettature dell’amore, il secondo sarà dedicato a tematiche sociali. Infine, il trittico si concluderà approfondendo il mondo delle donne di oggi».

E ti sei arresa al tema “amore”…
«Era il momento di farlo. Sarebbe banale dire che è ispirato a una situazione che sto vivendo: infatti, fruga nel mondo del sentimento “amore”. Comincia con Sono io, una confessione che ogni tanto bisogna fare per chiarirsi le idee; poi c’è La mangiatrice di uomini, un percorso attraverso il pianeta donna, quella portatrice di valori sacrali e sensuali allo stato puro. La donna diventa mangiatrice di uomini solo nel preconcetto che gli uomini hanno della figura femminile. Lei si difende, ma di solito prevale il preconcetto».

A me è piaciuta molto Piccola canzone d’amore
«Ho cercato di raccontare la dichiarazione di un amore, come senso della vita, oltre la vita».

Come mai riproponi Dio come ti amo, il pezzo con il quale Domenico Modugno vinse Sanremo nel 1966, in coppia con Gigliola Cinquetti?
«Proprio non sapevo che l’avesse cantata anche la Cinquetti! Chiedo perdono: allora avevo solo due anni! Comunque, per me resta una delle più belle canzoni d’amore di sempre!».

Paola e l’amore: un argomento delicato, che preferirei non toccare, ma poi ci arriviamo quando mi racconta che qualche anno fa un’amica organizzò, senza dirglielo, un viaggio a Lourdes. «Aveva già preso i biglietti, prenotato l’albergo. Non ebbi cuore di rifiutare l’invito e io, lì, da atea, ho incontrato il Signore. È stata la cosa più bella e più forte della mia vita. Non credo si possa provare qualcosa di simile… Faccio ancora fatica a parlarne, è un’emozione troppo forte».

L’incontro con Dio ha ridato a Paola la forza di ricominciare, di dimenticare, di smettere di soffrire per quel maledetto giorno dell’agosto 1993, quando la sua auto venne coinvolta in un gravissimo incidente sulla Salerno-Reggio Calabria. Paola ne uscì con un lato del volto sfigurato. «Ero disperata. Ho affrontato una dopo l’altra 23 operazioni, ho fatto scendere il capelli sul viso, e poi ho ricominciato, cercando di superare il complesso del brutto anatroccolo. Ora ce l’ho fatta, e devo tutto a quell’incontro a Lourdes: ora avverto la presenza di Dio dappertutto».

Oggi Paola è cambiata: non ne vuol parlare perché sostiene che chi aiuta gli altri quando le telecamere sono accese finisce per strumentalizzare anche la beneficenza, spesso però va dove ci sono bambini che non hanno bisogno di vivere, ma di sopravvivere. È stata in Vietnam, ad Haiti, fa parte di una fondazione che opera in America latina e nei Paesi del Terzo mondo. Nel 2005, con la canzone Rwanda, dedicata alla tragedia di quel popolo, ha vinto il premio Amnesty Italia.

Ora vive a Roma, dove è nata il 12 settembre 1964, ma non esclude di ritrasferirsi a Milano, dove ha vissuto e ha ritrovato il senso dell’amore con un ragazzo che lavora in una radio privata.

Recentemente ha visto Baarìa, il film di Tornatore, e l’ha trovato «grandioso. È un film che rimette le cose a posto: per esempio ridà alla politica quella sana passione di un tempo, quando ancora non era malata di potere».

Tornando al tuo mondo, quello dove sei finalmente rientrata, cosa hai trovato di nuovo e importante?
«Qualche collega, come quella Noemi che è riuscita a sopravvivere all’equivoco di essere scambiata per l’altra Noemi. Se è vero che il mondo deve essere dei giovani, bene, adesso ce ne sono diversi: Malika, Arisa, Giusy Ferreri, Simona Molinari».

E questa nuova Paola, tornata la ragazza che ci incantava tutti, dove la collochi?
«Grazie a Dio, tra gli esseri umani».

 

Articolo segnalato da un lettore e tratto dal sito di Famiglia Cristiana

 

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