Philomena

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Un film di Stephen Frears. Con Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark, Anna Maxwell Martin, Ruth McCabe. Genere: drammatico. Durata: 98 minuti. Gran Bretagna, USA, Francia, 2013. Data di uscita DVD/Blu-ray: 15 aprile 2014. 

Tratto dal libro “The Lost Child of Philomena Lee”, il film racconta la storia di Philomena, una ragazza irlandese che negli anni Cinquanta è abbandonata dalla famiglia a causa di una gravidanza inattesa. Il convento di Roscrea è il posto che accoglie la giovane donna e il figlio Anthony, ma il destino del bambino è quello di essere separato dalla madre e adottato da una famiglia benestante americana. Dopo cinquant’anni, Philomena, grazie all’aiuto del giornalista Martin Sixsmith, decide di mettersi alla ricerca di quel bambino del quale le è rimasta solo una foto e pochi indimenticabili ricordi, motivo di speranza e insieme di dolore…

Se non fosse stato per l’intelligenza con cui una vicenda così forte è messa in scena, Philomena avrebbe rischiato di raccontare l’ennesimo toccante dramma a sfondo materno. Sul grande schermo, infatti, sono già apparse vicende simili: si pensi, per esempio, a Magdalene di Peter Mullan del 2002. Tuttavia, il regista Stephen Frears in questo caso esibisce una cura attenta e un’innegabile abilità nel maneggiare tale materiale, altamente instabile perché estremamente coinvolgente dal punto di vista emotivo e di sicuro richiamo per via delle attuali e delicate tematiche in gioco. Indispensabile è stato l’aiuto di due formidabili interpreti come Judi Dench e Steve Coogan. La protagonista, con i suoi sguardi e sorrisi, restituisce la profondità di un personaggio che richiedeva di essere interpretato alla perfezione, convogliando un misto dolce e amaro di simpatia e tenerezza. Altrettanto bravo è Coogan (in duplice veste di attore e sceneggiatore) nel saper affrontare i lati più drammatici della vicenda con serietà, senza esagerazioni o eccessivi moralismi e, allo stesso tempo, nel saper impreziosire il film con battute centrate e argute, in puro stile british e in modo furbo, divertente e provocatorio quanto basta. Il risultato è un film che sa commuovere, far pensare e anche divertire.

In particolare, Frears costruisce il suo film sul confronto tra due personaggi che partono da punti di vista estremamente distanti. Martin, giornalista e studioso della storia russa, non crede in Dio ed ha scarsa fiducia anche negli esseri umani dei quali ha sperimentato sulla propria pelle la feroce doppiezza. Philomena, invece, non è una donna molto colta ed è stata segregata per anni in un convento, dove le suore, guidate da un inflessibile puritanesimo anziché da slanci di cattolicesimo autentico, rendevano il travaglio delle ragazze madri un inferno e confondevano regolarmente il peccato con il peccatore. Tutto quello che è rimasto a Philomena di suo figlio è solo una fotografia scattata di nascosto e frutto di un gesto buono che Frears affida proprio ad una giovane suora, evidenziando come, tra molte religiose esclusivamente preoccupate di condannare l’errore, alcune fossero sinceramente animate da sentimenti di misericordia. Il regista ci tiene a sottolineare che, nonostante le ingiustizie subite, Philomena non ha perso la vera fede, quella degli ultimi: non si adira, non si dispera, non porta rancore e, pur consapevole della sua talvolta eccessiva semplicità, non avverte mai disagio, bensì coltiva la virtù poiché è riuscita, perfino nella sofferenza più profonda dovuta al fatto di non poter più rivedere Anthony, a non confondere Dio con la durezza del cuore di coloro che la separarono dal figlio ancora piccolo. Philomena e Martin si confrontano continuamente – anche perché il giornalista non le risparmia mai il proprio scetticismo –, ma non si tratta di stabilire chi abbia ragione o abbia torto. Si tratta piuttosto di un incontro che è sempre possibile quando si è capaci di abbattere le barriere che troppo spesso il pregiudizio erige tra le persone.

L’ultima fatica di Frears ha conseguito diversi premi (BAFTA, Satellite Awards, Mostra di Venezia), ma purtroppo non ha avuto altrettanta fortuna agli Academy Awards. Peccato, perché il film racconta la vicenda in maniera molto equilibrata e, sebbene all’inizio sembri incurante delle paludi rischiose in cui avrebbe rischiato di cadere, riesce poi impeccabilmente a tenersene lontano, sottolineando continuamente la necessità di rendere nota la verità senza per questo cercare vendetta.  Il pensiero laico che manifesta il proprio dissenso e condanna la menzogna e l’ipocrisia – ma allo stesso tempo mantiene il controllo senza diventare ciecamente ideologico come in un pamphlet infiammato e militante – si incontra con la carità cristiana, incarnata dalla dignità composta e commovente di Philomena, nel celebrare la potenza disarmante della riconciliazione e del perdono, capaci di vincere l’odio e lo smarrimento del cuore.

Tra l’altro, il viaggio verso la verità dal convento di Roscrea è arrivato il 5 febbraio 2014 fino a San Pietro, dove Papa Francesco ha accettato di incontrare la vera Philomena, la quale, mediante il Philomena Project, si sta dedicando ad aiutare molte donne rimaste coinvolte, come lei, nel fenomeno delle adozioni forzate.

Studente di ingegneria, appassionato di cinema e musica.