Perchè non ne parla nessuno?

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Qualche giorno fa, il 25 gennaio, si è svolta a Washington un’imponente marcia per la vita.

Mezzo milione di persone hanno sfilato nella capitale degli Stati Uniti d’America per dire no ad una legge che in quarant’anni ha permesso l’uccisione di 55 milioni di bambini. Eppure io l’ho saputo da un amico su Facebook, che ha postato la notizia sulla sua bacheca. Ero convinto che si trattasse di una manifestazione dell’anno scorso; incuriosito, sono andato su Google e mi sono accorto che è di soli tre giorni fa; e, soprattutto, mi sono accorto che non l’ha riportata nessun giornale.
Ci pensate quanto il nostro modo di vedere la vita, soprattutto su quelle questioni delicate indicate spesso come i valori non negoziabili, sia condizionato pesantemente da ciò che ci arriva dai mezzi di comunicazione?

La stessa cosa è avvenuta quando, pochi giorni fa, 800 mila francesi – credenti e non, e anche omosessuali – hanno sfilato a Parigi per affermare che il matrimonio è solo per un uomo con una donna.
Quanti giornali ne hanno parlato? Ma soprattutto bisognerebbe chiedersi in che termini lo hanno fatto.

Qual è invece lo spazio dato dai nostri organi di stampa se quattro poco di buono (bisognerebbe usare un’altra parola, ma sarebbe poco elegante) si denudano in piazza san Pietro, durante l’Angelus del Papa? Oppure se Jodie Foster fa coming-out applaudita da un pubblico in lacrime? O ancora, se un ragazzo di Roma si uccide per colpa di chi lo ha preso in giro per la sua presunta omosessualità? Salvo poi scoprire che il ragazzo non era gay; ma anche questo, poi, non lo ha detto nessuno…

Da chi è gestita l’informazione in Italia? Quali messaggi si vogliono fare passare attraverso i principali giornali del nostro Paese? Chi ci sta dietro e soprattutto che cosa si vuole che la gente si convinca a pensare?
Non è facile rispondere a queste domande. Molti sostengono che l’informazione sia in mano a potenti lobby di potere che orientano il modo di pensare della gente. Personalmente sono convinto che qualcosa di vero ci sia, ma per parlarne bisognerebbe averne le prove.
Preferisco attirare l’attenzione dei lettori su un altro punto: qual è il nostro senso critico davanti alle notizie che ci arrivano dai media? Quante volte ci fermiamo solo al titolo e diamo per buono che le cose sono andate realmente così? Quante volte invece, leggere l’articolo per intero o, meglio, documentarsi su altre fonti, ci fa scoprire un’altra verità?

Perché per andare controcorrente, per essere ribelli, anticonformisti, fighi, insomma quello che vi pare, non basta protestare e parlare di “ciò che tutti dicono o fanno”. Bisogna farlo partendo dai fatti veri, reali. È necessario pensare, ragionare, riflettere senza condizionamenti di nessun tipo e senza il timore di giungere alla verità, anche se questa può essere scomoda.
L’alternativa è accontentarsi dei luoghi comuni. Una triste alternativa.

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.

  • Re Settimo

    ..hai ragione, ma per ogni notizia è così: vita, matrimonio, famiglia, certamente…ma anche politica, economia, guerre, Israele (per dirne uno…)… Quante volte ci fermiamo solo al titolo? Molte…ed è triste accontentarsi dei luoghi comuni, è vero.

    • Saveriosgroi

      Condivido tutto quello che scrivi. Per questo io ormai prima di prendere per vera una notizia consulto più fonti 🙂
      E poi metto in moto la “mia” ragione