Qualcuno volò sul nido del cuculo

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Nessuno ride, nessuno può lasciarsi andare. Ognuno guarda con sospetto il proprio vicino, cercando di scorgere in esso anche il minimo segno di irrequietezza dal quale potrebbe scoprire i suoi più reconditi segreti.

In un universo nel quale vige l’ordine e il rigore, tutto deve essere controllato, nulla deve essere lasciato al caso. La ”cricca” cerca di emarginare i disadattati, tenta in tutti i modi di fiaccarli affinché essi non possano dare più alcun fastidio.

Come nella novella di Pirandello C’è qualcuno che ride, gli uomini si scagliano contro tutti coloro i quali non intendono sottomettersi alle regole della società. Ma proprio quando l’ira dei persecutori sembra essere arrivata al culmine, essi mutano i loro cinerei volti in maschere sorridenti le quali, beffardamente, isolano ancora di più il diverso e l’emarginato.

È questo lo scenario nel quale si svolge la storia di Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey dalla quale trasse spunto il regista Milos Forman, ideatore della trasposizione cinematografica del romanzo. Il titolo è emblematico: si riferisce ad una nenia popolare per bambini ”Three gees in a flock, one flew east, one flew west, one flew over the cuckoo’s nest” (Uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo). Tuttavia la traduzione italiana rischia di travisare il significato più autentico del romanzo. L’autore si serve di un’immagine suggestiva per attrarre il lettore. Il cuculo è un uccello che non costruisce un proprio nido, ma si appropria di quello di altri animali. Inoltre i piccoli di cuculo una volta cresciuti, spingono fuori dal nido le uova eventualmente presenti e vengono nutriti dal nuovo genitore il quale, istintivamente, tratta questi esseri come se fossero i propri figli.

In realtà, il termine inglese ”cuckoo” può anche essere considerato come il sinonimo di follia. Da tutto questo si comprende come sia difficile interpretare il titolo del romanzo, dai significati volutamente oscuri.

Prendendo le mosse dai colloqui avuti con alcuni degenti di un ospedale psichiatrico, Ken Kesey  osa inoltrarsi nel cupo mondo delle case di cura per malati di mente dell’America degli anni sessanta.

Per evitare che le persone si rattristino alla vista di esseri così sfortunati, frutto delle violenze perpetrate dalla società, è necessario rinchiudere questi ultimi in strutture periferiche e distanti dal centro abitato. È meglio non dare ai pazienti la possibilità di dimostrare le straordinarie capacità in loro possesso, le quali sono celate soltanto da una cortina di insicurezza e paura nei confronti del mondo circostante. Non a caso, il romanzo è ambientato in un edificio adibito alla cura di persone affette da ritardi mentali più o meno gravi.La struttura è gestita da Miss Ratched, un’infermiera in grado di governare con pugno di ferro la corsia: sotto la parvenza di madre buona e misericordiosa, ella cela un animo maligno e sadico attraverso il quale riesce a plasmare e modellare i pazienti, inermi di fronte alla sua evidente superiorità.

Ma ad un certo punto il diabolico meccanismo ideato da Miss Ratched si inceppa.

La persona capace di modificare questo stato di perenne oppressione è Mcmurphy, un irlandese nerboruto, spavaldo e giocatore d’azzardo arrivato da poco nell’ospedale psichiatrico. Tra loro avverrà un durissimo scontro, per mezzo del quale uno dei due sarà costretto a perire e inchinarsi di fronte alla forza del proprio avversario. Mcmurphy ha dalla sua parte il coraggio e la spavalderia, ma Miss Ratched possiede le doti di uno spietato stratega, convinto che la propria tattica possa portare soltanto all’ineluttabile sconfitta dell’esercito nemico.

Gli eroi del mondo classico, capaci di compiere imprese memorabili, non hanno alcun dubbio sulla solidità dei loro valori e del loro credo.

Non temono nulla, sanno che dalle loro gesta dipendono le sorti di interi popoli. Tuttavia l’uomo moderno non ha più queste certezze in quanto esse sono definitivamente crollate a causa del nichilismo imperante. Mcmurphy non possiede certo le qualità degli eroi, impavidi e pronti a tutto.

Tuttavia, egli sarà in grado di scalfire la gelida corazza della società, impegnata nell’esaltare i forti ed opprimere i deboli, portando un po’ di calore umano in un ambiente segnato dall’accettazione passiva della realtà.

Questo sentimento affiora dalle parole di Harding, un paziente della clinica provvisto di grande cultura, il quale è fermamente convinto della teoria secondo cui ognuno deve rassegnarsi alla propria condizione. Harding divide gli uomini in due grandi categorie: I lupi e i conigli. I lupi, come Miss Ratched, sono esseri ai quali tutto è permesso, compreso l’uso indiscriminato della forza per opprimere i più deboli. I conigli, invece, sono animali costretti a fuggire continuamente dalle grinfie dei predatori, nascondendosi in tane dentro le quali possano sentirsi al sicuro.

In questa categoria rientrano tutti i pazienti dell’ospedale i quali sono schiacciati dalla forza di Miss Ratched, capace perfino di privare gli uomini di una delle loro caratteristiche peculiari: il riso. Durante le riunioni della terapia di gruppo, nel corso delle quali ognuno dovrebbe esternare i propri sentimenti per poter essere in seguito aiutato, avviene qualcosa di strano. Come delle prede alle quali è preclusa ogni possibilità di fuga, i pazienti urlano al mondo intero le proprie colpe, sperando così di placare la famelica brama di Miss Ratched, intenta ad annotare su di un taccuino tutti i loro segreti in modo da poter individuare il punto debole di ognuno di loro.

Puntualmente nel corso delle ”terapie”, un malato cronico di nome Pete si alza per far sapere a tutti quanto è stanco, quanto tutti lo abbiano avvilito con le loro stupide parole, pronunciate con l’intento di dilaniare il malcapitato di turno. Pete purtroppo non comprende bene la realtà. Le sue capacità intellettive sono rimaste legate a quel forcipe che con violenza lo ha strappato dal grembo di sua madre, e lo ha catapultato in un mondo saturo di odio e di disprezzo. Tuttavia, la peculiarità di Pete consiste proprio in questa sua incapacità di pensare nello stesso modo in cui ragiona la cricca.

Nessuno, infatti, può plasmare la sua mente, nessuno può renderlo un automa.

Un’altra figura di straordinaria importanza per le vicende narrate nel romanzo è sicuramente quella di Capo Bromden. Un gigante alto un metro e novanta, dotato di una vigoria muscolare fuori dal comune, il quale sarà purtroppo muto testimone delle atrocità commesse nella clinica tra le quali spiccano le innumerevoli violenze sessuali perpetrate dai collaboratori di Miss Ratched nei confronti dei pazienti più deboli.

L’autore affida proprio a Bromden, considerato erroneamente sordo fin dalla nascita, il ruolo di narratore e di strenuo difensore della questione degli Indiani d’America.

Nelle ultime pagine del romanzo, egli sarà il protagonista di un gesto estremo, per mezzo del quale riuscirà a completare l’opera iniziata da Mcmurphy e infliggere un duro colpo ad un mondo intriso di odio e insensibile alle sofferenze umane.

NB: il romanzo è considerato un classico. Per la tematica che tratta (la violenza di alcune scene, la libertà come sovvertimento dell’ordine costituito e un’idea di normalità intesa come spontaneismo e ribellione -temi tipici dell’epoca in cui il libro è stato scritto, all’inizio degli anni ’60- che alla fine portano ad esiti drammatici) e per l’atmosfera straniante che vi si respira, il libro può non essere adatto per ogni tipo di pubblico.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Qualcuno volò sul nido del cuculo
Autore: Ken Kesey
Genere: Classici
Editore: BUR
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 394

Studente della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania con un grande interesse per la cultura, la scrittura e lo sport.