Quando i media rubarono i pantaloni rosa

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Il 22 novembre è accaduto un evento che ha sconvolto l’opinione pubblica: a Roma un ragazzo di 15 anni si è suicidato. Le cause di questa scelta sono ancora da riscontrare, come è possibile rilevare dalle informazioni riportate dai mass media, in forte contrasto l’una con l’altra. L’argomento su cui verte questa aspra controversia è la presunta omosessualità del ragazzo, che ha mobilitato gli attivisti delle associazioni Lgbt che hanno organizzato cortei e fiaccolate in sua memoria. Pare infatti che Andrea – era questo il nome del ragazzo – fosse stato ripetutamente preso in giro e vessato dai compagni di scuola proprio per il suo orientamento sessuale, con pagine infamanti su Facebook e scritte decisamente poco amichevoli sulle mura dell’edificio scolastico. Dall’altra parte troviamo i compagni di scuola, contro cui si riversa l’odio dei più, gli insegnanti e i genitori del liceo frequentato dal ragazzo che, in due lettere scritte ai quotidiani (stranamente non apparse su quelli di maggior rilievo), si sono difesi sostenendo l’infondatezza di alcune informazioni diffuse, tra cui quella dell’omosessualità, e la strumentalizzazione dell’episodio.
Di certo il caso di Andrea non sarebbe il primo, e disgraziatamente neanche l’ultimo, esempio di manipolazione mediatica, un fenomeno sempre più in voga negli ultimi anni e terribilmente pericoloso. Pericoloso perché è figlio di una linea di pensiero che è tipica dei regimi totalitari, in quanto cerca di uniformare il pensiero della massa, attraverso il meccanismo delle mezze verità, in modo da poterla controllare più facilmente. Questo compito è affidato ai mass media, in grado di raggiungere chiunque, attraverso i quali sono state messe a punto delle strategie infallibili per riuscire nel loro intento. A questo proposito citerò alcune delle “10 strategie della manipolazione attraverso i mass media”, elaborate dal famoso linguista Noam Chomsky.

  1. La strategia della distrazione. “L’elemento primordiale del controllo sociale” scrive Chomsky “è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti […] attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti”. È una tecnica che consiste nel tenere occupate le menti dell’opinione pubblica senza “farsi beccare”, inducendoci a pensare che noi ci stiamo effettivamente occupando di problemi sociali. Ne è esempio il modo in cui vengono riportate le manifestazioni: i mass media si concentrano sugli episodi di violenza deviando totalmente l’attenzione dalle problematiche che portano a scendere in piazza. Non a caso le manifestazioni pacifiche non fanno notizia.
  2. Creare problemi e poi offrire le soluzioni. “Questo metodo è anche chiamato “problema-reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare”. Chomsky fa poi un esempio che ci riguarda in pieno. La situazione creata è quella di una crisi economica che porti ad accettare provvedimenti che portino allo smantellamento dei servizi pubblici e la retrocessione dei diritti sociali come un male inevitabile. Il fatto che ci sia la crisi diventa poi la causa -e la scusa- di qualsiasi cosa.
  3. Rivolgersi al pubblico come ai bambini. “La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende a usare un tono infantile”. La pubblicità va proprio a colpire quel lato infantile della nostra mentalità. Ne sono prova i cartelloni pubblicitari di intimo femminile che hanno solitamente per protagoniste Barbie dal fisico photoshoppato, la cui funzione è quella di dire alla potenziale compratrice che deve comprare quel prodotto se vuole essere come la donna ritratta. Persino un bambino sa che non basta mettersi una tutina nera per diventare come Batman.
  4. Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione. L’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti”. Questa non è poi così originale: la conoscevano bene i sofisti, abili maestri nell’arte della retorica. E se funziona così bene ancora adesso, è perché a noi esseri umani le emozioni ci fregano più di ogni altra cosa. Un buon metodo per controllarle è una buona e sana cultura.
  5. Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. È mille volte più semplice controllare la mente di una popolazione ignorante, piuttosto che una capace di discernere, discutere e prendere posizione.

Ora, un individuo a cui interessa essere correttamente informato, probabilmente confronterà più interpretazioni, cercando di coglierne gli aspetti comuni, quei dati che sono assolutamente certi e inconfutabili. In tutta questa vicenda il dato oggettivo che emerge è uno solo: Andrea è morto. E questo non darà mai pace alla madre che per sempre cercherà di scoprire i motivi di quel gesto, motivi che probabilmente rimarranno sepolti insieme ad Andrea.

Intanto noi assistiamo all’ennesima, crudele e deprecabile vendita al pubblico del dolore di una famiglia, accompagnata dallo scherno a volte decisamente pesante verso i compagni di scuola del ragazzo. Prima di additarli come omofobi, anzi come assassini, io ci andrei molto piano con il trarre conclusioni, soprattutto visto come i confini tra realtà e bugia siano così labili e deformabili. C’è una bella differenza tra il condannare l’omofobia e il bullismo e riversare tutto il proprio odio e la propria rabbia contro dei ragazzi che non si conoscono. Non è anche questa una forma di violenza ingiustificata?

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.