Quando il sesso fa la differenza

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“Tanto tempo fa i marziani e le venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla terra e furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi.”
Avevate mai letto queste parole? Sono tratte da uno dei libri più famosi sul tema delle differenze tra l’uomo e la donna. Il libro, scritto dallo psicosessuologo americano John Gray e che rappresenta un vero e proprio best-seller sull’argomento, si chiama Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere: detto in altri termini, uomini e donne sono così differenti tra loro che sembrano provenire da due pianeti diversi!
Ed effettivamente è difficile negare come l’universo maschile sia profondamente diverso da quello femminile in molti aspetti: nel modo di affrontare i problemi o di comunicare, nella diversa sensibilità, nel modo di vestire o di considerare il proprio corpo. E questi sono solo alcuni degli innumerevoli esempi di una diversità che non si limita ad essere meramente fisica.
Pensate al modo di reagire allo stress, per esempio. Un uomo che cosa fa? Il più delle volte si chiude in se stesso e si concentra sul problema. La donna, invece, si sente molto coinvolta emotivamente. E che cosa succede di solito? Che lui, per stare meglio, sente l’esigenza  di risolvere al più presto il problema; oppure fa di tutto per metterlo da parte e non pensarci. Lei, invece, si sente meglio se ha la possibilità di parlarne con qualcuno e di sfogarsi.
Lui non parla dei suoi problemi, non vuole pensarci; e spesso non capisce e non sopporta lei che invece vuole parlare dei propri.
Lei, dal canto suo, vorrebbe sfogarsi e non comprende né il silenzio di lui, né la sua insensibilità nell’ascoltarla.
Il risultato è che spesso si finisce per litigare, perché nessuno dei due ha fatto nulla per comprendere il modo di ragionare dell’altro.

Due mondi che si completano
Uomini e donne sono esseri che vengono da pianeti diversi, quindi. Ma è anche vero che sembrano fatti l’uno per l’altro: sono complementari, a patto peró che sappiano seguire le istruzioni per l’uso!
Alla diversità tra ragazzi e ragazze dedico uno degli incontri del laboratorio di educazione dell’affettività e della sessualità che da qualche anno sto conducendo in alcune scuole siciliane.
È difficile, infatti, parlare di sessualità e non accorgersi che essa ci identifica in maniera inequivocabile come maschi o come femmine; come uomini e come donne, sarebbe meglio dire.
“La sessualità è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l’amore umano. La sessualità caratterizza l’uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico”.Questa definizione della sessualità ci ricorda, caso mai ce ne fosse bisogno, che noi siamo definiti in maniera radicale dalla nostra identità sessuale, che condiziona interamente il nostro modo di vivere e di relazionarci con noi stessi e con gli altri.
In uno degli incontri a cui accennavo più sopra, una ragazza mi ha chiesto:“Perché i ragazzi e le ragazze si innamorano in maniera diversa?”. Perchè sono diversi! Sembra una risposta banale ma è proprio così. Provate a far definire l’innamoramento ad una ragazza: la cosa più probabile che vi possa rispondere è che è quel periodo in cui si sentono le farfalle nello stomaco. E adesso cercate un ragazzo che vi dia la stessa definizione: non lo troverete mai.
Che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere non è un’imposizione culturale, come ci vuole far credere l’ideologia del gender, che si sta diffondendo pericolosamente da alcuni anni, soprattutto nella società occidentale e che tanta parte sta avendo, tra l’altro, nei ripetuti attacchi che la famiglia subisce da un po’ di tempo a questa parte.
Per chi non conoscesse questa teoria, vale la pena spendere due parole. I fautori del gender sostengono che l’essere umano non sarebbe determinato dal sesso ma dalla cultura in cui è cresciuto. L’identità sessuale, quindi, sarebbe solo la conseguenza di come un individuo interagisce con la sua comunità, senza tenere conto del dato biologico di partenza, cioè del fatto che sia nato maschio o femmina. La configurazione sessuale con cui siamo venuti al mondo, allora, non conterebbe più nulla, perché tanto poi decideremo da grandi se essere maschi o femmine. Insomma, il sesso lo abbiamo dalla nascita, ma la sessualità la scegliamo noi; come se stessimo parlando di due realtà – sesso e sessualità – distinte e non collegate inseparabilmente tra loro.
Ma il nostro essere maschio o femmina è qualcosa che può prescindere dalla nostra identità sessuale?

Diversi biologicamente
Noi siamo maschi o femmine già al momento del concepimento, prima ancora che compaiano i cosiddetti caratteri sessuali del corpo. Nel momento in cui lo spermatozoo feconda l’ovocita si decide se saremo maschi o femmine; praticamente da subito viene definito il nostro sesso cromosomico: maschile se i cromosomi sessuali sono X e Y, femminile se invece sono entrambi X. E questa struttura genetica, riprodotta in tutte le cellule del corpo, rimarrà tale fino al momento della nostra morte. Ogni cellula del nostro corpo parla della nostra sessualità.
La diversità sessuale si manifesta poi nella formazione degli organi interni che produrranno le cellule sessuali: i testicoli per i maschi, le ovaie per le femmine. E ancora, diversi sono gli ormoni che a partire dalla pubertà inizieranno a circolare abbondantemente nel nostro corpo: il testosterone nei ragazzi, gli estrogeni e il progesterone nelle ragazze.
E infine, diversi sono i caratteri sessuali primari (gli organi genitali esterni) e secondari (i peli, la voce, i tratti somatici e così via, molto diversi tra uomo e donna).
Insomma, noi siamo profondamente maschi o profondamente femmine già a livello biologico. Per questo un’identità sessuale che non tiene conto di queste differenze, difficilmente potrà ignorare per tutta la vita il punto di partenza biologico da cui proviene. Sarà sufficiente cambiare il nostro sesso esterno per cambiare l’identità sessuale?
Qualche tempo fa ho trovato sul pavimento della palestra che frequento un messaggio pubblicitario di un prodotto per il fitness, che più o meno diceva così: “il fisico della donna è uguale a quello dell’uomo?” E sotto questa domanda, a caratteri cubitali, veniva riportato: “La risposta è no!”. Il tutto era scritto su uno sfondo rigorosamente rosa. Ora, al di là delle campagne pubblicitarie che apposta pongono l’accento sulle caratteristiche che vogliono esaltare, chi potrà negare che il fisico di una ragazza sia profondamente diverso da quello di un ragazzo?

Diversi psicologicamente
Ma è soprattutto sul piano psichico che l’uomo e la donna sono diversissimi. Come scrivevo all’inizio, i primi ragionano come i marziani, le seconde come le venusiane: vengono da due pianeti differenti.
Un’altra ragazza che partecipava ad un incontro sulla sessualità mi ha chiesto: “perchè gli uomini pensano sempre al sesso e le donne no?”. Al di là della forma della domanda, oggettivamente troppo schematica, non è forse vero che esiste un modo diverso di percepire la sessualità da parte dei ragazzi e delle ragazze?
Tutto deriva dal diverso modo in cui l’uomo e la donna percepiscono il proprio corpo. La donna sente tutta se stessa nel proprio corpo, la donna si percepisce nel suo corpo tutto intero. Anche nel rapporto intimo, per esempio, mentre la donna sente un bisogno di carezze e di tenerezza che mette in gioco tutto il corpo, nell’uomo di solito il piacere è percepito a livello soprattutto genitale.
Vi siete mai chiesti come mai, per esempio, l’anoressia è una caratteristica prevalentemente femminile? Quanto incide la sensibilità somatica a tutto campo nello sviluppo di questa malattia tra le ragazze?
E poi l’uomo e la donna sono diversi nel modo di sentire la realtà e di interagire con essa. La donna arriva a maturazione molto prima dell’uomo, è più forte, più resistente, più in grado di sopportare il sacrificio. Sono tutte caratteristiche che derivano dalla sua capacità di dare la vita, di portarla dentro di sé per nove mesi. La donna è più intuitiva e sensibile, e quindi più capace di ascoltare e di comprendere, ma anche più propensa alla sofferenza. Quante ragazze si lamentano della superficialità del loro fidanzato che pensa alla partita di calcio, quando esse stanno passando un brutto momento, che il ragazzo non intuisce nemmeno?
L’uomo, invece, è più pratico, più logico e anche più razionale della donna. Ha una minore capacità di sopportare la sofferenza ma in compenso è più forte nel prendere le decisioni. Avete notato come spesso le mamme, nel rivolgersi al figlio che chiede qualcosa, gli dicono: “parla con tuo padre”?
Insomma, siamo diversi. Non si tratta di incasellare la realtà dentro rigidi schemi. Grazie a Dio il mondo è bello perché è vario, anche tra persone dello stesso sesso.
Ma una cosa sembra certa: senza queste differenze di genere, probabilmente non si svilupperebbe l’amore in tutta la sua pienezza. Se è vero che gli opposti si attraggono, quale prova migliore abbiamo dell’attrazione spesso fatale che proviamo per il sesso opposto?

Articolo pubblicato sul numero di febbraio di Dimensioni Nuove

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)