Proteggere le persone, non i confini

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Novecento esseri umani non ci sono più. Uccisi da un lembo di mare, morti per inseguire un sogno.

Novecento anime, o forse più.
Non una, né semplicemente cento, ma novecento.
Novecento vite, novecento sorrisi, novecento guardi. Novecento nomi, novecento storie, novecento, o forse più, sogni.
Novecento esseri umani non ci sono più.
Uccisi da un lembo di mare, distrutti da una parola – naufragio – che quasi stride con i tempi moderni, confinata com’è nella mitologia antica.
Morti per inseguire un sogno, un amore, un ideale, un’illusione.
Uccisi dalla nostra indifferenza.
Io, voi, tutti noi siamo responsabili di questa tragedia, di questa infinita strage che si consuma a poche miglia dalle nostre case.
Novecento persone vere e vive, come noi lo siamo adesso, sono poco più che cibo per quelle sardine con cui tanto amiamo condire le nostre paste, galleggiano insieme ai gamberi rossi che allegramente accompagniamo al nostro cous cous.

Tutti noi eravamo responsabili di quelle vite.
Siamo responsabili noi che viviamo sulle coste di un’isola disastrata come la Sicilia. La nostra proverbiale apatia e indolenza, che ci ha permesso nei secoli di tollerare invasori su invasori, ci farà sicuramente pensare che sono già tanti e tanti i problemi di cui dobbiamo occuparci da non poterci anche addossare una questione che, in fondo, ci tocca poco.
È responsabile chi ha il coraggio di affermare che sarebbe meglio affondare i barconi prima ancora che partano.
È responsabile un governo del fare che riesce solo a palleggiarsi e a scaricare responsabilità.
È responsabile quell’Europa troppo impegnata ad una strenua difesa dei confini, come se delle linee immaginarie fissate su un pezzo di carta possano davvero valere di più delle vite umane.
Sono responsabili quelle Nazioni che si riscoprono Unite solo quando in ballo ci sono grandi pozzi petroliferi.
Siamo tutti, tutti responsabili di quelle 900 vite (o forse più) che si sono spente nel mare nostrum, vite senza volto né nome, che si aggiungono al già sovrappopolato cimitero del Mediterraneo.
Siamo responsabili perché non abbiamo saputo creare un mondo più giusto. Un mondo dove nessuno è costretto a scappare da miseria, guerra o malattia. Un mondo dove nessuno abbia la possibilità di arricchirsi sulla pelle di gente senza speranza.

Forse pochi lo sanno, ma il mare siciliano è di un blu particolare.
Il mare siciliano è davvero molto diverso dai suoi colleghi italiani, come l’adriatico. Nessun color verde petrolio come fosse un lago, nessuna alga che ti si appiccica tra le gambe.
Il mare siciliano è, semplicemente, blu. Quel blu più intenso del cielo, che ti avvolge il cuore come un balsamo calmante, che si imprime nella retina con la dolcezza che hanno solo le cose davvero belle.
Facciamo in modo che il blu del nostro mare torni ad essere davvero blu.
Perché in queste ore, il nostro mare ha solo un colore: il nero.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.