Quando il malato diventa un peso

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Ecco quello che può succedere quando in una società la malattia, la disabilità, l’imperfezione fisica diventa un peso da eliminare a tutti i costi. E’ una notizia riportata a fine ottobre da alcuni giornali, pochi, purtroppo. Se invece che di un down si fosse trattato di altri tipi di discriminazione, il caso avrebbe avuto probabilmente un’eco molto più ampia sui mezzi di comunicazione… Ecco quello che è successo.

Bernhard Moeller era arrivato due anni fa in Australia con tutta la famiglia e si era stabilito in un’area rurale dello stato di Victoria dove mancano i medici. Nonostante il medico abbia un ?visto’ temporaneo valido fino al 2010, la sua richiesta di residenza permanente è stato respinta dall’Ufficio Immigrazione perché la malattia del figlio Lukas (la sindrome di Down), che ha 13 anni, “costituirà una spesa permanente per la comunità australiana”. L’ufficio immigrazione ha voluto sottolineare che “non si tratta di discriminazione”, ma un tentativo di “oculata gestione” delle risorse: “Non ha nulla a che fare con il fatto che il ragazzo ha la sindrome di Down, ma può essere una condizione che potenzialmente ha un impatto finanziario di lungo termine sulla comunità australiana”, ha spiegato uno dei responsabili Immigrazione, Peter Vardos.

E’ davvero difficile dare ragione al sig. Vardos, che evidentemente deve avere un concetto limitato di discriminazione. Il vero problema è che una società civile dove il benessere diventa il valore assoluto della vita umana, quando ci si trova davanti a situazioni del genere, si cerca in tutti i modi di eliminare il problema. E la cosa che preoccupa di più è che lo si fa usando parole e mezzi che cercano di giustificare azioni che non sono per niente da società civile.

Continuiamo a diffondere la cultura della vita e dell’amore, è l’unica strada per recuperare il terreno che l’umanità ha perso negli ultimi decenni del suo peregrinare in mezzo al mondo…

 

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.