Pochi istanti che durano una vita

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L’altro giorno passeggiavo per il centro cittadino, osservando la gente camminare avanti e indietro e fermarsi di fronte alle tante vetrine ricche di capi in saldo. Incrocio lo sguardo di una mamma: è in cerca della propria bimba, così dice all’ennesimo venditore di libri che tenta inutilmente di trattenerla. Con lo sguardo seguo i suoi passi frettolosi alla ricerca della sua gioia, ecco l’ha trovata. Mi pare di percepire quel tuffo al cuore che la sorprende quando scorge il suo tesoro ancora da lontano, mi pare di accompagnarla nella breve corsa per accorciare l’attesa. Allarga le braccia e stringe a sé la sua piccola con tutto l’amore che una madre può provare per il proprio figlio. C’è tanto bene in quell’unione a due, un bene che cresce e non svanisce quando i piedi della bimba toccano di nuovo terra.

Me ne vado e quel quadretto d’amore così normale e al tempo stesso così straordinario mi rimanda all’abbraccio di Amore e Psiche scolpito nel marmo da Canova. I due innamorati sono ritratti in quel dolce abbraccio che si avvicina alla perfezione, le braccia si intersecano e si confondono formando due cerchi perfetti, le labbra si sfiorano e lo sguardo dell’uno sprofonda negli occhi dell’altra.
Certo, abbracci diversi, il primo tra una mamma e il proprio figlio, il secondo tra due innamorati, ma si tratta pur sempre di abbracci d’amore: quanta grandezza in un piccolo gesto.

Se infatti è facile descrivere un abbraccio, difficile è percepire tutto ciò che vi è racchiuso.
L’abbraccio è sincero e spontaneo. È saldo e forte. Spesso è silenzioso ma di quel silenzio che vale più di mille parole. È lungo e profondo. Ci si abbraccia quando si parte, quando si torna, anche quando si è felici e quando si è tristi. Sa di viaggi, di attesa e di lontananza. Ma vi è anche tanto affetto, amicizia e gioia insieme. È molto più che un saluto, molto più di un semplice ben tornato. Nessun abbraccio è sprecato, perché quando ce n’è bisogno lo si sa e basta: per stare vicini a un amico in un momento di sconforto, quando le parole non bastano più, tutto si fa nero e non resta che stringersi all’altro per strapparlo dalla solitudine in cui sta precipitando. Per salutare quell’amico arrivato dopo un lungo viaggio, quell’amico con cui abbiamo condiviso molto di noi, di cui abbiamo sentito tanto la mancanza, quell’amico che, tornato, abbracciamo per colmare in pochi istanti tutto ciò che è mancato in quel tempo di separazione.

Ed è bello constatare che in una società come la nostra dove, il più delle volte, sono la fretta e la frenesia a scandire la nostra giornata, l’abbraccio sembra invece fermare il tempo: nulla ha più importanza se non il fatto che siamo io e te. E quel tempo è soltanto nostro.

 

Cogitoetvolo