Parole tinte d’inchiostro

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Che per lo scorso 14 febbraio, festa di San Valentino, siano state inviate centinaia di migliaia di messaggi non sorprende particolarmente, ma il dato diventa sostanziale quando si scopre che ogni giorno vengono mandati in media 2,8 miliardi di email al giorno e 200.000 messaggi al secondo. Anche questi dati, però, se visti alla luce di un’epoca digitalizzata come la nostra, possono parere normali, e ciò perché non abbiamo una chiara percezione di quanto sia cambiata la comunicazione negli ultimi decenni. Trovandoci coinvolti nella frenesia di un mondo nel quale pare scontato che un messaggio arrivi a destinazione nel giro di pochi secondi, non possiamo ben capacitarci di un mondo diverso, che scorreva secondo i ritmi lenti della posta, nel quale una lettera inviata poteva impiegare una settimana per giungere al destinatario.

Negli anni ’40 del secolo scorso, Alberto Rabagliati, in “Quando la radio canta”, cantava di quando per parlarsi in tempi brevi bisognava ricorrere ad escamotage, come associare alle frequenze radio dei messaggi. Per tornare a quel tempo, che sapeva di carta da lettere intrisa d’inchiostro e lunghi giri in bici, basta rivolgersi alla memoria delle nonne, che vi parleranno di quando il circolo di amici era ristretto al proprio paese e le chiacchere si facevano di persona. Parlando con mia nonna, ad esempio, ho scoperto quanto care e radicate fossero certe tradizioni di allora, come quella che portava i ragazzi del paese a riunirsi con le biciclette nella stazione alle sei in punto ad attendere il treno che arrivava da Milano: questo raduno quotidiano non si fermò neppure dopo che i bombardamenti ebbero distrutto il ponte della ferrovia provocando il blocco delle reti ferroviarie. Mentre oggi abbiamo messaggi, Facebook, o Skype, allora l’unico modo per incontrarsi era rispettare l’appuntamento quotidiano.

Altro aneddoto che testimonia questa grande distanza tra ieri e oggi è il sistema di segnali con cui le amiche capivano se potevano passeggiare assieme o no: si sventolava uno straccetto bianco fuori dalla finestra per indicare di essere libere per un’uscita. Anche la posta, in quel tempo, era a ritmo piuttosto lento: prima del ’44, ad esempio, si potevano ricevere notizie dai familiari in guerra, ma dopo l’armistizio di Cassibile il servizio postale andò in tilt e l’unico modo per le madri di comunicare coi figli era quello di inoltrare le lettere, affidandole ai santi e marcandole con la sigla V.S.R.(via Santa Rita, patrona dell’impossibile), alla Croce Rossa Internazionale a Ginevra, che impiegava settimane per recapitarle. I viaggi poi, che oggi si affrontano con estrema facilità e in tempi brevissimi, allora, essendo per lo più di necessità e con spostamenti ridotti o minimi, costituivano una vera e propria impresa in termini di denaro e tempi. Inoltre, come accadde a mio nonno che, per cercar fortuna, emigrò dal Galles in Australia, spesso si partiva con la consapevolezza di non far più ritorno a casa e di poter avere pochissimi contatti con la propria famiglia in patria in futuro. Ma, nonostante i grandissimi vantaggi del mondo digitale e i prodigi oggi compiuti, per raccontarmi questa storia fatta di fazzoletti bianchi, chiacchere in compagnia e lettere piene di affetto, mia nonna mi parla anche di un tempo che pare lontano in cui non si sprecava inchiostro né fiato per frivolezze ed ogni parola era detta perché meritava d’esser detta; in cui gli amici erano pochi ma in carne ed ossa e che amici sono rimasti per tutti gli anni a venire; in cui per fare ogni cosa si sopportava la fatica e si spendeva più tempo di quanto non si spenda oggi, ma dove ogni azione era carica di una consapevolezza e di un’intensità proporzionali al tempo impiegato a svolgerla.

Penso che alla prossima occasione scriverò una lettera e che ci metterò tutto il tempo necessario: non voglio che le mie parole sfuggano veloci come un bit della rete, voglio che fermino un pezzetto d’infinito e che parlino sempre di un mondo più difficile, ma più genuino.

Articolo scritto da Sofia Walters

Cogitoetvolo