Per chi di penna agisce… la penna non perisce!

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Tornando a scuola dopo le vacanze, come sempre abbiamo difficoltà a scrivere nuovamente a mano. Ma, riflettendoci, ho pensato qualcosa che non mi era mai venuto in mente: “E se fosse colpa del cellulare?”

Una notizia sconvolgente ci giunge dall’America: da quasi due anni nelle scuole dello stato dell’Indiana non è più obbligatorio imparare a leggere e scrivere; o meglio, a leggere e scrivere su carta, perché i bambini svolgono comunque i loro esercizi, però esclusivamente su tastiere. È una scelta dovuta al fatto che le nuove tecnologie hanno modificato i nostri stili di vita, e sono diventate un vero fenomeno sociale, di primaria importanza. La svolta, ormai inevitabile, appare positiva per il progresso e perché segna la fine della deforestazione: ma per il resto? Senza che ce ne accorgessimo, nel giro di pochissimo tempo siamo arrivati a dipendere dai cellulari; ci siamo definitivamente convertiti alla nuova cultura tecnologica, per cui non si può parlare, come alcuni suggeriscono, di “penne contro tastiere”: non c’è battaglia e non ci sarà, perché di questo passo la scrittura a mano è condannata a essere dimenticata per sempre: parole grosse, certo, ma adeguate alla nostra epoca.

La scrittura, come sappiamo, esiste da millenni; solo però negli ultimi due secoli, con l’istruzione di base obbligatoria, è diventata conoscenza comune a tutti, uno strumento fondamentale che tuttavia potrebbe presto scomparire. L’istruzione obbligatoria non viene meno, piuttosto si evolve; forse allora la perdita della scrittura a mano ci destabilizza perché è da poco che l’abbiamo conquistata, e la guardiamo ancora con orgoglio, visto che già i nostri nonni a stento la masticavano; o forse la percepiamo in modo negativo perché immersi in un mondo in rapida evoluzione che sta mettendo da parte il nostro passato; ma è davvero solo questo? Dobbiamo rimpiangere la scrittura a mano per i ricordi che ci legano ad essa, e poi lasciarla andare come tutte le altre cose?

Ha dato la risposta uno studio della “University of Washington”: pare che tendiamo a scrivere meglio, e di più, scrivendo a mano, e che poi ci ricordiamo facilmente ciò che abbiamo appuntato; forse perché non siamo sottoposti alle distrazioni della rete, ma in realtà risulta che “la gestualità della scrittura a mano stimoli un’area cerebrale nota come sistema reticolare attivatore ascendente, i cui neuroni sono preposti a mantenere uno stato di veglia, e quindi a non far calare l’attenzione”: così il cervello capisce che stiamo svolgendo un’attività complessa, e “si sforza” di più. Sembra quasi che la natura ci abbia predisposto a scrivere a mano: utilizzando una tastiera saremmo meno efficienti, e apprenderemmo di meno, poiché gli occhi sono comunque allenati a trasmettere il messaggio visivo al cervello, ma le mani no, dovendo solo digitare tasti uguali fra loro. A questo punto sembra buffo ricordare che la parola “scrivere”, antichissima, ha una radice indoeuropea, ovvero il suono a dir poco sgradevole che otteniamo dall’unione delle consonanti s-k-r, da cui proviene anche la parola “scolpire”: infatti, per via della tecnica originaria di scrittura, cioè incidere le tavolette, il verbo “scrivere” è coinciso inizialmente con quello che voleva dire “grattare, scavare”; un lavoro faticoso insomma, niente a che vedere con la lieve pressione che le nostre dita devono esercitare sugli schermi touch.

Si è discusso molto sulle radiazioni, nocive alla salute, degli apparecchi elettronici. Al di là di questo, però, una cosa è sicura: una progressiva digitalizzazione delle nostre vite ci impigrirà di certo, visto che già l’atto dello scrivere cambia vistosamente usando la nuova tecnica al posto di quella antica. Ma fino a che si trattava solo del fisico (da scolpire), era una questione più risolvibile. Se invece non scolpiamo più la nostra mente e anzi resta solo abbozzata, atrofizzata, una mattina ci sveglieremo senza saper più fare 2+2!

Articolo scritto da Gabriele Emanuele Iurato

Cogitoetvolo