Per non dimenticare don Pino

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Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio, il 15 settembre 1937, da Carmelo, calzolaio, e da Giuseppa Fana, sarta. Nel giorno del suo 56° compleanno, il 15 settembre 1993, viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata. Perché?

Era stato nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, il 29 settembre 1990 e dopo due anni, il 29 gennaio 1993 inaugura il centro di accoglienza Padre Nostro, che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. Coadiuvato da un gruppetto di volontari, da un gruppo di suore, tra cui suor Carolina Iavazzo e dal viceparroco, Gregorio Porcaro, giorno dopo giorno, raccoglie i ragazzi dalla strada, dalla perdizione e dal reclutamento dei boss mafiosi per la manovalanza criminale. Si tratta di decine di piccoli innocenti che trovano nelle sue parole e nella sua opera, la speranza che è possibile un mondo diverso, libero da sopraffazioni e violenze. Il suo percorso lo porta a entrare in conflitto con gli interessi del potere mafioso, che da decenni domina la vita quotidiana del quartiere. Sono gli anni delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, dove nell’arco di pochi mesi perdono la vita i giudici Falcone e Borsellino insieme a tanti altri. Il 15 settembre 1993 tocca a lui.

Ad assassinarlo fu Salvatore Grigoli che dopo l’arresto confessò 46 omicidi tra cui quello di Don Pino; i mandanti furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano.

L’attività pastorale di padre Pino Puglisi, secondo le inchieste giudiziarie, ha costituito il movente dell’omicidio, i cui esecutori e mandanti mafiosi sono stati arrestati e condannati con sentenze definitive. Numerose voci si sono levate per chiedere il riconoscimento del martirio, subito dopo l’uccisione. Il 15 settembre 1999, a sei anni dal delitto il Cardinale Salvatore De Giorgi ha insediato il Tribunale ecclesiastico diocesano per il riconoscimento del martirio. L’indagine è stata conclusa a livello diocesano nel maggio 2001 e la documentazione è stata inviata presso la Congregazione per le Cause dei Santi in Vaticano.

Nel 18° anniversario della sua morte ricordiamolo come il prete che sorrideva sempre anche nell’istante prima di morire: il suo assassino racconta che sorrise e pronunciò un criptico “me lo aspettavo”.

Ricordiamolo con le parole scolpite sulla sua tomba, nel Cimitero di Sant’Orsola a Palermo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dara la vita per i propri amici” (Gv 15,13).

Ricordiamolo come fece Giovanni Paolo II: “Coraggioso testimone del Vangelo”.

Ricordiamolo come don Pino.

 

Che dire di me? =) Sono una ragazza sempre aperta ai nuovi orizzonti, mi interesso di tutto e anche se sembro riservata e timida in realtà non lo sono... Sono un fiume sempre in piena =D La mia più grande passione? L'informatica! Cià =)