#PorteOuverte

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Nella terribile notte di Parigi, la resistenza silenziosa di chi ha aperto le porte delle propria casa, offrendo a chiunque un rifugio sicuro

Tutti ne parlano, tutti conosco i dettagli. La terribile notte di Parigi, l’apoteosi del male e dell’orrore. Si conoscono i nomi delle vittime, i loro volti, le loro vite stroncate. Si conoscono gli occhi degli assassini, la loro follia. Si conoscono gli attimi, le singole sparatorie, la crudeltà infinita. Si conosce nel profondo la bestialità di quanto è accaduto venerdì sera nella capitale francese. Un attacco all’Europa, anzi, un attacco all’intimità dell’animo umano. Un attacco a tutti noi, al profondo del nostro essere. È sembrata la vittoria dell’homo homini lupus, dell’avidità, della rabbia, dell’odio. Eppure dal male più nero è sbocciato il fiore della solidarietà. Parigi ha combattuto. Non con le armi, non con la violenza, non con la vendetta. Ha combattuto con la solidarietà, l’amore incondizionato. In quella terribile notte, migliaia di persone si sono ritrovate per le strade, lontane da casa, nel panico, incapaci di riconoscere la loro stessa città. Dove andare? Dove rifugiarsi? Dove sarebbe scoppiata la prossima sparatoria? Ambulanze, elicotteri, militari ovunque. Come tornare a casa? Come sfuggire al pericolo? Come mettersi in salvo? Nel pericolo più pressante, la più grande dimostrazione d’amore. I parigini hanno lanciato su Twitter l’hashtag #PorteOuverte, uno strumento per mettere a disposizione di tutti la propria casa. Hanno letteralmente aperto le porte, offrendo rifugio a chiunque vagava smarrito per le strade.

Ceux qui peuvent ouvrir leurs portes, géolocalisez vos tweets + #PorteOuverte pour indiquer les lieux sûrs” (Chi può aprire le porte, geolocalizzi i propri tweet con l’hashtag #PorteOuverte per indicare i luoghi sicuri).

Internet ha risposto immediatamente: migliaia i retweet da tutto il mondo, per avvisare i parigini, i turisti, chiunque si trovasse nel mezzo dell’inferno. Mentre fuori l’odio e la rabbia sembravano aver la meglio, una sottile rete invisibile si andava creando: punti sicuri, luoghi di accoglienza, dove trovare rifugio, dove trovare il calore dell’amore umano. Scorrendo le pagine di Twitter si possono incontrare migliaia di storie: chi offre ospitalità nell’Avenue de la République, chi al numero 18 dell’Avenue de St Ouen, chi è solo presso la Rue de St Maur e cerca aiuto, chi vicino alla Gare de Lyon. Storie come quella di Angelica, studentessa milanese in Erasmus nella capitale francese: l’attacco al X arrondissement avviene proprio nei pressi della sua casa. Come tornare? Sarà una ragazza francese, Agnès, ad aprirle le porte e ad offrirle un letto e un po’ di conforto. È la silenziosa resistenza francese, di fronte al chiasso delle esplosioni. I più coraggiosi tornano in strada con delle lenzuola, per coprire i corpi dei cadaveri, per donare loro un briciolo di dignità.

Di fronte alla crociata dell’odio e dell’individualismo, di fronte ad un attacco che ci spaventa perché colpisce il nostro stesso cuore con violenza inaudita, i parigini hanno risposto nella maniera più mesta e meravigliosa: la caritas, ovvero l’amore disinteressato. Quello che in greco si definisce agapè: quando una persona è capace di assumere su di sé il dolore altrui. Ed è proprio questo a rendere gli uomini tali: non l’egoismo e la violenza che da esso deriva, ma l’amore. L’amore capace di vincere ogni paura e ogni pregiudizio. Porte aperte, a chiunque: non importano la religione, il sesso, le credenze politiche, gli ideali o i valori. Porte aperte, a tutti.

È di questo che bisogna parlare, di questo bisogna scrivere, non delle carneficine, non della strategia del terrore, non dei prossimi attentati. Altrimenti le 132 vittime di Parigi saranno morte invano. Non dobbiamo cedere alla paura e al sentimento di vendetta, ora più che mai è necessario ricordare chi siamo, cosa ci rende uomini: l’amore per il prossimo, l’impulso irrefrenabile a salvare vite, a donare la nostra stessa vita. Bisogna parlare di ciò che tanti giovani hanno fatto nel silenzio dei social network, con un semplice smartphone. Più dei militari, più dei governi, più delle parole che si sono spese a fiumi in questi giorni, loro hanno già vinto la battaglia contro il terrorismo.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.