Passione, l’alternativa al cyber-ozio

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Un pomeriggio di agosto, in un internet-point, aspettavo in fila che si liberasse una postazione, per controllare la mia casella di posta. Quattro o cinque ragazzine osservavano le loro pagine di facebook con espressioni rapite ed allampanate. Sembravano dei pesci lessi, caduti nella “rete” (è proprio il caso di dirlo: nella “RETE”!) dei social network. Che se poi si volesse tradurre letteralmente, suonerebbe come: “lavoro sociale in rete”. Ma io la definirei meglio come: C. N. T., ovvero, “Comunitarian Netwasting of Time”, cioè “Comunitario Spreco di Tempo in Rete”. E il tempo libero dei giovani se ne va così…
Cioè, mi spiego meglio: non è che fuori piovesse, anzi, splendeva il sole; ed in una amena località di montagna, i ragazzi, piuttosto che approfittare dell’aria salubre e dei prati e delle strutture sportive e delle comitive di amici, dedicavano tempo e soldi alla visione di pagine web, assolutamente in solitudine (perché il 18 agosto neanche su FB c’è qualcuno…).

Allora sorge spontaneo chiedersi: davvero internet ed il PC sono più attraenti dello sport, della musica, della gente reale, degli amici? Perché i ragazzi non amano più gli hobbies di una volta? Un tempo si coltivavano passioni come la musica, lo sport. Ricordo che quando ero bambino non vedevo l’ora che arrivasse il week-end, per dedicare le mie giornate interamente al modellismo. Ora i ragazzi vogliono essere in vacanza per poter trascorrere più tempo a chattare.

Fortunatamente qualcuno si salva. C’è ancora qualche “sopravvissuto” che, magari grazie ad una educazione ed un esempio familiare positivo, ha maturato una forte passione. Ciò accade spesso per lo sport e per gli strumenti musicali.
Ci sono infatti anche ragazzi che dedicano le loro giornate a perfezionare il loro “smash”, un “pliè” oppure un “assolo” con la chitarra, ragazzi che credono realmente nei loro sogni e sacrificano il loro tempo libero in preparazione di quel torneo o quel saggio o quel concerto. Sono pochi, ma ci sono!

Il tempo libero viene dunque “salvato”, se dedicato allo studio o all’allenamento. Che, attenzione, sono ben diversi dall’impegno richiesto a scuola… La danza, il tennis, il pianoforte, le collezione di soldatini di piombo ecc… devono essere fatti con passione, non per obbligo. Il genitore non potrà mai imporre al proprio figlio le lezioni di chitarra. Perché, anche se l’intento fosse quello di distaccarlo dal cyber-ozio, non farebbe che peggiorare la situazione, rendendo il figlio più ribelle di prima.
La soluzione risiede sempre nell’educazione, nel PROPORRE alternative, tra le quali sarà il ragazzo a scegliere!

Sarebbe ancora meglio se queste passioni venissero coltivate in gruppo. Così, oltre ad assecondare le propria passione i giovani possono ritrovarsi in compagnia e sviluppare anche le loro doti di socievolezza che , a mio parere, vanno stimolate soprattutto durante l’adolescenza.

Provare per credere!