Pretty Woman

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Pretty Woman

Un film di Garry Marshall. Con Julia Roberts e Richard Gere. Anno: 1990. Paese: USA. Sceneggiatura: J. F. Lawton. Durata: 117’. Target: 14+.

L’affascinante Edward Lewis, affarista senza scrupoli, trovandosi a Hollywood per concludere alcuni affari, per avere indicazioni di una strada di Beverly Hills accetta di far salire sulla sua automobile una simpatica prostituta, Vivian Ward …

Pretty Woman festeggia venticinque anni.
Ha inaugurato il ciclo delle commedie romantiche hollywoodiane, ha segnato la definitiva consacrazione di Richard Gere nell’Olimpo dei sex symbol americani, ha sancito il definitivo successo della carriera di Julia Roberts.
A venticinque anni di distanza dalla sua prima comparsa nelle sale, ci sembra che sia arrivato il momento di chiederci quale sia stato il segreto del successo di questo film.
Quale magica alchimia ha tenuto incollate davanti allo schermo milioni di persone, incantate dalla storia d’amore tra Edward e Vivian?

La trama è chiaramente ben nota a tutti.
Edward è uno speculatore finanziario calato in un’epoca ben lontana dalla crisi dei mutui statunitensi, nella quale i grandi uomini d’affari, seppur spietati, venivano ancora guardati con rispetto e devozione. È un uomo molto ricco, colto, affabile, delicato, gentile e premuroso. Sulla sua strada incontra Vivian, che è invece una prostituta dalla bellezza quasi sovrumana, esuberante e pasticciona, ignorante e volgarotta, ma con un gran cuore. I due finiscono per innamorarsi, non senza aver affrontato qualche piccolo intoppo, e tutti vissero felici e contenti.

Ma è proprio nella storia che racconta la chiave del successo di Pretty Woman. Il film non è semplicemente una commediola romantica, da vedere e dimenticare subito dopo, ma è una favola moderna, che appassiona e piace proprio esattamente come quella di Cenerentola.
In fondo, non è il sogno di tutte noi ragazze quello di essere salvate da quello che noi crediamo essere il nostro principe azzurro? L’immaginario di noi donne non è colpito nel profondo quando vediamo Richard Gere che, con un mazzo di rose serrato tra i denti, si arrampica sulle scale antincendio per andare a colmare la vita disastrata della povera Vivian?
Pretty Woman ci piace tanto proprio perché è una fiaba a lieto fine. Una fiaba che tutte noi vorremmo vivere in prima persona.
Ma dobbiamo sempre stare molto attente a non confondere le fiabe con la realtà. La vita che viviamo e il mondo in cui ci muoviamo sono profondamente diversi.
Nella realtà il principe azzurro disposto a riscattarci in modo favoloso dalla nostra esistenza che crediamo mediocre non esiste.
E, forse, noi donne dovremmo abbandonare la convinzione che la nostra felicità e la piena realizzazione delle nostre vite siano esclusivamente nelle mani di uomo. Dovremmo imparare che dalla torre in cui ci sentiamo rinchiuse possiamo e dobbiamo salvarci da sole, senza necessariamente perderci nella speranza dell’attesa di un principe che magari potrebbe non arrivare mai. Dovremmo imparare a capire che il nostro destino è nelle nostre mani e tocca a noi, e solo a noi, intessere la trama della nostra esistenza. Ma soprattutto dovremmo imparare che prima di prendere per mano qualcuno per tutta la vita dovremmo sapere già chi siamo veramente.

Pretty Woman, quindi, anche a venticinque anni di distanza, potrebbe farci riflettere ancora.
Se è vero che non esiste il principe azzurro, esistono però uomini e donne che decidono di prendersi per mano per sostenersi e migliorarsi durante tutto il cammino della loro vita.
Pensandoci bene, infatti, Edward, arrampicandosi su quelle scale non salva soltanto Vivian, ma salva anche se stesso, perché si rende conto di non riuscire a vivere lontano dall’energia vitale della ragazza.
E cos’è in fondo l’amore se non l’incontro di due anime che si salvano a vicenda?

 

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.