Parlami di me

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Avevo poco più di 18 anni quando ho conosciuto Cogito et Volo. La barba era già quella di un adulto, ma il cuore era quello di un ragazzo alle prese con tanti dubbi e poche certezze. Ce la farò? Sarò all’altezza? Dove posso arrivare? Queste domande non finiscono mai di tormentare la mente di un uomo: non conoscono età, ceto sociale, stagioni. Sono le domande di chi vive e di chi spera.

Ti distrai un attimo e hai già vent’anni, qualche sogno nel cassetto e un briciolo di tenacia, un proiettile in canna come alla roulette russa: la vita è una sfida e non chiedi il permesso di parlare. Pensi e vuoi. Questo ti basta, anche se poi non ottieni nulla di ciò che desideri.

Come in una fotografia che comincia a perdere colore, ti rivedi con più capelli e qualche cicatrice in meno. Eri un bambino, ora sei un uomo. Hai combattuto come un leone, conquistando una donna e una pergamena. Tieni ancora il coltello tra i denti mentre scruti il tuo recente passato, alla ricerca di un filo conduttore, di un massimo comune denominatore o minimo comune multiplo o come diavolo si chiama.

Penso, voglio, sono libero. Parole che ti frullano in testa e non sai neanche tu perché. Ma le ripeti, le assapori, le vivi. Qualcuno un giorno ti ha parlato di te. Non era il buon libro di antologia con i suoi racconti patinati sull’adolescenza e le canzoni di Laura Pausini a margine (La solitudine, fra tutte). Non era il sacro consiglio delle cariatidi riunito al bar davanti casa tua, perché i giovani di oggi etc etc etc. Hai sentito qualcuno che parlava di te guardandoti dritto negli occhi, senza perdersi in teorie neo-freudiane.

Quelle pagine senza odore e senza consistenza, intrise però di umanità e calore. Sono loro ad averti sussurrato le parole che ora porti con te. Penso e voglio. L’inno della tua vita.

Ero da poco maggiorenne quando ho conosciuto Cogito et Volo. Ora che ho (quasi) 26 anni posso dirlo con certezza: parlare dei giovani non serve, se non parli con loro.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.