Propositi per l’anno vecchio

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Ma che ne pensano gli anni di se stessi? Che propositi hanno? Io l’ho chiesto al 2015.

Queste ultime gocce di anno cadono e scadono, come sempre, con la ritualità di un rubinetto che perde. La lentezza degli ultimi giorni conferisce loro un maggiore protagonismo rispetto al solito flusso, e anche l’umanità intera gode di quella stessa centralità: si accendono i faretti, è l’ora del giudizio. “Com’è stato quest’anno per te?”  e ciascuno sul proprio palco, a raccontare.
Ma che ne pensano gli anni di se stessi? Che propositi hanno? Io l’ho chiesto al 2015.

Intanto grazie di avermi concesso quest’intervista.
Si figuri, noi anni vecchi non abbiamo un granché da fare.

Posso chiamarla Duemilaequindici o ha già il titolo di Anno Scorso?
La nostra fine è sempre confusionaria. Se il 31 dicembre 2015 dici “l’anno scorso” intendi il 2014, l’indomani parli già del 2015, cioè di me. Ma ogni anno, a ben vedere, diventerà lo scorso. Anche l’osannatissimo 2016.

Sana invidia o malinconia?
Dovremmo esserci abituati, noi anni. Ce lo ripetono spesso, prima del Cambio del Calendario, che la nostra storia ci darà un gran benvenuto ed uno scialbo addio. Non invidio il 2016: l’ascesa al potere è parecchio stressante. Aspettative. Richieste. Insulti, preghiere. Giudizi a raffica. Una volta una signora si ruppe un braccio il primo giorno del mio gennaio e me ne disse di tutti i colori.

Non è dunque una vostra responsabilità quello che ci accade?
Non più di quella del vostro fruttivendolo qualora ingoiaste il seme di una sua ciliegia.

Allora qual è il vostro esatto ruolo?
Darvi carta bianca per scriverci quello che vi pare. Non subiamo delle elezioni politiche per diventare i vostri Futuri Anni: siamo stati creati così, numerati. E ci succediamo naturalmente, senza ragioni dinastiche. Qualcuno di noi si veste di grandi lussi: quel vanesio del Duemila non faceva altro che ammirare la perfetta rotondità dei suoi zeri. L’anno Mille tremava come una foglia: dicevano che dopo di lui nessun altro di noi sarebbe esistito.

E invece.
E invece eccoci: stiamo ancora qui a parlare. Ma è il ruolo di noi Anni Gregoriani, siamo i chiacchieroni. Guardi invece la discrezione degli Anni Siderei, o di quelli Liturgici: neanche un briciolo della nostra vanità; ammirevoli.

Ci sono stati, tra voi, anni silenziosi?
Coloro che ci vivono piacevolmente ci assegnano il potere magico di volare. Quanto al tacere, è impossibile: la vita è un fenomeno troppo vasto perché nessuno al mondo trovi un motivo per ricordarci. Ma sì, esistono anni silenziosi, ma non sono tra i nostri.

Che fine hanno fatto? Quali anni sono?
Sono gli anni che inventano gli umani. Alcuni di voi hanno la sanissima abitudine di sabotarci. Le convenzioni sociali dovrebbero indurli a considerare inizi d’anni soltanto le grandi feste piene di botti, ma ci sono persone che li inaugurano in giornate semplici nelle quali decidono di essere migliori. Ricordo l’anno di Kate, una bambina australiana che decise di abbandonare il ciuccio: iniziò a luglio.

Quando inizia davvero un anno nuovo?
Domani? Forse. Ma, vede, gli anni nuovi iniziano ogni volta che il sole sorge o s’abbassa.

Cosa farà adesso da pensionato?
Dietro questa domanda leggo il sospetto che siamo usa e getta. Può darsi, ma siamo anche eterni. E non perché facciamo la Storia- la Storia è un intreccio delle vostre storie.
In quelli che di voi sanno vedere oltre le nostre date, oltre i disastri umani di cui amate incolparci; nella gente che impreziosisce la propria vita e ci rende migliori: vivrò in loro e nei loro ricordi. O meglio, nel materiale emozionale che hanno ricavato da me.

Niente male come progetto. Cosa augura al collega 2016?
Di avere belle pagine, di non strapparne nessuna. E di godersi questo 29 febbraio: il raccomandato è anche bisestile.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.