Prince of Persia

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Un film di Mike Newell. Con Jake Gyllenhaal, Ben Kingsley, Gemma Arterton, Alfred Molina, Steve Toussaint. Titolo originale Prince of Persia: The Sands of Time. Azione, durata 116 min. – USA 2010. – Walt Disney uscita mercoledì 19 maggio 2010.

Nei territori dell’antica Persia, il piccolo Dastan è un orfano che viene sorpreso dalle guardie imperiali a rubare una mela al mercato. Presente alla scena, il re Sharaman nota con ammirazione il coraggio e l’incredibile destrezza del ragazzo, decidendo così di risparmiargli la mano e di accoglierlo a palazzo. Sedici anni dopo, Dastan viene considerato un nobile principe di Persia assieme ai due diretti discendenti del re, Tus e Garsiv, anche se le sue abitudini restano quelle di un ragazzo del popolo. Quando lo zio Nizam annuncia che nella città santa di Alamut vengono nascoste armi per i nemici della Persia, i tre principi conducono un attacco alla città e la espugnano grazie soprattutto all’intervento di Dastan. La principessa di Alamut, la bella Tamina, respinge le accuse dell’esercito invasore, ma le sue maggiori preoccupazioni sono rivolte verso un pugnale dal manico in vetro sottratto durante la battaglia dal giovane principe.

La serie su I pirati dei caraibi che ha generato tre blockbuster, è ormai terminata da due anni; Jerry Bruckheimer e la Walt Disney erano ansiosi di tornare sugli schermi con un soggetto in grado di eguagliare un simile successo di botteghino  (e di gadget).
Cosa meglio di Prince of Persia, un videogame che dal 1998 attira generazioni di ragazzi? Le opportunità per spericolate avventure, scenografie esotiche e sfavillanti costumi ci sono tutte.
L’iniziativa,  sotto la ferma guida del produttore dalle uova d’oro,Jerry Bruckheimer, aveva preso forma puntando su Jake Gyllehaal (noto per la sua candidatura all’Oscar con I segreti di Brokeback Mountain) e Gemma Arterton (che è stata l’eroina al fianco di 007 in Quantum of Solace..).
Il regista è Mike Newell, già esperto di film fantasy (Harrry Potter e il calice di fuoco) ma non bisogna affatto trascurare, all’interno del cast,   la consulenza di David Belle che negli anni ottanta inventò la disciplina del Parkour di cui il protagonista fa ampio sfoggio con salti mirabolanti (merito anche della computer grafica).

E’ proprio la computer grafica a risultare ancora una volta determinante: fin dall’incipit possiamo ammirare la fantasia con cui gli autori hanno concepito  torri, palazzi e castelli della Persia medioevale.
La storia affianca all’ elemento avventuroso la componente magica (un pugnale fatato riesce a far tornare indietro nel tempo  e chi lo possederà  potrà diventare padrone del mondo). Non manca una simpatica intesa romatica fra i due protagonisti  e una certo tono ironico e scanzonato nei dialoghi che alleggerisce le quasi due ore di spettacolo.

Dopo aver elencato gli aspetti positivi del film dobbiamo riconoscere che la sequenza di inseguimenti, duelli, crolli di castelli, fughe da voragini che si aprono nella sabbia, viaggi nella profondità della terra   sono in tutto somiglianti ai livelli che occorre superare per diventare degli assi nel videogame omonimo (in uscita contemporanea).
La differenza però è sostanziale: nel videogame c’è interattività: nel film si tratta solo di assistere passivamente a uno spettacolo che alla lunga, per i non giovanissimi, può indurre a noia.

La serie su I Pirati dei Caraibi si avvantaggiava almeno di una doppia chiave di lettura: da una parte era anch’essa un gigantesco baraccone dei divertimenti con una serie ininterrotta di inseguimenti e di duelli ma era anche presente un simbolismo a volte complesso su i desideri inappagati, sulla nostalgia degli amori perduti, giocato sul precario confine fra la vita e la morte.

Niente di tutto questo è presente in Principe of Persia: il racconto è rigorosamente lineare come lo pretendono gli spettatori più piccoli;  i cattivi sono infidi e ingannatori e i buoni vincono; manca inoltre la componente horror che aveva spesso reso la serie precedente poco adatta a tutte le età.

In fondo un film va giudicato per gli obiettivi che si è posto e crediamo che il target dei ragazzi e adolescenti verrà facilmente raggiunto: se i più grandi rischieranno di annoiarsi, dobbiamo concludere che probabilmente hanno sbagliato film.

Come in tutti i film con il  marchio Disney, non possiamo non notare  i valori positivi  portati avanti dal nostro eroe: generoso, incapace di mentire e di doppiezza; sa farsi avanti per evitare che altri rischino dei pericoli al posto suo. Incapace di rancore, saprà ritrovare, dopo uno spiacevole malinteso, l’affiatamento con il fratello re.

In una sequenza centrale il re Sharaman non manca di elogiare la forza della famiglia: “Il legame che unisce fra di loro i fratelli: è questa la spada che difende il nostro impero”.

 

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Recensione tratta da FamilycinemaTV.it

Cogitoetvolo
  • Cogitoetvolo

    Bella recensione!