Parole dal C.A.V. – Vite sbocciate

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Come promesso, torno a scrivervi per raccontare un pezzo del mio mondo, quello che gira intorno alle gravidanze indesiderate, o almeno, sicuramente inaspettate.

Sto cercando di fermare uno dei tanti volti che mi vedo passare davanti, centinaia di occhi lucidi, provando a sceglierne uno da raccontarvi. Non so se narrarvi una piccola favola o se invece scrivere un’enciclopedia a volumi! Quale storia è per voi più interessante, quale raccoglie l’essenza del mio lavoro e della sua magia? Non lo so.

Forse la storia di una donna, straniera, badante, che arriva al C.A.V. di corsa perché ha lasciato l’anziana su una panchina ai giardini vicini, per parlare con me: è incinta. Il compagno non vuole il bambino, lei è disperata perché clandestina, se andrà avanti con la gravidanza perderà lavoro ed alloggio e si troverà sola… La stessa donna che poi ha avuto una splendida bambina che come secondo nome porta proprio il mio. La stessa donna che ha tenuto la bimba senza dirlo al compagno e si è presentata da lui mesi dopo con il pancione; la stessa persona che ho inserito in una struttura durante il periodo della gravidanza e, dopo il parto, in un’altra casa famiglia per qualche mese insieme alla bimba; una fantastica donna che è riuscita a rimettersi in piedi. Una donna che finalmente è riuscita a cambiare (almeno in parte) il “cervellino” di un uomo…. in quante ci proviamo! Adesso sono sposati, hanno entrambi un buon lavoro ed una seconda figlia.

Oppure una giovane studentessa, venuta in Italia da lontano per diventare infermiera ed essere in grado di curare il padre malato; è rimasta in gravidanza di un figlio che avrebbe potuto far crollare tutti i suoi progetti. Si è presentata per chiedere aiuto solo dopo aver superato il terzo mese, per paura di essere tentata di abortire. Una ragazza che abbiamo supportato sotto tanti punti di vista, e, tra qualche salto mortale ed acrobazie, sta per laurearsi, con accanto una creatura, della quale il mondo non potrebbe davvero fare a meno.

Di chi altro potrei parlarvi? Davvero le storie sono troppe, le vite che ho sfiorato, che ho visto sbocciare e trasformarsi sono innumerevoli. Altre invece le ho viste, purtroppo, appassire dietro alla paura ed alla perdita di speranza.
Sapete invece cosa ho imparato? Che l’essere umano può superare prove e dolori inimmaginabili, ho imparato che si può riuscire a fare molto con ben poco, che molte spiegazioni che sento in giro sono solo scuse. Cosa intendo? “Non possiamo avere un figlio, lavora mio marito, mentre io invece ho solo un lavoro part- time; guadagniamo solo 2000 euro al mese…” o cose simili.
Io ho visto persone riuscire a vivere con quello che una persona “normale” spende per la connessione veloce, un paio di scarpe o la rata dell’i-pad, e – credetemi – non meno dignitosamente di molti altri benestanti; certo preoccupati ma non meno innamorati del figlio e della vita.
Credo che tutti noi ci preoccupiamo troppo degli aspetti materiali della nostra quotidianità, perdendo di vista ciò che realmente conta. Sono frasi banali, sentite mille volte, ma sono vere.

Il sorriso più bello sul volto di un bambino, io non l’ho visto sul musetto di chi stava giocando con la ps3, io l’ho visto sul faccino di un bimbo che viveva in una capanna di fango, senza luce o giocattoli. Questo non dovrebbe farci riflettere almeno un minuto?
Vogliamo davvero mettere sui due piatti della bilancia la vita di un figlio che deve nascere da una parte e estratti conto, auto nuova, ristrutturazioni o carriera dall’altra?

Articolo scritto da Lilla Sunlife

Cogitoetvolo
  • Saveriosgroi

    Che bella testimonianza! Servirà a far riflettere molti

  • “Credo che tutti noi ci preoccupiamo troppo degli aspetti materiali della nostra quotidianità, perdendo di vista ciò che realmente conta”. Secondo me è questo il problema che sta alla radice di tutti gli altri problemi!