I gadget della legalità. Meglio un Borsellino sorridente che una scritta “mafia”

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Recentemente sono andata a fare una gita a Erice, perla di bellezza nella provincia di Trapani. Ho mangiato le famose “genovesi”, ho visitato chiese antichissime e il meraviglioso Balio con l’imponente castello dal quale si può contemplare il panorama mozzafiato di mezza Sicilia.

C’è qualcosa però che ha disturbato profondamente la mia visita in quel luogo, ed è stato vedere numerosi negozi e negozietti di oggetti tipici vendere souvenir offensivi e irrispettosi con disegni che rappresentano “u mafiosu” sorridente con coppola e lupara in tutte le salse. Sulle magliette, sulle tazze, persino sui grembiuli da cucina con accanto la ricetta della pasta con le sarde. Vogliamo davvero continuare ad esportare questo della nostra terra insieme ai tamburelli e ai carretti siciliani?

Non nascondo che in quel preciso momento avrei desiderato avere dei superpoteri per poter distruggere tutti quei gadget e fare apparire come per incanto magliette e tazze rappresentanti i visi dei giudici Falcone e Borsellino, di tutti gli uomini della scorta, di don Puglisi e Libero Grassi, di Cassarà e Chinnici, e di migliaia di altre vittime di un’organizzazione criminale che non è neanche lontanamente la divertente caricatura che si vuol vendere come souvenir ai turisti. Li chiamerei “i gadget della legalità”, le cose che siamo orgogliosi di esportare nel mondo!

Probabilmente molti anni fa, quando ero ancora una teenager, non ci avrei neanche fatto caso, ma oggi per fortuna le cose sono cambiate. C’è una coscienza nuova, che deve essere continuamente alimentata e mantenuta in vita.

E allora mettiamola così: io superpoteri non ne ho per far scomparire quelle cose, però posso scegliere di non comprarle, posso dire in giro di non comprarle spiegandone i motivi e poi, se davvero ci tengo, posso anche andare in tipografia per farmi stampare una nuova maglietta con i visi sorridenti di persone che voglio ricordare perché sono stati esempi e hanno vissuto con coerenza e abnegazione, sacrificando la loro vita per grandi ideali. Questo sì, lo posso fare.

Una maglietta stampata con i loro volti migliorerà il mondo? Probabilmente no, ma se dietro quest’azione c’è la consapevolezza e il desiderio di portare avanti la cultura dell’anti-mafia allora anche questo piccolo gesto sarà utile. Anche perché è con le piccole battaglie che si vince la guerra. C’è gente che si ammazza la vita in questo nostro paese per diffondere questi valori, la legalità, l’onestà, il rispetto delle istituzioni, e si impegna ogni giorno per fare memoria. Concetto fondamentale da non dimenticare mai.

Fare memoria infatti non spetta solo ai parenti delle vittime, spetta a tutti noi. E non vuol dire semplicemente ricordare, vuol dire far sì che anche gli altri ricordino e a loro volta facciano ricordare, quindi anche in queste cose apparentemente stupide o di poco conto come non comprare una tazza o un videogame intitolato “Mafia”, le loro idee “devono continuare a camminare sulle nostre gambe” e noi dobbiamo fare la nostra parte laddove possiamo.

Rifiutate dunque la superficialità e l’ignoranza di chi ancora pensa che si possa campare con queste immagini offensive e mortificanti per chiunque, e fate la scelta giusta anche quando comprate un gadget o indossate una semplice maglietta. Intanto io… me ne vado in tipografia.

 Articolo scritto da Giorgia Cavera

Cogitoetvolo