“Non è solo colpa nostra”

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Anche qui su Cogitoetvolo si è tanto parlato dei dati che sono usciti dal Ministero dell’Istruzione riguardo ai voti del primo quadrimestre, dove emerge il fatto che sono troppi i ragazzi a non raggiungere la sufficienza in tutte le materie.

Quelli che vengono sempre messi sul banco degli imputati siamo noi ragazzi, colpevoli di essere svogliati, poco volenterosi, sopraffatti dalla sedentarietà di oggi o distratti da tutto quello che ci gira attorno, che ci fa perdere l’obiettivo primario da raggiungere. Nulla da dire riguardo al fatto che noi siamo i primi a doverci assumere le colpe, ma ritengo, e purtroppo l’ho constatato personalmente, che anche i professori siano colpevoli.

Non si sa come ma dietro la cattedra ci stanno anche persone che non sanno avere a che fare con i ragazzi, che non posseggono le qualità fondamentali per insegnare. I ragazzi scelgono determinati istituti perché magari amano certe materie nelle quali riescono piuttosto bene; poi incontrano professori che sono capaci di renderli insicuri delle loro conoscenze e disorientarli, tanto da portarli ad avere la sufficienza scarsa, se non addirittura l’insufficienza nelle materie che più credevano di amare.

Molte di queste persone sono competenti ma hanno seri problemi di comunicazione, non sanno porsi nei confronti dei ragazzi con i quali regolarmente si scontrano, oppure altri insegnanti proprio non si capisce come si siano laureati e abbiano scelto di dedicarsi alla docenza. E allora io mi chiedo: perché hanno scelto di fare questo lavoro? Perché non andavano a fare un altro mestiere e lasciavano spazio alle persone che riescono a trasmettere la loro esperienza ai ragazzi e a farli crescere?

Magari oggi tante persone che sarebbero in grado d’insegnare molto meglio di certi docenti, si trovano laureati e disoccupati ad intasare le graduatorie, dato che non c’è posto. Il motivo per cui i risultati della scuola italiana sono così deplorevoli è perché fino a quando ci saranno dei docenti incapaci d’istruirci, non si otterrà mai nulla da noi ragazzi; ma è pur vero che gli studenti hanno le loro colpe e che ci sono degli insegnanti degni di nota che meriterebbero delle statue.

Allora concludo con una frase di Daniel Pennac, tratta dal suo libro Diario di scuola, che descrive ciò che noi ragazzi desideriamo provare davanti ad un insegnante: è immediatamente percepibile la presenza del professore calato appieno nella propria classe. Gli studenti lo sentono sin dal primo minuto dell’anno, lo abbiamo sperimentato tutti: il professore è entrato, è assolutamente qui, si è visto dal suo modo di guardare, di salutare gli studenti, di sedersi, di prendere possesso della cattedra. Non si è disperso per timore delle nostre reazioni, non si è chiuso in se stesso, no, è a suo agio, da subito è presente, distingue ogni volto, la classe esiste subito davanti ai suoi occhi.