“Ora ringhio per i più deboli”

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Ha il mondo ai suoi piedi e lo ha anche stretto fra le mani, alzando la Coppa a Berlino 2006. Ma quando ti scruta con quegli occhi scuri come il mare di notte a Schiavonea (il paese dove è nato 31 anni fa) ti accorgi che Gennaro Gattuso è rimasto se stesso, il figlio del figlio di “Mastro Lino”. Il ragazzo di Calabria, tutto cuore e ringhi, che si spaccava i piedi sulle pietre della spiaggia nelle infinite sfide a pallone con quelle simpatiche canaglie di “Capa d’Acciaio” e “Uomo tigre”.

Gli amici d’infanzia che Rino ritrova ogni estate nella sua Schiavonea dove sta per realizzare un sogno: un campo di calcio.
«Quando me ne sono andato da casa a 13 anni – mi acquistò il Perugia – promisi a me stesso che se un giorno fossi diventato famoso e avessi fatto un po’ di soldi avrei costruito un campo di pallone vero, visto che fino ad oggi ce n’è soltanto uno da tennis. A metà giugno questo sogno grazie alla mia “Fondazione Forza Ragazzi” si realizzerà». E non è l’unica donazione con cui rende omaggio a Schiavonea. «Arriveranno anche due pulmini per portare i bambini a scuola e agli allenamenti. Quello che c’è, l’unico, circola ormai da vent’anni. È tempo di rottamarlo…».

A Londra ci sono mille taxi che girano con la sua faccia stampata sulle portiere con la pubblicità della Calabria. Ma quanti spot fa?
«Tanti e ne farei ancora di più perché molto del ricavato continuo a distribuirlo per tutti questi progetti. Io amo la mia terra, cerco di fare il massimo perché l’immagine della Calabria non venga più associata solo ed esclusivamente alla ‘Ndrangheta. Certo, molto dipende anche da noi calabresi».

Che cosa potete fare concretamente per cambiare la realtà?
«Imparare a custodire il nostro patrimonio, come sanno fare qui al Nord. Cambiare la mentalità e fare in modo che le nuove generazioni siano padrone del loro futuro. Questo campo di calcio, i ragazzi di Schiavonea dovranno sentirlo proprio, rispettarlo e curarlo e non fare come si vede spesso in Calabria che dopo 10 anni del bel progetto restano so lo le macerie».

Colpa anche delle istituzioni…
«Potrei fare e dare molto di più, ma spesso la burocrazia ha bloccato i miei sforzi. In Calabria come in altre parti del Meridione capita che i tanti soldi che arrivano o non vengono utilizzati o spariscono misteriosamente. Corigliano Calabro, il mio Comune, si è salvato grazie agli ulti mi due anni di commissariamento del vice Prefetto, Paola Galeone».

Corsi e ricorsi: il suo sogno si realizza sempre grazie a un Galeone…
«È vero – sorride – . Giovanni Galeone mi fece esordire in B con il Perugia a 17 anni, ma il mio primo “maestro” di campo è stato Angelo Montenovo. Un secondo padre, un insegnante severo: mi fece notare che avevo i “piedi di ferro”, tec­nicamente ero molto indietro rispetto ai miei compagni. Fu una gran delusione sentirselo dire, ma se ho vinto tanto è grazie a quella prima frustata».

Oggi i giovani non ascoltano più i professori e spesso non accettano le critiche.
 «Quando ero ragazzino non andavamo a giocare in Piazzetta, perché quello era il luogo degli anziani del paese… Eravamo una banda di scapestrati, ma ho imparato presto il rispetto delle regole. È questo che forse manca ai ragazzi di oggi».

Si dice che il calcio insegni le regole.
«Il calcio è un ottimo strumento di educazione, ma deve supportare gli insegnamenti della famiglia. Noi in campo abbiamo la responsabilità di trasmettergli quelli giusti, come la lealtà e la passione».

“Ringhio” è l’idolo dei più giovani, le scrivono montagne di lettere.
«Sono orgoglioso quando leggo che sognano di diventare come Gattuso. Mi preoccupo invece quando vedo che i genitori stressano i figli, dicendo loro di fare il calciatore così guadagneranno una montagna di soldi… Sbagliano e li illudono. Il calcio professionistico è una fortuna che tocca a pochi e l’uomo ricco non è quello che ha più soldi, ma quello che ha dei valori dentro».

Messaggio da mandare a gran parte dei suoi affezionati mittenti.
«In questo periodo mi scrivono tanti adulti. Gente che, come tutta la mia famiglia in Calabria, fa fatica ad arrivare alla fine del mese».

Anche il calcio è in piena crisi e si parla di tagli agli ingaggi.
«Ci sono alcuni amici che giocano in serie B e non prendono stipendi da 6 mesi; e ci sono club che forse l’anno prossimo non si iscriveranno ai campionati. Ho già parlato con Galliani, sono consapevole che anche noi calciatori con gli ingaggi più alti dobbiamo ridurre i compensi e adeguarci allo stato di crisi se vogliamo salvare la baracca».

Chi salverà invece i nostri club dal lo strapotere degli inglesi?
«Quando fino a ieri il Milan dettava legge in Europa, non ho mai sentito dire agli inglesi che il calcio italiano era superiore. Ricordiamogli più spesso che siamo noi i campioni del mondo in carica. Comunque penso che il mio Milan avrebbe eliminato questo Manchester…».

Una considerazione che non piacerà a Mourinho…
«Abbiamo detto che noi non parliamo più di Mourinho e lui deve fare lo stesso con il Milan … – sorride – . A me piace molto e trovo che sia un allenatore e una persona molto intelligente. A volte dopo un’ora di conferenza magari “sbrocca” , ma io sono l’ultimo che può parlare visto che commetto il suo stesso errore…».

E quale sarebbe l’errore in comune con Mourinho?
«Dire sempre quello che si pensa. In Italia è vietato, se lo fai poi ti trovi qualcuno contro. Ho detto che non posso accettare che due uomini si sposino in chiesa e Grillini mi ha massacrato. Me lo sognavo anche di notte… Un incubo».

Difende la Chiesa, ma che rapporto ha con la fede?
«Credo in un Dio che sta sempre dalla parte dei più deboli. Ho imparato a cercare del buono anche nella sofferenza. Il dolore di un infortunio al ginocchio è poca cosa, ma ti aiuta a crescere e a scavare dentro di te».

Come vede il futuro del Milan?
«A giugno Paolo Maldini smetterà e altri 3-4 giocatori se ne andranno. Ma la società ha già preso Thiago Silva, un campione, poi arriveranno altrettanti giocatori da Milan».

E il domani di “Mastro Rino”?
«Fosse per me tornerei in campo subito… Spero di giocare fino a 34-35 anni. Poi appenderò la bandiera bianca, ma non starò mai un giorno lontano dai giovani: sono loro il futuro di questo grande Paese».

Intervista pubblòicata su Avvenire il 20 marzo 2009

 

Cogitoetvolo