Quando divento maturo?

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A chi non è mai capitato da piccolo di aver chiesto alla mamma o al papà “quando divento grande?“. E la risposta quale è stata? Diciotto anni? Quando sarai maturo? Quando ti fidanzerai seriamente? Quando ti sposerai? Quando andrai all’università? Quando andrai a vivere da solo? Le risposte possono essere varie ma nessuna è una certezza!

Questa domanda se la sono fatta anche degli scienziati che su The Lancet e hanno scritto così: “si diventa adulti a ventiquattro anni!”

Attenzione: la risposta si riferisce alla maturità mentale. Secondo questi ricercatori il nostro cervello non si sviluppa del tutto fino all’età di ventiquattro anni e solo dopo questa età possiamo ragionevolmente ritenere che si possa entrare nell’età adulta che dovrebbe essere sinonimo di maturità. Ma quando si diventa maturi?

Non si può stabilire un’età, una data. La maturità è del tutto individuale.

Ma allora che cosa è la maturità?

Kant nella lettera Che cos’è l’Illuminismo? aveva risposto che l’età dei lumi è l’uscita dell’uomo dalla stato di minorità e il passaggio a quella di maggiorità. Per minorità Kant intende l’incapacità dell’uomo di ragionare con la propria mente e quindi la necessità di supporti, di autorità che gli indicassero le “giuste verità” e le “giuste vie”.
La maturità può essere simile: si è maturi quando non si ha più bisogno degli altri, ma si riesce a essere autonomi (in tutto). Non sono del tutto d’accordo con l’opinione che la maturità si raggiunga facendo esperienze, provando (quasi) tutto. Le esperienze aiutano a maturare, ma non tutte. A parer mio solo quelle forti fanno maturare: “Se vuoi veramente sapere, sono diventato uomo a diciassette anni, quando fui mandato in esilio per la prima volta” (Arthur Koestler). A renderci maturi non sono quelle frivole esperienze adolescenziali quali possono essere la sigaretta o l’alcolico: esperienze che mi piace chiamare “piccoli passi verso l’oblio”. Nel senso che non tollero assolutamente quella gente che fa ciò solo per divertimento o per provare: il provare ci sta, ma il provare significa una, due volte non all’infinito. L’infinito è aver intrapreso ormai la strada dell’oblio; il provare è dare uno sguardo, un’occhiata. Per non parlare della droga e della canna. Con queste ed altre esperienze non si raggiunge la maturità: si raggiunge l’immaturità, una forma di involuzione!

La maturità è una sorta di scoperta degli equilibri che ci mancano e che finalmente abbiamo trovato. Mi piace definirla con una frase di Leopardi: “L’uomo raggiunge la maturità quando l’uomo vive l’esperienza di sé”. Per esperienza di sé intendo la piena conoscenza di se stesso.

Come e quando si capisce tutto di sé?

Che dire di me? =) Sono una ragazza sempre aperta ai nuovi orizzonti, mi interesso di tutto e anche se sembro riservata e timida in realtà non lo sono... Sono un fiume sempre in piena =D La mia più grande passione? L'informatica! Cià =)

  • Ilaria T.

     “Le esperienze aiutano a maturare, ma non tutte. ” Sono TOTALMENTE D’ACCORDO. E come hai anche scritto tu, citando Leopardi, una grande esperienza da vivere per maturare è la conoscenza di sé stessi…secondo me non si finisce mai di imparare, ma si deve NECESSARIAMENTE scoprire chi siamo nel profondo, nel più intimo del nostro intimo. In fondo ce lo suggeriscono da sempre anche i greci.. 
    Γνῶθι σεαυτόν ! siamo proprio duri di comprendonio…ma anche questa forse è una esperienza positiva…sapere che avevano ragione! 😉