Qualcuno che non ha mai smesso di crederci

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Caro Gesù,
so che è da ipocriti scriverti ora, quando lo fanno tutti, quando sembra un dovere farlo. So che questa lettera forse passerà inosservata; una delle tante nel mucchio. Ma mi va di scriverti comunque, con quell’arroganza di chi si sente diverso seppur circondato da milioni di persone, delle quali sicuramente più della metà avranno più meriti, e sarebbero più capaci della sottoscritta.

Voglio parlarti a tu per tu, perché prima o poi questo momento doveva arrivare. Perché seppur tutti parlano di un Dio in cui hanno perso fiducia, fanno sempre riferimento a te, in momenti come questi; momenti in cui bisogna dare la colpa a qualcuno, e Tu sei forse il bersaglio più facile. Voglio parlarti perché magari mi ascolterai davvero, in questo mondo che ha perso orecchie e occhi per guardare le persone dentro, ma che riesce solo a vederle fuori. Immagino il tuo sconcerto, nel guardarci andare alla deriva. Immagino la tua indignazione nel vedere persone che attendono il giorno di Natale solo per far sfoggio della nuova pelliccia, per sprecare in un giorno il cibo che non mangeremmo nemmeno in un anno.

Immagino le tue reazioni, e seppur la mia fiducia è fioca, come una candela che è stata lasciata sola in una tempesta, spero che tu esista. Spero che davvero ci sia qualcosa di incorruttibile, siccome l’uomo non lo è. Spero che la corruzione che ci chiude gli occhi e tappa le bocche non sia uno stato perenne, ma solo una fase di passaggio, nella quale ci troviamo per le nostre colpe passate, perché siamo una società, e a parità di diritti, le colpe di pochi le pagano tutti; come un purgatorio terrestre, dal quale usciremo una volta scontata la nostra pena; un purgatorio in cui vale la pena dello “scaricabarile”, perché il fardello di colpe dei grandi è affidato ai giovani. E poi chiedono a noi giovani perché non abbiamo più nulla in cui credere … vi rispondo che non è facile esser nati e crescere in un purgatorio nel quale dobbiamo scontare peccati di cui non abbiamo avuto neanche il tempo di macchiarci.

Spero che almeno tu riesca a sollevare le famiglie che in questo periodo non ce la fanno con le proprie forze, spero che anche se non te lo chiedono, tu sappia che hanno bisogno di te.
Spero che tu riesca a far trovare sotto l’albero un po’ di fiducia, per tutti. Per noi giovani, che non ci impegniamo per cercare di cambiare le cose, e per i grandi, che non sanno più trasmetterla. Fiducia in noi stessi, in modo che possiamo prendere in mano le nostre vite, e scegliere noi del nostro futuro, senza imposizioni da parte di nessuno. Solo così possiamo fare qualcosa per renderlo meno corrotto, facendo ciò per cui siamo qui, adempiendo alla nostra missione.

Ma purtroppo la gente è sorda nei tuoi confronti, e cieca nel riconoscerti. Per questo, fai in modo che tutti noi possiamo aprire gli occhi e le orecchie, e vivere come ci insegnasti tu. Imparare che il mondo non ruota intorno a ciò che è materiale, a ciò che si compra, si vende o si smercia, ma a ciò che si crea, e soprattutto a chi si ama. Insegnaci ad aggrapparci ai nostri affetti, in questa tempesta, in modo che più braccia possano lottare con più forza contro questo mare in burrasca. Non lasciarci alla deriva.

Ciò che voglio chiederti, infine, è di rendere anche me più fiduciosa. Di non lasciare che i tempi che corrono mi rubino la voglia che ho di cambiarne la direzione. Aiutami a coltivarla la mia fiducia, falla crescere sotto la tua protezione. Così forse anche io adempirò alla mia missione.

Grazie Gesù, per avere ascoltato il mio appello. So che forse ho troppe pretese, e so che siamo noi uomini a doverci muovere per rendere tutto ciò reale.

In fede.

Qualcuno che non ha mai smesso di crederci, e non vuole smettere

Articolo scritto da Carmen Alfano

Cogitoetvolo