Profilo di un allenatore vincente

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Mi sembra utile presentarvi alcuni stralci di un articolo pubblicato sulla Gazzetta dello Sport lo scorso 12 dicembre. Parla di uno che, secondo me, è tra i migliori allenatori in circolazione. E dall’articolo, si intuisce anche il motivo…
 

Mister Fabio parte da Pieris (Gorizia), 1958. Il papà, maestro elementare del paese, lo porta a Ferrara, in prova alla Spal. Fabio ha 12 anni, è magro e alto. “Suo figlio ha discrete qualità, se continua, lo fa con noi della Spal”. Nella Spal inizia la sua avventura nel mondo del pallone. A Ferrara, a 18 anni, sull’autobus numero 5, conosce Laura. Lui studia da geometra, lei fa le magistrali, si sposano.
Fabio è un buon centrocampista, fa cantare il pallone e incanta Helenio Herrera, che lo vuole all’Inter, ma il suo cartellino va alla Roma. Due buone stagioni, Fabio va in Nazionale.
Anni settanta: cambia città e vita. Torino, Juventus e tre scudetti. Si dice dei suoi anni a Torino: “Capello è tecnico e intelligente. Legge Irwin Shaw e Ungaretti, ama De Chirico, le piazze metafisiche, ascolta Bach e Ella Fitzgerald, non perde un film di Visconti e Fellini”. Lo chiamano il professorino.
Fabio è realista. Lascia il pallone fuori dalla porta. Dice sempre: “Sono un uomo pratico, come mio padre, come tutta la gente che viene dalla mia terra. Il resto è letteratura”.
Passa al Milan. E’ stanco, le sue ginocchia sono piene di cicatrici, vince lo scudetto della stella. Si ferma a 34 anni. Rimane nelle giovanili. Arriva Silvio Berlusconi, diventa assistente di Liedholm; prende il suo posto nel finale di campionato ’86-87, porta il Milan in UEFA e lo consegna ad Arrigo Sacchi. Rifiuta molte offerte di A, entra nella Fininvest, studia da manager lontano dal calcio quattro anni.
Nel 1991 torna sul campo. Lo esige Berlusconi. Nasce la leggenda del Grande Capello, l’uomo che vince scudetti, conquista titoli e onori ma non stravince, scriviamo, nei rapporti umani. Fabio naviga spesso con forti venti contrari. Un duro? “No – dice – sono una persona seria”. E aggiunge: “Io penso sempre con la mia testa”. Dice: “Amo il mio mestiere, ma non sempre quello che ci sta attorno”. Ha molti interessi e “pochissimi amici nel mondo del pallone”.
Viaggia, è curioso, visita mostre. Legge, va ai concerti e alle corride. Segue la politica. Gli chiedono: lei è di destra? Risponde: “Ho votato per Psi, Pri, Dc per molti anni, poi Lega Nord e Forza Italia”. Hanno scritto: “Capello è un neo conservatore”. Vero? “Macchè, sono un sostenitore dei sindacati. Sono molto cattolico, sono contro l’aborto, mi piace papa Ratzinger, per me nella Chiesa c’era bisogno di una sterzatina tradizionalista.”
Quattro anni fa, a Roma, ci disse: “La Nazionale italiana non è un obiettivo. Preferisco una nuova esperienza, fuori dall’Italia. Fra la Nazionale e l’estero scelgo l’Inghilterra. Per la lingua, la mentalità. Credo che lo farò”. Lo dice e lo ripete tutti i giorni: “Il mio sogno, una cosa che ho dentro da sempre”.

 

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.