Quando i neri ci fanno neri

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Ha deciso che deve imparare l’italiano, e guai a chi gli dice che è difficile. Sa benissimo che lo è, ma non intende lasciarsi scoraggiare.

– Im-prov-vi-so.
– Im-pre-vi-so?
– No: im-prov-vi-so.
– Im-pri-vso?
– Improvviso.
– Improvviso!
– Oh, finalmente, bravo!
– Im-pre-vis-to?
– …no.

Intestardito e in rotta con se stesso, Amir continua a fissare questa benedetta parola coi suoi occhi di ebano. Ha deciso che deve imparare l’italiano, e guai a chi gli dice che è difficile. Sa benissimo che lo è, ma non intende lasciarsi scoraggiare.
E’ arrivato quest’inverno al Don Bosco Island, il centro catanese di accoglienza per migranti minorenni. Come lui, altri 59 ragazzi dall’Africa Subsahariana hanno fatto un viaggio incredibile che neanche osano raccontare.  Non parlano del lavoro barattato con vitto e alloggio o pagato in nero, della traversata nel deserto e poi in mare, oppure del viaggio involontario, forzato dai trafficanti in merce umana. Evitano patetismi in un’imbarazzante miscela di forza e dignità. Hanno per mani delle cortecce secolari e liscissime che poggiate sul bianco della carta fanno un contrasto accecante.

Amir mica è scemo, Amir ha problemi solo con l’italiano. Parla correntemente francese e inglese, e mi chiede se per caso non esista la facoltà di economia in lingua: in Ghana aveva la media del nove in matematica, e la carriera finanziaria gli piace parecchio. Dategli giusto il tempo di studiare e forse coi fondi delle onlus salesiane riuscirà ad arrivare a laurearsi a Roma. Poi la meta è il Ghana, è lì il senso di tutto: salvare la famiglia, restituirle, se non quella politica, l’indipendenza economica.

E tu, Sa-b-ri-na, cosa pro-ge-ti per il fu-tu-ro?
M’incanto. M’imbambolo.
Ho perso anch’io la lingua, e dire che in italiano mi sentivo ferrata.

Non lo so, Amir, che piano ho, io? La casa in cui abito è mia e la mia famiglia si trova tutta lì dentro- non siamo sparpagliati in due o tre continenti- eppure… eppure vivo alla giornata. Mi è sempre parsa la giusta reazione stoica, coraggiosamente distaccata dalla furia delle cose che corrono e scorrono. Invece tu m’insegni la caparbietà, il progetto.
Andrà a finire che sarò io a lagnarmi con te, Amir. Ti dirò che la maturità è una brutta belva feroce che ingurgita tempo e sputacchia nevrastenie, e farò un dramma pure dell’università, dei bivi, delle unghie sfaldate e dei capelli che in preda all’ansia da impreparazione non s’arricciano più come Dio comanda.

– Il tuo Dio comanda di arricciare i capelli?
Ridiamo, io e Amir, cosa che lui, anche senza battute, fa di continuo in una posa naturale.

Il mio Dio comanda di volersi bene, e di quel bene inondare anche il prossimo.
Di avere pazienza, fiducia, di spalancare occhi e braccia e porte alla speranza. Il mio modernissimo Dio già duemila anni fa preannunciava l’accoglienza: aveva già abbozzato la scena in cui Amir demoliva con cacciaviti invisibili i luoghi comuni impalcati dentro di me.

In tutta onestà mi sembri più bianco tu, fratello Nero, perché il tuo dolore ti ha nobilitato, non ti ha reso il mostro rabbioso che condannano in tv. Ci guardi tutti dall’alto della tua ricchezza immateriale. Né questi tuoi giorni di sabbia e di sale ti hanno conferito la malsana furbizia dell’italiano che raggira quando può, che s’arrampica per i viottoli della corruzione. E’ lui che t’addita, che inaugura per te le cacce alle streghe: ti teme perché non sa guardarti gli occhi, condanna le migrazioni perché non sa che se il sangue nel suo corpo non migrasse lui non vivrebbe. S’inventa per te la balbuzie intellettuale, lo spaco botilia amazo familia; non può vederti colto, non sa scoprirti risorsa, sa solo darti in mano una pala o un rastrello per lavare i vetri.

Ma tu stupiscilo, ignoralo. Rinasci, come rinasce la speranza, all’improvviso.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.