Perchè soffriamo in silenzio?

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– Luca, parliamone! Non ti sembra una decisione troppo affrettata?
– Marco, perché lo fai? Sono sicuro che insieme troveremo la soluzione migliore!

Stoltezza.
Solo stoltezza pensare che queste parole avrebbero fatto ricredere i miei due compagni di classe, che pochi mesi fa hanno cambiato scuola.
Causa: non voler mettersi in gioco, non voler impegnarsi, non voler affrontare la vita per quello che è, con le sue gratificazioni e le sue difficoltà.
Le mie sarebbero state parole vane, quelle parole che non sono neppure riuscito a pronunciare, perché non c’è stata l’opportunità: i miei compagni se ne sono andati e io non ho neppure avuto il tempo di salutarli.
Causa: la fretta, la fretta di voltare pagina senza neanche averla cominciata, la fretta di chi non sa aspettare, di chi non sa giudicare, di chi non sa assumersi le proprie responsabilità, di chi non vuole fare fatica.

Perché dovremmo affrontare le difficoltà? I modelli che ci vengono proposti ci insegnano il contrario e i nostri genitori sono sempre pronti a giustificarci e a renderci la vita meno impegnativa…

Sembra proprio che i ragazzi di oggi non vogliano più soffrire.
Perchè? Perché i ragazzi sono diventati così apparentemente pigri, svogliati, incapaci di apprezzare le belle gratificazioni che ricompensano i periodi di intensa fatica? Non potrebbe trattarsi di una maschera che nasconde in realtà una profonda fragilità e incapacità di affrontare gli ostacoli?
Un voto insufficiente a scuola, un litigio in famiglia, un’incomprensione con un insegnante: a volte è sufficiente uno solo di questi motivi per portare un adolescente ad abbandonare i suoi progetti, a cambiare strada o, ancor peggio, a disprezzare la vita.

Non è vero: noi ragazzi soffriamo e anche tanto. Il problema è che lo facciamo in silenzio, senza chiedere l’aiuto di nessuno. Gli ostacoli ci spaventano, le delusioni ancora di più. Per questo a volte cerchiamo di evitarle scegliendo una strada diversa: una scelta di questo tipo, però, rappresenta una sconfitta personale con cui ogni giorno dovremo fare i conti. Tuttavia preferiamo soffrire in silenzio e passare per sfaticati, piuttosto che palesare il nostro dolore ed essere considerati dei falliti.
Con gli amici dobbiamo sempre avere la battuta pronta, essere sfrontati in ogni situazione; i genitori pretendono da noi i migliori risultati a scuola e non sono consentiti periodi di stanchezza o crisi. Dobbiamo sempre comportarci bene e pretendere il meglio per noi.
E quando non riusciamo a essere all’altezza di tutte queste richieste? Quando è più grande la paura di deludere prima di tutti noi stessi e poi gli altri?
Quando accade tutto ciò, è inevitabile lasciare la presa e arrendersi.

Io non voglio ritrovarmi a fare i conti con una vita che non mi rispecchia a causa delle scelte sbagliate fatte quando ero giovane. Voglio essere un giorno vicino alla mia famiglia, vicino a mia moglie e ai miei figli: questo è il mio desiderio! Un desiderio tanto grande quanto fragile, che devo difendere dalle distrazioni della vita, dalla pigrizia e dal materialismo, coltivandolo con passione.

I genitori sono i primi che devono aiutare i  figli a crescere, che devono far capire loro che il bene che li lega è immenso e indescrivibile, ma purtroppo spesso scontato. I ragazzi hanno solo bisogno di essere guidati, di trovare punti di riferimento diversi da quelli effimeri e inconsistenti proposti dalla televisione; hanno bisogno di essere capiti quando soffrono, quando credono di non poter essere all’altezza della situazione: è compito dei genitori incoraggiarli e insegnare loro che tutto va guadagnato con impegno e fatica e che le delusioni, che fanno parte della vita, non vanno evitate, ma vinte e superate.

E noi, ragazzi, affrontiamo le nostre paure e sofferenze insieme e non nell’incavo più profondo di noi stessi: solo così riusciremo a superarle più facilmente!

Articolo scritto da Tommaso Faedi

Cogitoetvolo
  • Federicaa

    A volte il fatto di abbandonare una strada non è per debolezza. Semplicemente era la strada sbagliata. Quanti ragazzi al giorno d’oggi scelgono davvero consapevolmente?
    Lo vedo di continuo, ragazzi che magari si impegnano però non ce la fanno. Perchè hanno scelto basandosi sulle amicizie o sul fatto che la scuola si trovava vicino casa. Qualche volta abbandonare non è segno di debolezza o del non voler combattere o soffrire. E’ semplicemente riconoscere una battaglia persa in partenza, perchè non è la nostra guerra 🙂

    • Roberta

      …hai ragione, solo che alle volte lo sguardo degli altri ci fa sentire “indietro” per aver preso una strada sbagliata… o forse siamo noi a sentirci tali.