Per chi suona la campana

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Le mappe, in origine,  non sono nate tanto per conoscere o visitare i paesaggi, quanto per favorire fondamentalmente l’orientamento da un lato, il dominio dello spazio geografico (e non solo) dall’altro. Nel nuovo millennio e dell’era della globalizzazione, la Terra non è una mappa, cioè una tabula e quindi l’espressione dello spazio euclideo, ma una sfera. E si può essere d’accordo che il modo di interpretare il nostro globo può dare luogo a tanti mappamondo, ma la Terra è una sola e gli eventi che vi si manifestano su ogni punto di essa hanno sempre più un impatto globale.

I giovani  che volontariamente si arruolano nell’ISIS o si trasferiscono in quei territori per contrastarla non vedono confini e gli Stati nazionali, alle prese con questa nuova manifestazione del terrorismo, non sanno ancora quale “trattamento” riservare a questi loro cittadini che si schierano da una parte o dall’altra del fenomeno stesso. Gli Stati creano i confini, ma i loro cittadini si sentono sempre più cittadini del mondo.

Thor Heyerdahl (1914-2002), antropologo, archeologo, esploratore e scrittore norvegese, osservava: «Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone». A ognuno la sua mappa o le sue mappe, dunque, ma quali le conseguenze? Si pensi al complesso Europa, all’impero del Commonwealth, le intese militari sovranazionali come la NATO, e fino a 20 anni fa vigeva ancora il Trattato di Varsavia tra i paesi dell’ex Blocco sovietico. In sostanza, sembra sempre più evidente che i confini fisici e naturali siano stati sostituiti, politicamente e ideologicamente, portando inevitabilmente a delle alleanze da un lato, e dall’altro a contrasti quasi insanabili.

L’ISIS e i suoi giovani adepti rappresentano uno “stato” anti-occidentale, figlio dell’insoddisfazione per il modello economico proposto negli ultimi anni, che ha visto nella crisi economica e dei regimi l’occasione per emergere violentemente e di cui le problematiche religiose sono quindi solo una parte del sistema. C’è anche l’altra faccia della medaglia: questo “Stato del terrore” tende a suscitare orrore ed a stimolare altrettanti giovani a schierarvisi contro, sempre indipendentemente dalla loro appartenenza geografica superando ogni confine. Un fenomeno analogo, in qualche modo, si manifestò con la guerra civile spagnola nel ’36-’39. Ernest Hemingway, che prese parte a tale evento come reporter di guerra, apre il libro col quale racconta la sua esperienza con una famosa citazione di John Donne: «Ogni morte di uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità; e così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona anche per te». Viene da pensare che questi giovani, figli di un mondo senza confini,  scendono in campo perché hanno deciso di rispondere al suono della campana, mentre tanti altri allo stesso suono varcano i cancelli delle scuole come un tempo essi stessi.

Ma gli unici rintocchi che vorremmo sentire, noi che pure non vediamo i confini e che usiamo le nostre mappe mentali esclusivamente per orientarci nella vita,  sono quelli della convivenza pacifica e della tolleranza tra le genti.

Sono un ragazzo di 17 anni e frequento il terzo anno del Liceo classico della mia città,Catania.
Faccio dell’ironia il mio stile di vita, farei di tutto pur di strappare un sorriso.
Nel tempo libero mi trovate con un paio di cuffie alle orecchie e un libro per mano.
Il mio autore preferito? Senza dubbio Orwell