Quando imparare a scrivere ti insegna a vivere

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Sei principi chiave dello storytelling applicati alla vita. Imparare a raccontare una storia del modo migliore, ti insegna a essere una persona migliore.

Quest’anno, per affinare le doti di scrittrice, ho deciso di completare il mio percorso di studi con un Master di sceneggiatura cinematografica. Il primo modulo è stato interamente dedicato ai principi dello storytelling, ovvero a come si racconta una storia affinché coinvolga intellettualmente ed emotivamente il pubblico e lasci qualcosa nel cuore di chi la legge o guarda. Ovviamente, mi aspettavo che avrei imparato qualcosa su come essere una scrittrice migliore; quello che non mi aspettavo, però, è che spesso imparare a scrivere significa anche imparare a vivere. Cioè?, mi chiederete, supponendo che abbia fatto uso di sostanze non propriamente legali. No, nessun’erba, alcolico o manuale zen ha influenzato questo articolo – per quanto ami Baudelaire, ho deciso di non adottare il metodo creativo bohémien – ma soltanto l’immensa saggezza degli scrittori e della loro arte. Per semplificare, comincerò con sei punti chiave.

  1. Non esiste una storia senza un cambiamento. Il protagonista deve avere un arco di trasformazione, positivo o negativo, che lo cambi nel profondo. A pensarci bene, è così anche nella vita. Spesso la noia, la monotonia, la depressione, sono legate a condizioni di stasi, di blocco, da cui non ci si riesce a staccare. Cambiare è indispensabile per crescere, per vivere, ciò che non si evolve è destinato a perire.
  1. Non esiste cambiamento senza un problema da affrontare. L’uomo è un animale conservatore, non è portato a fare sforzi se non è strettamente necessario: chi ce lo fa fare? Ogni azione deve avere un obiettivo, persino la più semplice. Naturalmente, se si aumenta il grado di difficoltà – a tutti gli appassionati di Mission Impossible: la cosa più difficile che un essere umano possa fare non è rimanere attaccati a un aereo in decollo, ma cambiare se stessi – e se aumenta di conseguenza anche il fattore di rischio – non cadere dall’aereo, ma deludere gli altri, fallire – ecco che diventa necessaria una piccola spinta per metterci in azione. E quale spinta è maggiore di un problema da risolvere? Il problema ci toglie l’equilibrio, sta a noi sfoderare le armi per riconquistarlo.
  1. Solitamente la spinta che ci mette in moto proviene dall’esterno. Nei film e nei libri è lo scrittore a escogitare il giusto incidente scatenante per il suo personaggio, nella vita reale, se non si crede alla Provvidenza divina, può essere il caso o il destino. Raramente una persona si sveglia al mattino e decide di cambiare radicalmente, quello si chiama bipolarismo. Le persone normali – conservative, o pigre, che dir si voglia – hanno bisogno di una spinta esterna per mettere in moto i meccanismi all’interno. Un po’ come un motore, senza benzina non va avanti, e quando si parla di cambiare noi esseri umani assomigliamo molto più a un diesel.
  1. Spesso per raggiungere un traguardo o per risolvere un problema nel mondo esterno, dobbiamo prima risolverne uno interno. Ognuno di noi ha un fatal flaw (un difetto fatale) che ci impedisce di cambiare; che sia un evento traumatico del passato, una delusione o un difetto caratteriale, abbiamo tutti un tallone d’Achille che ci impedisce di correre dritti e spediti verso la felicità. Tutto sta nel trovarlo, nell’accettarlo e nel tentare di combatterlo. Una volta risolte le paturnie interne, il resto è tutto in discesa. Dopotutto, non siamo i peggiori nemici di noi stessi?
  1. I problemi dentro di noi si riflettono sulle relazioni e spesso sono proprio le relazioni la chiave per risolvere i problemi della vita. Insomma, parliamo di un circolo virtuoso: se riusciremo a cambiare, affrontando i nostri demoni e smussando le spigolosità del carattere, avremo delle relazioni migliori, che a loro volta ci aiuteranno a risolvere i conflitti nel mondo esterno. Ma se non lavoriamo prima su noi stessi non possiamo avere relazioni ottimali e se non abbiamo relazioni ottimali avremo più difficoltà ad affrontare i problemi della vita. Il cerchio si chiude: semplice, no?
  1. L’aspetto esteriore non dice nulla di una persona-personaggio, sono le scelte che fa a svelarne la vera essenza. Da Seneca al Piccolo Principe, che l’essenziale sia invisibile agli occhi non è una novità, ma quante volte, pur sapendolo, ci lasciamo ingannare? Siamo sicuri che quella ragazza sempre vestita alla moda e truccata sia davvero sicura di sé e piena di amici? O che quell’uomo che srotola una lista di lauree e master sia intelligente e affidabile? Non è di fronte allo specchio ma ai bivi della vita che si svela una persona.

Per ora mi fermo qui, è quasi Natale e non voglio tediarvi con troppe lezioni di vita, ci pensa già Bauli a ricordarci che “a Natale si può dare di più”. Perciò, vi lascerò il tempo di assorbirle e accumularle assieme alle fette di Pandori e Panettoni. Buone feste!

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".