Per non dimenticare, ma soprattutto per lottare.

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Oggi si parla tanto di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra. Sembra quasi che l’Italia abbia finalmente acquisito la coscienza necessaria per combattere questi fenomeni criminali. Lo Stato c’è, si continua a ripetere, e noi finiamo per crederci. La morte tragica di tanti servitori dello Stato è per tanti un necessario passaggio in questa vergognosa storia tutta italiana. Falcone, Borsellino, Livatino, Dalla Chiesa, Don Puglisi, Peppino Impastato sono ormai simboli di un’Italia che non vuole arrendersi in questa guerra continua e noi, di fronte a questi gloriosi esempi, siamo fieri di essere italiani e siciliani (nel mio caso).

Tutto questo però non basta. Siamo sicuri che lo Stato ci sia davvero? Può bastare la morte di questi eroi (a proposito di eroi rinvio al mio articolo sull’argomento) per dirci davvero liberi dal giogo mafioso? La mia risposta è no, ma non tanto perché il sacrificio di questi martiri sia inutile, bensì perché rischiamo di ridurre le loro personalità alla simbologia più becera. Non è di simboli che abbiamo bisogno, se alla devozione laica per questi uomini non aggiungiamo un sincero spirito di imitazione.

Tutti i nomi che ho fatto rappresentano il fallimento dello Stato, rappresentano uomini lasciati terribilmente soli nel loro infaticabile lavoro e credo che questo basti per capire che non ce ne facciamo nulla di tante icone da stampare sulle magliette o da citare nei comizi. Il problema dunque è questo: a che vale il sacrificio se la politica e i cittadini non seguono le orme di questi grandi testimoni? A che vale il sacrificio se continuiamo a vedere nelle liste elettorali (“bloccate”, secondo i fautori dell’attuale legge elettorale, proprio per evitare che vengano votati dei mafiosi!!) nomi poco raccomandabili? A che vale il sacrificio se questi stessi personaggi delle liste vengono eletti al Parlamento con i voti della camorra? Dov’è lo Stato se questi politici di cui parlo vengono indagati per mafia e il Parlamento non autorizza la magistratura a procedere? Tante cose non tornano nella politica italiana, a destra come a sinistra. Falcone e Borsellino però sono sempre lì, sulla bocca di tutti, pronti ad essere tirati fuori dal cilindro come utili conigli di prestigiatori esperti nella fine arte della demagogia.

Il problema della simbologia sterile, tuttavia, non esaurisce la questione. Molti grandi esempi di passione civile e dedizione al perseguimento della legalità, non arrivano neanche a rivestire il ruolo di simboli e vengono completamente ignorati dalla società. La cronaca si interessa di loro solo quanto basta per descrivere ciò che è accaduto, senza retroscena, senza spiegare il grande valore delle loro vite. Esaurito questo compito, questo banale dovere deontologico, i giornali si affrettano a concentrarsi morbosamente su altri fatti di cronaca nera, più agghiaccianti, ricchi di perversione e follia.

Sto parlando del caso di Angelo Vassallo, 57 anni, sindaco di Pollica, nel Cilento, della cui uccisione si è parlato davvero troppo poco. Si è parlato poco o niente delle sue denuncie contro i traffici camorristici di cocaina nel paese, delle sue battaglie contro lo strapotere del turismo gestito dalle cosche e contro i disastri ambientali in Campania ad opera di chi acquista materiale tossico da industrie del nord Italia per seppellirlo in una terra stupenda senza alcuna precauzione. Perché questa non curanza dei giornali, dei leader, della politica? Perché a distanza di poco tempo di Angelo Vassallo e delle indagini che riguardano la sua morte si conosce poco, mentre sappiamo tutto dell’infanzia del mostro di Avetrana? Vassallo aveva parlato di forze dell’ordine colluse, di minacce e pressioni insistenti a cui aveva detto di no con forza e coraggio. Il suo corpo, riconoscibile a stento e crivellato di colpi con la ferocia e la bestialità di chi si accanisce su un cadavere, oggi non è ancora simbolo di chi vuole sconfiggere il cancro che si espande sulla nostra penisola. Un cancro che ormai possiede e coordina grosse fette di potere, partiti ed istituzioni dello Stato in primis.

Ai due figli e alla moglie di Angelo Vassallo, orfani e vedova di un padre e un marito esemplare, vanno le più sentite condoglianze della nostra redazione (volutamente ritardate per più di un mese al fine di non dimenticare), e soprattutto la rabbia di chi crede che simili tragedie non siano fatali scherzi del destino, ma che siano atti vigliacchi e mostruosi, evitabili con una lotta seria che non si riduca a semplice strumento di affabulazione politica delle masse. 

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.