Per chi cammini tu?

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Un rabbino, saggio e timorato di Dio, una sera, dopo una giornata passata a consultare i libri delle antiche profezie, decise di uscire per la strada a fare una passeggiata distensiva. Mentre camminava lentamente per una strada isolata, incontrò un guardiano che camminava avanti e indietro, con passi lunghi e decisi, davanti alla cancellata di un ricco podere. “Per chi cammini, tu?”, chiese il rabbino, incuriosito. Il guardiano disse il nome del suo padrone. Poi, subito dopo, chiese al rabbino: “E tu , per chi cammini ?”. Questa domanda si conficcò nel cuore del rabbino.

Questa storiella ci mette subito in discussione da studenti e da studiosi. Sì, dinanzi allo studio e alle fatiche che ne derivano, dobbiamo fermarci e porci questa fondamentale domanda: “Per chi cammino?”. Non è un perdere tempo bensì è il modo migliore per guadagnarlo anziché scoprire che, dopo tanta strada e fatica, siamo andati da tutt’altra parte. Cosa significa? Facile! Spesso crediamo di essere nel giusto, di fare tutto meglio di altri, di essere sulla retta via; lo pensiamo in buona fede, ma questo non basta. Non ti sembra a volte che le tue scelte personali in materia di studio e quelle dei tuoi compagni o colleghi puntino verso il basso, verso il minimo indispensabile, piuttosto che verso l’alto o a prendere il largo? In questi anni di duro studio dobbiamo sempre porci le seguenti domande: “Perché studio? Cosa vuol dire per me studiare? Come vivo lo studio? Come si può trasformare la nostra vita scolastica in vita vissuta?”. Ci viene in aiuto Luigi Giussani quando indica tre punti fondamentali:

1) Valorizzare il positivo in ciò che si studia.
2) Simpatia verso gli autori che si studiano, cercando di capirli.
3) Cercare prima l’essenziale, poi il particolare.
A chi si chiede come giustificare la fatica per lo studio il Prof. Chris Bacich spiega che «non c’è cosa bella che non richieda fatica, perché siamo ferocemente incompiuti. L’essenza stessa della ragione è questo essere incompiuti e perciò alla ricerca di ciò che si compie. E questo che ci compie non può che essere fuori di noi, la realtà stessa è un invito. Da qui la voglia di cercare, capire il nesso tra le cose». Studiare è come appassionarsi a qualcosa di cui non comprendiamo tutto subito, ma che pian piano va delineandosi come un bel tappeto finito il cui intreccio nel retro non era prima comprensibile. Sempre con Giussani si potrebbe indicare in latino con la parola studere, un termine potente che nella traduzione italiana è boicottato dalla superficialità con cui viviamo lo “studiare”. Studere è l’essere attirato dall’essere, come il giovane dalla giovane. Allora chi realmente cerca il vero, da tutto si fa aiutare per il vero. Comprendiamo, dunque, che non c’è niente del nostro stare sui libri o in aula ad ascoltare o a scrivere che sia lontano dal vissuto di tutti i giorni, dalle passioni e persino dalla fede.

Certo la fatica è tanta, spesso non trova soddisfazioni, troppe volte non c’è un riconoscimento da parte dei docenti, e così tutto diventa più pesante, si mostra anche inutile e incomprensibile. Come si fa ad essere contenti di tutto questo? «Il metterti a studiare non è una rinuncia al desiderio di contentezza – continua Giussani – ma è una sospensiva, una specie di allontanamento al desiderio di contentezza che hai, un distacco, che ti assicura una contentezza più grande: perché quando hai studiato il giorno dopo sei più contento». Tutto questo lo si raggiunge attraverso la consapevolezza di essere parte di un grande progetto, non sempre comprensibile, ma sicuramente pensato per amore, dove gli ostacoli possono essere superati con l’esercizio costante, l’accompagnamento di qualcuno che ci vuole veramente bene e una buona compagnia, un gruppo di persone stimolanti, serene, amiche. C’è comunque un lavoro personale da fare che può ragionevolmente essere sintetizzato in questi passi:

a) SINTESI:
– Cercare all’interno della materia qual è la realtà in questione, “di che cosa si sta parlando”. La memoria permette di ripetere parole scritte su un libro, ma la ragione si mette in movimento solo quando si accorge che la realtà esiste.
– Cercare un filo conduttore che leghi i diversi elementi del reale e che si prolunghi fino a sé ed alle proprie domande sulla realtà.
b) SOLIDARIETA’ concreta di persone con le quali studiare che già sono avanti nel cammino.
c) RICERCA: lo studio volto alla ricerca esercita un fascino imprevedibile.
d) FATICA dello studio: si supera solo nella passione per le cose che si studiano ed in una compagnia.

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.