Preferisco la coppa

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Carletto Ancellotti. Ecco le sue memorie di uomo che ha vinto tutto, come giocatore e come allenatore. E che è sempre sulla cresta dell’onda. Non c’è miglior commento per questo simpatico libro che riportare alcuni stralci che ne mostrano lo stile diretto e spassoso.

«Nelle prove di velocità arrivava prima un paracarro di me. Sfida a due: mi classificavo terzo. Per distacco. Ero lento, ma è per questo che siamo diventati Campioni d’Italia: non potevo fare le sovrapposizioni con Gullit, ecco il punto. Ruud missile e io gambero (..) C’era uno schema che prevedeva la mia sovrapposizione con Gullit (..) Succedeva sempre la stessa cosa: Gullit faceva il passaggio a un fantasma, perché io non riuscivo a correre alla velocità giusta. Quando arrivavo a destinazione, il pallone era già uscito dal campo. Sacchi si innervosiva: “Eddai, Carletto”. “Eddai cosa? Treccioline corre il triplo di me. Manco in moto ce la faccio”. (..) Poi Arrigo si è arreso: “Ragassi, facciamo il 4-4-2. Con Ruud attaccante e Carletto centrocampista centrale”. Semplicemente è stato il modulo dello Scudetto. Tanto per iniziare. E tutto è partito dalle mie gambe di legno.»

«Zidane è stato il più grande giocatore che abbia mai allenato. Unico abitante di un mondo a parte. Prima delle partite l’Avvocato entrava nello spogliaotio, salutava Del Piero e poi andava dritto da lui. Era innamorato perso, lo prendeva da parte e gli parlava (..) I nipoti John e Lapo Elkann: si presentavano davanti alla squadra e andavano da Zidane. Pure loro. Quindi era il turno di Moggi: da Zidane. E di Giraudo: da Zidane. E di Bettega: in disparte in un angolo, perché era il più schivo. E’ allora che ho iniziato a soffrire di solitudine, mi ignoravano e andavano tutti da Zidane. A volte anche i tifosi. (..) E’ il giocatore che mi ha fatto divertire di più, uno spettacolo vivente che andava in replica tutti i giorni. (..) [Definizione di Altafini]: “Con il piede, è come se spalmasse del burro sul pane”. Aveva un limite: non riusciva a fare tanti gol, era poco presente in area. Allergico a quella zona del campo, ma padrone di tutte le altre. (…) Gli allenamenti erano la sua passione e pure la nostra. Lui inventava e noi stavamo a guardare.»

«Pippo [Inzaghi] è sempre stato un animale. Se devo pensare all’attaccante perfetto, di sicuro non mi viene in mente lui: non è completo. Però dentro l’area di rigore è il più forte del mondo, seduce il pallone. In quei pochi metri quadrati segna in tutti i modi: di destro, di sinistro, di carambola, di rimbalzo, di coscia, di stinco, di tibia, di tacchetto, con gli occhi chiusi, con il culo (spesso con il culo), con la punta del dito, su punizione deviata, di orecchio, di alluce, con il pensiero, con il laccio della scarpa. Certe volte segnano gli altri ed esulta lui. (..) [(pag.229 ancora su Inzaghi, al Milan): Abbiamo vinto per 2-0, ha segnato anche Pippo: ha mirato in basso a destra, la palla è finita in alto a sinistra, partendo da una posizione di fuorigioco. Il classico gol alla Inzaghi]»

«Inzaghi e Del Piero formavano una bella coppia, ma andavano d’accordo per modo di dire. Il problema era sempre il solito: uno dei due era il giocatore meno altruista del mondo, e non sto parlando di Ale. Un difetto che lo ha sempre reso grande. Non è che litigassero, ma neppure si amavano. Diciamo che la famiglia del Mulino Bianco era un’altra cosa. (..) Non erano la coppia più bella del mondo, assomigliavano semmai a una coppia di fatto. Sotto lo stesso tetto, senza però troppi obblighi reciproci. Senza amore, bastava il minimo sindacale. Lo stesso è stato fra me e la Juventus, una storia finita ancor prima di cominciare. Eravamo troppo diversi in tutto, io uomo di campagna, loro manager in giacca e cravatta. Uno Swatch contro tre Rolex, plastica contro oro. Però li ho rispettati dal primo all’ultimo giorno.»

«Kakà è sbarcato all’aeroporto di Malpensa e mi sono messo le mani nei capelli: occhialini, pettinatissimo, faccia da bravo ragazzo, solo non vedevo la cartella con i libri e la merendina. Oddio, abbiamo preso uno studente univeristario. Benvenuto al progetto Erasmus. (..) Non aveva niente del giocatore brasiliano, mi ricordava invece un testimone di Geova a Cologno Monzese. (..) Io Kakà, non l’avevo mai visto, neppure in cassetta. Quindi una punta di preoccupazione c’era. (..) Un bel giorno, finalmente, Kakà si è presentato da noi per allenarsi. Per ambientarsi. Prima domanda che avrei voluto fargli: “Hai avvertito papà e mamma che oggi non vai a scuola?”. La vigilanza di Milanello avrebbe potuto chiedergli la carta d’identità prima di farlo entrare. Poi però, lui è sceso in campo: apriti cielo. Ma apriti per davvero, perché questo ce l’hai mandato tu. Con il pallone fra i piedi era mostruoso. Ho smesso di parlare, semplicemente perché le parole non mi venivano più. Non ne esistevano per definire quello che stavo vedendo. (..) Al primo contrasto da milanista Kakà si è trovato di fronte Gattuso, che gli ha dato una spallata terrificante, ma comunque non ha perso il pallone. Rino l’ha presa con estrema filosofia, allietandoci anche con un dolce pensiero a corollario di quell’azione: “Ma vaffanculo”. A modo suo stava promuovendo il nuovo compagno.»

Tutto il ricavato dalla vendita di questo libro è destinato alla Fondazione Borgonovo per la ricerca contro la SLA.

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Preferisco la coppa
Autore: Carlo Ancelotti
Genere: Saggio
Editore: Rizzoli
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 264
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.

  • anonimo

    Molto bello! Lo consiglio, in particolare per chi ama lo sport e il calcio. Libro leggero, piacevole e veloce da leggere, ma non superficiale , anzi profondo in alcuni momenti. Interessante perchè spiega alcuni retroscena sportivi. Sarebbe bello ci fosse un seguito e un bis, sperando che sia scritto così bene. Tra l’altro, non vorrei sbagliarmi, ma almeno parte dell’incasso del libro, viene devoluto in beneficenza. Non sono un grande lettore, ma è uno dei libri + piacevoli che abbia mai letto. Grande Carletto! e bravo a chi ti aiutato a scrivere un libro così.