I gadget della legalità. Meglio un Borsellino sorridente che una scritta “mafia”

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Recentemente sono andata a fare una gita a Erice, perla di bellezza nella provincia di Trapani. Ho mangiato le famose “genovesi”, ho visitato chiese antichissime e il meraviglioso Balio con l’imponente castello dal quale si può contemplare il panorama mozzafiato di mezza Sicilia.

C’è qualcosa però che ha disturbato profondamente la mia visita in quel luogo, ed è stato vedere numerosi negozi e negozietti di oggetti tipici vendere souvenir offensivi e irrispettosi con disegni che rappresentano “u mafiosu” sorridente con coppola e lupara in tutte le salse. Sulle magliette, sulle tazze, persino sui grembiuli da cucina con accanto la ricetta della pasta con le sarde. Vogliamo davvero continuare ad esportare questo della nostra terra insieme ai tamburelli e ai carretti siciliani?

Non nascondo che in quel preciso momento avrei desiderato avere dei superpoteri per poter distruggere tutti quei gadget e fare apparire come per incanto magliette e tazze rappresentanti i visi dei giudici Falcone e Borsellino, di tutti gli uomini della scorta, di don Puglisi e Libero Grassi, di Cassarà e Chinnici, e di migliaia di altre vittime di un’organizzazione criminale che non è neanche lontanamente la divertente caricatura che si vuol vendere come souvenir ai turisti. Li chiamerei “i gadget della legalità”, le cose che siamo orgogliosi di esportare nel mondo!

Probabilmente molti anni fa, quando ero ancora una teenager, non ci avrei neanche fatto caso, ma oggi per fortuna le cose sono cambiate. C’è una coscienza nuova, che deve essere continuamente alimentata e mantenuta in vita.

E allora mettiamola così: io superpoteri non ne ho per far scomparire quelle cose, però posso scegliere di non comprarle, posso dire in giro di non comprarle spiegandone i motivi e poi, se davvero ci tengo, posso anche andare in tipografia per farmi stampare una nuova maglietta con i visi sorridenti di persone che voglio ricordare perché sono stati esempi e hanno vissuto con coerenza e abnegazione, sacrificando la loro vita per grandi ideali. Questo sì, lo posso fare.

Una maglietta stampata con i loro volti migliorerà il mondo? Probabilmente no, ma se dietro quest’azione c’è la consapevolezza e il desiderio di portare avanti la cultura dell’anti-mafia allora anche questo piccolo gesto sarà utile. Anche perché è con le piccole battaglie che si vince la guerra. C’è gente che si ammazza la vita in questo nostro paese per diffondere questi valori, la legalità, l’onestà, il rispetto delle istituzioni, e si impegna ogni giorno per fare memoria. Concetto fondamentale da non dimenticare mai.

Fare memoria infatti non spetta solo ai parenti delle vittime, spetta a tutti noi. E non vuol dire semplicemente ricordare, vuol dire far sì che anche gli altri ricordino e a loro volta facciano ricordare, quindi anche in queste cose apparentemente stupide o di poco conto come non comprare una tazza o un videogame intitolato “Mafia”, le loro idee “devono continuare a camminare sulle nostre gambe” e noi dobbiamo fare la nostra parte laddove possiamo.

Rifiutate dunque la superficialità e l’ignoranza di chi ancora pensa che si possa campare con queste immagini offensive e mortificanti per chiunque, e fate la scelta giusta anche quando comprate un gadget o indossate una semplice maglietta. Intanto io… me ne vado in tipografia.

 Articolo scritto da Giorgia Cavera

Cogitoetvolo
  • Io continuo a preferire “u mafiusu”!

  • Che poi a parer mio ci vuol coraggio a comprare quei souvenirs! Alcuni sono proprio brutti e volgari e danno una pessima immagine della Sicilia nel mondo!

  • Hai proprio ragione Ruggero, sono veramente di cattivo gusto.
    Caro sig. Angelo, ognuno è libero di pensarla come vuole, personalmente non è questo il messaggio che voglio dare alle nuove generazioni.

  • Marina Persico

    L’articolo
    di Giorgia e la provocazione (credo sia stata questa l’intenzione)
    del Sig. Angelo mi hanno fatto riflettere e ricordare.

    Comincio
    col dire intanto che sinceramente non mi hanno mai dato fastidio i
    souvenir che rappresentano ”U mafiusu”, per il semplice motivo che
    mi hanno fatto sempre pensare all’atteggiamento proprio del siciliano
    di volere sdrammatizzare ciò che lo affligge, non solo, ma ho sempre
    visto queste statuette come una presa in giro del mafioso.

    E
    non credo proprio che sia un difetto quanto piuttosto un pregio.

    Non
    vivo in Sicilia da parecchi anni ormai e proprio qualche mese fa ho
    dato una mano a svolgere un compito sulla Sicilia ad una mia
    nipotina. Ovviamente le ricerche sono state per la maggior parte su
    internet e non mi sono mai imbattuta sulla statuetta “‘u
    mafiusu” ma piuttosto su carretti siciliani, tamburelli, scaccia
    pensieri, pupi e via dicendo. Quindi per quanto mi riguarda non credo
    che questi souvenir per me simpatici stanno stravolgendo l’immagine
    della mia amata terra. No, mi dispiace non credo proprio, e se devo
    essere sincera mi sembra una esagerazione!

    Ma
    al di là della statuetta credo che il problema sia un altro.
    All’inizio ho detto che l’articolo e la provocazione mi hanno
    fatto riflettere e ricordare. Ricordare cosa? Chi?

    Bene,
    mi hanno fatto ricordare un film visto 18 anni fa: “ Il giudice
    ragazzino”.

    Ho
    un ricordo molto vago di questo film dato che purtroppo non è un
    film che va in onda quanto quello di Falcone e Borsellino.

    Non
    ricordando quasi nulla del film né del protagonista. Oggi mi sono
    data da fare e su internet c’è ben poco e quasi nulla in
    confronto alla capacità di ricerca di questo strumento.

    Cercando
    e ricercando mi sono imbattuta su questi link:
    http://www.instoria.it/home/rosario_livatino.htm;
    http://www.avvocatisenzafrontiere.it/?p=1950

    Già
    il giudice ragazzino, chiamato così in modo beffardo dall’allora
    Presidente della Repubblica, era Rosario Livatino.

    Un
    ragazzo molto giovane e brillante. Anche lui vittima della mafia,
    quando? 1990 solo tre anni prima della strage di Capaci e di via
    D’Amelio. Solo tre anni? Già non stiamo parlando di anni così
    lontani, ma allora perché si ricordano solo e sempre Falcone e
    Borsellino? Perché se si parla di mafia ci si ricorda soltanto ed
    esclusivamente di loro? Cosa ha fatto o non ha fatto Livatino in
    confronto a loro per non essere mai citato dalla stampa?

    “Livatino
    è stato un uomo che alle pubbliche dichiarazioni preferiva il
    quotidiano impegno al tavolo di lavoro. Un lavoro scrupoloso,
    ostinato e senza risparmiarsi. Sul suo tavolo di lavoro egli teneva
    un Crocifisso e un Vangelo. Era un operatore di giustizia. Il
    Cristianesimo era il suo programma di vita. “STD” c’era
    scritto in molte parti della sua agenda, Sub Tutela Dei, cioè sotto
    la tutela di Dio.”

    Così
    continuo a leggere più a fondo e mi accorgo che aveva scoperto il
    legame tra mafia e massoneria!!!!! Caspita la cosa è grave, anzi
    gravissima…eppure non se ne parla….eppure il capo della
    Repubblica di quegli anni beffardamente lo chiama il “ giudice
    ragazzino”…perchè?

    “Possiamo
    continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che
    ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a
    diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a
    nessuno? …

    Non
    è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il
    concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini
    complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è
    un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei
    nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in
    Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la
    porta”. Parola di Cossiga.

    Mi
    è venuta in mente una citazione di Madre Teresa di Calcutta durante
    la premiazione Nobel:

    “Sento
    che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto,
    perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto
    omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può
    uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a
    me di uccidere te, e a te di uccidere me”.

    E
    allora mi chiedo: quanti di quelli che sbandierano la legalità e
    partecipano a marce contro la mafia, partecipano anche alle marce per
    la famiglia e per quei 140.000 bambini che ogni giorno, nella sola
    Italia, vengono “legalmente” uccisi? Madre Teresa ha ragione, se
    non ci impegniamo veramente per questo tutto il resto è una lotta
    vana…

    A
    questo punto ma chi se ne frega della statuetta buffa e comica?
    Quando il problema è a monte! Facciamoci quattro risate così come
    ce ne siamo fatte tante davanti al film di Benigni “Jonny
    Stecchino”… insegniamo alle nuove generazioni i valori autentici,
    quei “principi non negoziabili” a cui fa spesso riferimento il
    Papa contro il relativismo dilagante.

    Scusate
    ma questa è la mia opinione non voglio distruggere l’articolo di
    Giorgia Cavera, piuttosto voglio ringraziarla per avermi dato
    l’opportunità di ricordare e riflettere!

  • Saveriosgroi

    E quindi secondo te, Marina, dato che non non si ricorda quanto si dovrebbe il giudice Livatino, non dovremmo neanche ricordare Borsellino?
    E tutto quello che si fa in queste occasioni è inutile perché non tutti quelli che partecipano alle marce contro la mafia protestano anche contro l’aborto o a favore della famiglia?
    Ammesso che sia effettivamente cosí…

    • Marina Persico

      no Saverio, la mia ovviamente è una domanda provocatoria. Volevo solo sottolineare il fatto che viviamo in una società che in nome della stessa legalità che proibisce la vendita di statuette buffe (mi riferisco ad un articolo scritto dal sindaco di Erice uscito oggi su repubblica) consente ad una madre di uccidere il proprio figlio. Anche il ricordo del giudice Livatino voleva essere una provocazione a riflettere sul fatto che spesso siamo portati ad ereggere paladini della legge solo alcuni e non tutti. per il resto viva la libertà chi vuole andare alle marce contro la mafia che lo faccia io preferisco marciare per la famiglia e soprattutto contro l’aborto, che come dice Madre Teresa è alla base di tutte le stragi. Buona continuazione a tutti!

      • Contessa Adelasia

        Io preferisco marciare per entrambe le cose, l’una non esclude l’altra.
        Al mondo ci sono tantissimi problemi, tantissime cose che non vanno; alcuni sono problemi grossi e prioritari, altri più banali, piccoli e limitati a poche persone, ma non per questo da ignorare.
        La Mafia di certo non è un “piccolo” problema e comunque – dato che marci per la Vita – riguarda anche la Vita, quindi, marciando contro la Mafia, in un certo senso marceresti anche in favore della Vita, no?
        Certo, esistono le “ipocrisie” cui alludi tu, ossia chi si erge a paladino della libertà e della giustizia ecc… e poi, magari senza nemmeno rendersi conto, è per la “libertà” di “morte”. Ma non significa nulla! Non penso che questo autorizzi a dire che la lotta alla Mafia, l’educazione alla legalità – anche con piccoli gesti come nel caso descritto dall’articolo – sia una questione poco rilevante!

        Dicevo, i problemi che ci affliggono sono tantissimi, piccoli e grandi; si potrebbe anche fare una “classifica” per importanza e priorità, però non so fino a che punto sia sempre utile e giusto.
        Io posso avere un piccolo problema personale e in questo momento la mia testa è lì; tu non mi puoi dire “Sei egoista, pensi a risolvere il tuo piccolo problema in confronto alla questione palestinese”. E’ un esempio assurdo, lo so, ma penso che renda l’dea.
        Oppure: che senso ha starsene qui e fare il proprio lavoro dietro una scrivania quando invece c’è gente che ogni giorno rischia la sua vita per salvare quella degli altri? Che senso ha fare volontariato in una ludoteca per bambini, sani, ben nutriti, quando invece ci sarebbe bisogno di partire per l’Africa dove muoiono di fame? Che senso ha spendere soldi per un’opera X utile qua, quando invece si potrebbe sfamare l’Africa?

        C’è il senso, non si possono fare paragoni, non si può sempre dire “questo è più importante di quello e tu che fai quello stai facendo una cosa inutile” , perché non è così, non tutti possiamo e sappiamo fare le stesse cose. Inoltre non possiamo pensare di riuscire a risolvere tutti i problemi di questo mondo e non possiamo occuparci di tutto e pensare a tutto, senza per questo essere meno “utili”. Ognuno, secondo la propria sensibilità, capacità, contesto in cui si trova, occasioni, fa quel che può e deve.

        L’aborto è alla base di tutte le stragi, ma non si può pretendere che tutti pensino a risolvere questa strage; c’è chi lotta attivamente per la Vita in un modo e chi in un altro, non si può sminuire il lavoro degli altri perché “ci sarebbe altro di più importante a cui pensare”.

        Sembrerà una fesseria, ma bisognerebbe fare “la scelta giusta anche quando comprate un gadget o indossate una semplice maglietta”; il cambiamento inizia dalle piccole cose. Condivido.

      • Saveriosgroi

        Anche le mie erano domande provocatorie, perchè avevo intuito il senso del tuo ragionamento.
        Condivido con te nella sostanza quello che scrivi, sui valori.
        Non condivido il modo, perchè anche se tu non pensi questo, da quello che scrivi traspare l’idea che se uno non si batte per i valori principali – e la vita è uno di questi – è ipocrita se si batte per altri apparentemente meno importanti.
        Viviamo in un mondo complesso, in cui penso che senza perdere di vista i veri valori, vada valorizzato il buono che c’è in tante persone e azioni, anche se le stesse su altri fronti forse sono meno esemplari.
        E sottolineo forse, perchè nè tu nè io possiamo dire quanti di coloro che hanno manifestato contro la mafia non manifestino anche contro l’aborto.

        • Sì, ma che perfino Leoluca Orlando vada alla manifestazione di Falcone mi sembra un distillato di puro opportunismo politico (oltre che di una buona dose di faccia… di bronzo)

  • Cara Marina,
    ti ringrazio perchè con le tue “provocazioni” mi permetti di approfondire ulteriormente vari argomenti. In questo articolo io sono andata oltre, tu invece sei rimasta ferma al punto di partenza. La domanda era: ‘Vogliamo davvero continuare ad esportare questo della nostra terra insieme ai tamburelli e ai carretti siciliani?’ In buona sostanza la tua risposta è sì. La mia è no, voglio esportare altro, perchè tu forse non hai molta esperienza di viaggi all’estero ma io, al contrario, tutte le volte che viaggio e mi trovo a dover rispondere all’ennesima domanda sulla mafia e sulla situazione siciliana mi sento mortificata e avvilita.
    Ma facciamo il punto: la cosa ti sembra esagerata perchè tutto sommato i gadget sono una rappresentazione simpatica, caricaturale e di “sfottimento” del mafioso. Ed io lo sapevo che prima o poi qualcuno ci cascava! E’ proprio per questo che ho scritto quest’articolo, per scardinare questa mentalità del ‘vabbè dai ridiamoci su, c’è di peggio!’
    Non si sa perchè ma qualsiasi discorso si faccia in Italia deve sempre finire a tarallucci e vino!!!!!
    Quindi tu spenderesti 10,00-15,00 euro per una maglietta di questo genere perchè la trovi divertente. E presumo non avresti neanche problemi ad indossarla per andare a Messa, o per incontrare la vedova del giudice Livatino o di Libero Grassi, giusto? Se dici che è un’esagerazione e che è una cosa simpatica non dovresti avere problemi a farlo. Però vedi… forse non hai colto le mie parole perchè io ho scritto la seguente cosa: “….. non è neanche lontanamente la divertente caricatura che si vuol vendere come souvenir ai turisti.”
    C’è un motivo se ho scritto questo. Cioè a dire: il fenomeno mafioso è una realtà fatta di sangue, di morte, di corpi dilaniati, di famiglie straziate dal dolore, di terrore, di bambini e ragazzi rimasti orfani, di gente sciolta nell’acido, di abusi e soprusi (e un siciliano perbene dovrebbe saperlo più di chiunque altro!!!) e farne “simpatica caricatura” vuol dire ridicolizzare, minimizzare, alleggerire, e pian pianino fare accettare inconsciamente e rendere lecito ciò che lecito non è, proprio per i motivi che dicevi tu… per quelle immagini simpatiche e “apparentemente” non offensive. Dunque ugualmente troveresti simpatiche e non offensive le magliette con le caricature dei nazisti o dei campi di concentramento se fatte per sdrammatizzare, no? Del resto Benigni ha fatto un film anche su di loro. Giusto?
    Sbagliato. E’ proprio per questo che ho scritto l’articolo, per sensibilizzare i giovani e giovanissimi (ai quali si rivolge il sito) e portarli a riflettere su quanto può essere superficiale e dannoso un tale pensiero e su come si possa fare una scelta di stile, anche in piccole cose apparentemente insignificanti. Ma forse ti è sfuggito.
    Andiamo poi all’altro discorso, anche se un po’ fuori topic. Non è certamente una novità che il mafioso sia un grande sostenitore della famiglia e probabilmente anche un anti-abortista. Mi pare di capire che ti sta bene vivere in un paese in cui regna l’illegalità, la corruzione e il clientelismo e ti sta bene che una persona sotto casa tua chieda il pizzo, venda droga, evada il fisco, ricatti i deboli, trovi il lavoro agli altri in modo illecito, e magari faccia anche fuori qualche giudice, imprenditore o prete che si è messo sulla sua strada (senza chiaramente esagerare poi a ergerli a paladini o a parlarne troppo!!!) purchè, ripeto, purchè sostenga la famiglia e sia decisamente contraria all’aborto, che è la madre di tutte le stragi.
    Io aborro l’aborto così come non condivido questo modo di pensare, perchè è una visione miope delle cose e a me la miopia non è mai piaciuta. Il mondo in cui viviamo è fatto da milioni di problematiche e di situazioni atroci. Una cosa è avere una scala di valori, un’altra è mettersi i paraocchi e girare la testa dall’altro lato sui problemi che ci circondano perchè… a detta tua… niente è grave quanto l’aborto. Limitante.
    Dunque tu, anche avendone la possibilità, non darai mai un contributo alla legalità e alla lotta alla mafia perchè per te non prioritarie rispetto alla tragedia dell’aborto. Anzi tu compreresti addirittura la maglietta e hai scritto che ci rideresti sopra. No? E quindi insegnare alle nuove generazioni certi concetti e fare memoria per te non è importante? E scoprire chi sono i mandanti delle stragi e se c’è o no lo Stato di mezzo neanche a parlarne, eh? Tutti coloro che lottano contro la mafia o chiedono verità e giustizia e non vogliono dimenticare i morti (mi ci metto pure io) insieme ai parenti delle vittime siamo tutti dei poveretti che perdono tempo con cose di minor conto e non hanno fondamentalmente le priorità chiare su quali siano i veri problemi della società in cui viviamo, giusto?
    Sbagliato. Innanzitutto perchè una cosa non esclude l’altra. Secondo perchè tutti sanno quanto è importante ricordare e darsi da fare. Proprio a questo proposito Don Ciotti ieri ha detto: “Ciascuno partecipi al cambiamento, la malattia mortale di oggi è l’indifferenza”. Condivido in pieno le sue parole perchè bisogna stare molto attenti: l’indifferenza, come diceva il giudice Borsellino, porta presto o tardi alla complicità.
    Quindi sosteniamo la famiglia e andiamo pure alla marcia contro l’aborto, ma se posso darti un consiglio è il seguente: non ti irrigidire nelle tue convinzioni perchè in questo modo ti stai solo precludendo la possibilità di scoprire e/o riscoprire altre realtà e di fare esperienze nuove che fanno crescere e maturare e che potrebbero renderti una persona più completa. E se fossi venuta con me a commemorare ieri e a sentire i racconti dei parenti delle vittime e il loro dolore, forse saresti rimasta stupita di quanto può essere bella e toccante un’esperienza di questo genere e magari oggi saresti più sensibile e più aperta a questo argomento.

  • AnimaePartus

    Mi permetto di dire la mia. Per mancanza di tempo, mi limito ad alcune semplici osservazioni:

    1. I souvenir di cui trattasi sono veramente offensivi. Da siciliano che abita in Sicilia provo disgusto per la loro volgarità intrinseca e anche per la volgarità di chi li vende. Credo che dopo il bagno di sangue degli anni ’80-’90 (bagno di sangue che continua, sia pure relativamente più “silenzioso”) ci sia davvero poco da scherzare. Non possiamo più pensare di ridacchiare davanti alla rappresentazione grottesca del “siciliano”. E’ in gioco la nostra serietà: cosa trasmettiamo noi siciliani in termini di cultura, idee, valori?

    2. Gradirei, se possibile, che il sign. Persico precisasse la sua posizione: si trattava di una provocazione? Se sì, non riesco a coglierne il senso. Mio personale limite, molto probabilmente.

    3. Si è parlato del giudice Livatino come di un eroe dimenticato, trascurato. Non credo che ciò corrisponda a verità. Personalmente conosco già da molti anni la sua figura e non sono il solo. Sono d’accordo, comunque, sulla necessità che si studi la sua figura, che la si approfondisca.

    4. Ancora una volta si è persa un’occasione importante: riuscire a parlare di qualcosa senza tirar fuori dal cilindro il tema dell’aborto. Per carità, non fa male parlare di valori in generale, ma si rischia di miscelare problemi profondamente diversi tra loro, per la loro storia e il loro contenuto. Proprio per questa profonda diversità degli argomenti in esame, non mi sento di additare come ipocrita chi, per varie ragioni, non marci contro l’aborto e marci invece contro la mafia.

    • Eh
      no! Caro Animae Partus. Sta proprio qui il punto. Il tema dell’aborto
      non esce dal cilindro. Il tema dell’aborto e, in generale, dei
      “principi non negoziabili” (come li ha definiti l’allora
      Card. Joseph Ratzinger) sta alla radice dello sfacelo della nostra
      società al quale assistiamo giorno per giorno. Qui non si tratta di
      “valori in generale”, come li chiami tu, ma di “valori
      assoluti” (i principi non negoziabili) quelli in base ai quali
      si valutano tutti gli altri valori (la giustizia sociale,
      l’eliminazione della povertà, la solidarietà, l’accoglienza degli
      stranieri, la pace, ecc…)
      Purtroppo tutto l’apparato
      mass-mediatico ci costringe (volutamente e perfidamente) ad occuparci
      dei problemi a valle, a marciare contro la mafia e l’illegalità in
      genere, distogliendo il nostro sguardo e la nostra attenzione dalle
      cause che sono a monte, all’origine di tutti questi mali: la
      negazione di quei beni negando i quali si negano anche tutti gli
      altri beni. Ecco perchè è ipocrita marciare (non chi marcia) contro
      la mafia se non si marcia contro l’aborto.
      Diceva Falcone: “La
      mafia, come tutti i fatti umani, ha un inizio e avrà anche una
      fine”. La mafia , quindi, finirà. Ma, se non lottiamo per
      l’affermazione di quei “principi non negoziabili”, non
      avremo risolto i problemi, saremo condannati a marciare a vita contro
      qualcosa…
      Card. A. Bagnasco: «Ogni altro valore necessario al
      bene della persona e della società […] germoglia e prende linfa
      dai primi», dai valori non negoziabili […] «Ecco perché nel
      ‘corpus’ del bene comune non vi è un groviglio di equivalenze
      valoriali da scegliere a piacimento, ma esiste un ordine e una
      gerarchia costitutiva».

      Il
      mio vuole essere solo un invito a reagire contro chi vuole tenerci
      con la testa in giù, contro chi, manipolando la nostra sensibilità
      ed emotività e offendendo la nostra intelligenza, ci istiga a
      gridare allo scandalo davanti alla statuetta del “mafiusu” e ci
      vuole silenziosi e indifferenti davanti a un fenomeno aberrante come
      l’aborto. Ovviamente non parlo di Giorgia Cavera che fa bene il suo
      mestiere e so bene come la pensa, ma di chi vuole… rivestire Padre
      Puglisi con la tonaca del “prete antimafia” per nascondere la
      tonaca del prete vero.

      Sono
      stato alunno di Padre Puglisi negli anni 60 (dal ’60 al ’64 per
      l’esattezza) e posso testimoniare, come tutti i miei compagni di
      allora, che Padre Puglisi era anzitutto un Prete al 100% e poi un
      ottimo insegnante e fine educatore: il suo sorriso e il suo
      atteggiamento paterno erano caratteristiche che lo distinguevano. Con
      grande pazienza ci ha “spezzettato il pane della sapienza”
      insegnandoci quella Legge Divina che è la fonte e la radice di ogni
      legalità, che solo da quella (Legge) assume valore.

      No. Padre
      Puglisi non era antimafia perchè era un pazzo o perchè aveva deciso
      di dedicare la sua vita (per pura filantropia) al servizio della
      “legalità”. Quello del “prete antimafia” è un vestito che
      gli hanno messo addosso per nascondere quello che lui era veramente:
      un prete al 100%. E il suo essere antimafia affonda le sue radici
      appunto in quell'”essere prete”. Padre Puglisi al mattino
      si alzava per andare a celebrare la S. Messa, per fare catechesi, per
      portare una parola di incoraggiamento a una mamma che aveva deciso di
      portare avanti una gravidanza nonostante le difficoltà economiche,
      per portare conforto a un padre di famiglia che aveva perso il
      lavoro, ecc… non per andare a combattere la mafia. Le omelie di
      Padre Puglisi, non erano contro la mafia. Erano a favore della vita,
      della famiglia, dell’educazione dei figli… e questo è “essere
      anti mafia”.

      Onore
      a Falcone, Borsellino, Chinnici, e a tutti coloro che sono caduti nel
      compimento (più o meno) eroico del loro dovere… ma basta! Andare
      in giro con una maglietta con su l’immagine di Falcone e Borsellino
      non mi assolve dal peccato di complice indifferenza davanti ai veri
      mali che sono all’origine degli orrori della nostra società. Non è
      con i gadgets che si trasmettono i valori ma con la vita vissuta: non
      possiamo sentirci a posto perchè indossiamo una maglietta di Padre
      Puglisi e facciamo scomparire le statuette dei “mafiusi”. Questo
      è un modo per mettere a tacere le coscienze, per distogliere
      l’attenzione dai veri problemi.

      Del
      resto credo si convenga che queste statuine non hanno mai prodotto o
      stimolato in nessuno, spirito di emulazione, al contrario di altri
      gadgets di ben altra natura. Ma questa è tutta un’altra storia.

      • Contessa Adelasia

        Ma si può criticare sempre?Anche le cose buone? Possono essere tutte cose vere e giuste le cose che ha detto sui valori non negoziabili, ma questa polemica perché? In un sito, tra l’altro, in cui mi sembra che si dia abbastanza spazio a questi valori…
        Ammettere che la mafia e l’illegalità rimangono comunque un problema da affrontare, no? Perché questi paragoni?
        A maggior ragione non capisco la polemica se dice di non parlare “di Giorgia Cavera che fa bene il suo
        mestiere e so bene come la pensa, ma di chi vuole… rivestire Padre
        Puglisi con la tonaca del “prete antimafia” per nascondere la
        tonaca del prete vero.”, dato che l’articolo l’ha scritto proprio lei (della quale conosce bene il pensiero) e nessuno ha nascosto la tonaca di padre Puglisi…

  • Vorrei chiarire alcuni concetti in merito al penultimo commento.
    1) il fatto che il sig. Persico mi conosca (quasi a volermi “assolvere”) non è rilevante, perchè l’articolo ha un suo valore intrinseco e parla da solo, avrebbe lo stesso identico valore anche se a scriverlo fosse stata un’altra persona, non conosciuta personalmente.
    2) Non voglio che le mie parole vengano travisate. Nessuno ha detto (e meno che mai io) che “basta mettersi una maglietta anti-mafia” per lavarsi la coscienza e poi compiere le più terribili nefandezze. Nel mio articolo ho esposto un problema in modo chiaro e lineare, un problema piccolo e certamente meno grave di altri, ma pur sempre un problema, l’ho sviluppato e ho proposto una soluzione. Fine della storia.
    3) Non dimentichiamo per favore che l’articolo è stato pensato appositamente per ragazzi giovani e giovanissimi che si stanno formando una coscienza e idee proprie, non sono uomini e donne navigate e certamente non avrei scritto lo stesso articolo se il target del sito fosse stato over 65 per esempio.
    La vita dei giovani non è fatta solo di alti concetti, molto spesso si riesce ad attirare la loro attenzione parlando di cose più vicine a loro come può essere la moda, un videogame, un libro da leggere o della musica da ascoltare, e indirizzarli a fare la scelta giusta a tutti i livelli, dalle cose più futili a quelle più serie (perchè la vita è proprio così, no?) mi sembra davvero essenziale!!! Altrimenti, l’intero sito di cogito et volo non avrebbe ragione di esistere e invece una ragione ce l’ha.
    Lo stesso card. Bagnasco oggi si è rivolto agli atleti alle Olimpiadi inneggiando ai valori sani dello sport. Viene da sè che è fondamentale dare importanza quindi anche ad altre cose (chiaramente meno serie della tragedia dell’aborto) come può essere appunto lo sport o la legalità.

    L’unica cosa sulla quale mi trovo d’accordo è il discorso fatto su padre Puglisi. Condivido il non etichettare, tanto che ho scritto l’identico concetto in un altro articolo di un altro sito sul fin “troppo citato” giudice Paolo Borsellino che viene etichettato solo come vittima della mafia, giudice dell’antimafia, ma dietro questo c’è tutta una persona da scoprire, un uomo che era un cattolico praticante e che sosteneva la famiglia e credeva profondamente nella sacralità della vita, i temi a lei più cari. Mi chiedo perchè si voglia mettere il bavaglio ad una delle poche persone (insieme a padre Puglisi) di cui si possa andar fieri: un uomo che oltre a essere simbolo di legalità, coerenza e integrità era portatore dei suoi stessi valori cristiani.

    Ed ora… basta!!!!!!!!