Prometheus

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Un film di Ridley Scott. Con Noomi Rapace, Michael Fassbender, Guy Pearce, Idris Elba, Logan Marshall-Green, Genere: fantascienza, durata 124 min. – USA, Gran Bretagna 2012. – 20th Century Fox. Data di uscita: venerdì 14 settembre 2012. Target: 14+.

 Due archeologi scoprono sulla parete di una grotta una mappa stellare dipinta, pari a quella di molte altre culture antiche. Ricostruito quale sia il pianeta in questione e trovati i fondi da un miliardario morente, i due si imbarcano assieme a un equipaggio misto di scienziati e piloti verso quel pianeta per andare a scoprire quel che ritengono essere l’origine della vita sulla Terra…

Prometheus è una pellicola decisamente ambiziosa, che pone interrogativi sull’origine della vita e sull’esistenza di un Dio creatore mettendo a confronto creazionismo ed evoluzionismo, scienza e fede. Quello che nelle intenzioni originarie doveva essere il prequel di Alien si è perciò evidentemente tramutato in corso d’opera – per scelta dello stesso regista – in qualcosa di più e di diverso senza tuttavia reggere il peso delle delicate questioni che pone.

Ridley Scott infatti non riesce nell’intento di raccontare, come i modelli ai quali si ispira, un’avventura spaziale che diventa scoperta di sé stessi e consegna al pubblico una sorta di reboot (all’insegna della politica del “riciclo” così diffusa ultimamente a Hollywood) che chiarisce poco e lascia più dubbi di prima. Tra citazioni proprie e altrui tutto si risolve nell’immancabile epica battaglia tra il bene e il male, che vede gli umani costretti a combattere esseri mostruosi di altre galassie sacrificandosi per salvare la Terra.

Così la parte del film che stava più a cuore al regista e ai suoi collaboratori perché avrebbe permesso di marcare la differenza dall’Alien del 1979 è proprio la parte più debole e ciò è chiaro sintomo del fatto che a Hollywood oggi è difficile riprodurre l’impresa che solo Stanley Kubrick e Arthur Clark con il capolavoro di 2001: Odissea nello spazio (cui Prometheus si ispira attraverso la figura del vecchio Weyland) sono riusciti a realizzare, ideando una favola apocalittica sul destino dell’umanità e sul futuro della tecnologia e regalando allo spettatore un’autentica esperienza visiva capace di aggirare la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio.

La notizia del ritorno di Ridley Scott alla fantascienza era stata accolta con immenso entusiasmo e l’avvio di Prometheus sul piano figurativo appaga e convince, facendo pensare immediatamente a Malick nell’incalzante dinamismo delle riprese aeree dell’idilliaca natura scozzese e offrendo grandi momenti visivi rafforzati da un 3D degno di Avatar. Tuttavia, ben presto il film, con la comparsa di creature aberranti, ricade negli stereotipi della saga, in particolare in un’imitazione pedissequa del primo episodio, dirigendosi verso un finale inconcludente molto lontano dalle inquietanti profondità dell’Alien del 1979 e di Blade Runner e rifugiandosi in un telefonato cliffhanger in attesa di un capitolo successivo.

La sceneggiatura di Damon Lindelof tratta la materia del film come se fosse quella di un serial: pone domande esistenziali più grandi dell’uomo senza avere i mezzi e il tempo materiale per poter sviluppare in modo adeguato le risposte. Inoltre, il ritmo arranca in più occasioni e i personaggi in diversi casi agiscono senza alcuna coerenza.

Pur nelle evidenti imperfezioni, comunque il film riserva alcune sequenze interessanti e spettacolari. Tra gli attori spicca il glaciale Michael Fassbender, ottimo nei panni dell’androide David. Memorabile è il suo dialogo con l’archeologo Holloway:
“Perché tu credi la tua gente abbia creato me?”, chiede l’androide.
“Lo abbiamo fatto perché abbiamo potuto”, risponde Holloway.
“Puoi immaginare quanto sarebbe deludente per te sentire la stessa cosa pronunciata dal tuo creatore?”

 

Studente di ingegneria, appassionato di cinema e musica.