Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere

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Della Shoà tutti sanno qualcosa: conoscono la storia, hanno visto un film o semplicemente ne hanno sentito parlare. Molti hanno letto dei libri, Il diario di Anna Frank oppure qualcuno tra i tanti che sono stati scritti. Alcuni, il 27 gennaio, semplicemente osservano un minuto di silenzio a scuola o altrove; altri forse vedono dei documentari. Ma quanti veramente si immedesimano in quello che è successo a milioni di Ebrei? Quanti, senza costrizione, si fermano un momento nella loro giornata a pensare a quello che gli Ebrei hanno dovuto sopportare?

Non credo siano molte le persone che fanno ciò. Si pensa sempre più che il passato sia passato, che non ci appartenga. Si è convinti che qualcosa come la Shoà non accadrà mai più. Ci si sente protetti dal concetto di democrazia, ci sembra impossibile il ritorno di ogni forma di dittatura. Sono molti coloro, che in virtù di tale indifferenza nei confronti della nostra memoria storica, non sentono il dovere di rivolgere un pensiero alle vittime del genocidio ebraico. Però, solo se noi saremo in grado d’immaginare il futuro, tenendo conto del passato, eviteremo di commettere gli errori che oggi contestiamo.

C’è un libro che mi ha sorpresa, che mi ha obbligata a riflettere. Leggendolo ho avuto la sensazione bellissima di essere guidata per mano dall’autrice tra le righe della sua storia. È come se in quel libro avessi ritrovato parte del mio modo di pensare. E’ questo quello che mi è accaduto con il Diario 1941-1943  di Etty Hillesum. Sulla Shoà avevo già letto Il diario di Anna Frank ed ho letto molto sui genocidi in generale. Ma in questo diario c’è una visione del mondo così bella, così dignitosa, che affascina il lettore. Oggi siamo tutti indignati, perché il mondo è corrotto, perché i politici non riescono a risolvere una crisi che sta degenerando, ma  se il governo desse ordini di uccidere parte del popolo, ritenendola inferiore, cosa faremmo? Saremmo cosa?

Etty riesce a trasmettere l’amore per la vita, che prevale sul timore di perderla: emerge una personalità che travalica ogni situazione e ogni epoca. Ecco, da quando ho letto le sue parole, non ho smesso un momento di chiedermi come ciò sia possibile. Come si fa, a guardare la morte negli occhi, e a continuare ad avere fiducia nella vita? Mi sembra a tratti che noi uomini moderni non siamo in grado di provare sentimenti così nobili. Etty, anche se morirà, avrà la gioia di aver vissuto pienamente, senza nessun rimpianto, né rimorso. Etty è accompagnata nel suo cammino da Dio, e se c’è Lui, non avrà mai paura. Prega nei momenti di difficoltà, perché ama la vita e Dio, e non si abbatte di fronte al male. Dio è per lei un compagno di viaggio, sempre al suo fianco.  E’ questa fede autentica che gratifica l’anima, che fa avvertire una presenza superiore.

Etty alla fine sarà deportata in un campo, anche se sarebbe potuta partire prima, riuscendo ad evitare questo tragico destino. Lei però vorrà condividere con gli altri ebrei, che in fondo avevano il suo stesso sangue, le sofferenze, i maltrattamenti, i massacri. Alla fine lei sarà vittima della follia umana, come milioni di altri uomini: la sua vita sarà stroncata ad Auschwitz.

Anche se il libro lascia al lettore l’amaro sapore della tristezza, questa malinconia è stranamente accompagnata da una forza straordinaria che il libro regala. È normale, dopo la lettura di un’opera di questo genere, essere tristi, ma è più che mai necessario, che accanto alla tristezza ci sia la forza. Ed Etty, me l’ha trasmessa tutta. Allora ho preso il libro, l’ho chiuso e ho augurato a me stessa di averla anch’io.

Una frase di Etty mi porto sempre dietro dopo questa lettura, una frase che mai nessuno con tanta sincerità aveva detto. Eccola: Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me, come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà da sé. Allora ho capito che è sempre più facile lamentarsi di ciò che non è bello nel nostro mondo, piuttosto che ammirare le bellezze che ci sono. Se riuscissimo a fare ciò, saremmo sicuramente più felici.

Articolo scritto da Aurora Lagravinese

Cogitoetvolo