Quando la difesa dei diritti dell’uomo diventa discriminazione dei più deboli

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L’altro ieri la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emanato una sentenza in cui dichiara che la legge 40/2004 sulla fecondazione assistita viola l’art. 8 della CEDU e che inoltre è in contraddizione con la famigerata 194/1978 sull’aborto.

Il caso è stato portato all’attenzione della Corte da una coppia italiana di portatori sani di fibrosi cistica a cui, nel 2006, è nato un figlio ammalato; successivamente, nel 2010, la coppia ha concepito un secondo figlio cui, attraverso l’amniocentesi, è stata diagnosticata la stessa malattia, e -con una applicazione a mio parere alquanto dubbia della 194 – è stato eliminato attraverso un aborto definito “terapeutico”.

Dopo questo fatto la coppia, decisa a tutti i costi ad avere un figlio sano, decide di ricorrere alla FIVET e alla diagnosi pre-impianto, in modo tale da selezionare l’embrione ed avere la sicurezza di partorire un figlio sano. La legge 40/2004, che disciplina il ricorso alla FIVET, però permette di ricorrere a tale pratica soltanto nel caso in cui la coppia sia sterile o nel caso di malattie gravi sessualmente trasmittibli. E questo è solo il primo divieto su cui è incappata la coppia: già, perchè la legge 40 vieta, all’art. 13, “ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti”, cosa che appunto la coppia avrebbe intenzione di fare.
A questo punto, i due coniugi hanno pensato bene di rivolgersi alla Corte di Strasburgo, la quale ha prontamente dato loro ragione e condannato il governo italiano a risarcire 15.000 euro per danni morali oltre 2.500 euro di spese legali. La sentenza però sarà da considerarsi definitiva solo se, entro 3 mesi dall’emissione, il governo italiano non presenterà ricorso alla Grande Chambre per far valere le proprie leggi in casa propria.

Vale la pena, prima di passare a qualche considerazione più etica e personale, considerare almeno tre aspetti “giuridico-tecnici” che la Corte europea ha trascurato emettendo questa sentenza, ma che a me, così come a vari esponenti della politica e del mondo pro-life, appaiono ovvi.
Il primo è un dato puramente giuridico-procedurale che è stato totalmente trascurato a Strasburgo, e cioè che per fare ricorso alla Corte europea occorre prima passare atrraverso tutti i gradi di giudizio in Italia; e questo non è stato fatto, perché la coppia è ricorsa direttamente alla Corte europea senza passare per nessun tribunale italiano: questo doveva essere motivo di rigetto del ricorso.
Il secondo aspetto riguarda la presunta violazione dell’articolo 8 della CEDU, cosa che a parer mio è totalmente falsa, in quanto l’art. 8 CEDU recita: “Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”. Nel nostro caso, mi sembra che l’ingerenza non solo sia “prevista dalla legge” ma è anche finalizzata “alla protezione della salute o della morale, o della protezione dei diritti e delle libertà altrui” (nel nostro caso la protezione altrui è quella dell’embrione).
Il terzo aspetto da considerare è che la legge 40 è in contraddizione con la legge 194. In poche parole la coppia si lamenta con lo stato italiano per l’evidente incoerenza: le ha permesso di abortire nel 2010, perchè il figlio era affetto da fibrosi cistica, adesso le nega di eliminare embrioni affetti dalla stessa malattia.
In effetti la contraddizione c’è, però, oltre a rilevare che nella pratica l’applicazione della 194 è soggetta ad abusi e si finisce per porre quale unico limite all’aborto solo i fatidici 90 giorni, vorrei far notare che la 194 è una legge del 1978 – cioè veccha di 34 anni, figlia della mentalità “sessantottina” del suo periodo – mentre la legge 40 è une legge recente, valutata alla luce delle nuove scoperte scientifiche che riconoscono dignità all’embrione; quindi sarebbe più logico adeguare la 194 alle nuove scoperte scientifiche  -che dimostrano come fin dal primo istante del concepimento esiste un nuovo essere [pur nel limite di non ammettere che sia un uomo a tutti gli effetti]– e non invece adeguare la legge 40 alla 194, il che sarebbe soltanto un passo indietro rispetto alle nuove conquiste.

Adesso qualche mia breve considerazione di carattere più etico-personale.
Come prima cosa mi preme ribadire ciò che in un comunicato stampa afferma l’onorevole Carlo Casini, presidente del MPV, cioè che “dolorosamente si coglie una consonanza con le leggi naziste che pretendevano di stabilire chi aveva diritto a vivere e chi no”. D’altra parte il nostro tempo è il tempo in cui si cerca di esorcizzare il male e la sofferenza a tutti i costi, senza però proporre soluzioni adeguate, semplicemente nascondendola sotto il tappeto. E così cresciamo con la mentalità che per valere bisogna essere sani e belli e che se si soffre non vale la pena vivere; così aumentano le persone che alla prima sofferenza si suicidano, e si finisce anche per cercare di voler selezionare prima della nascita chi è sano e buttare via chi è ammalato, così come si butta via qualunque cosa difettata.
Dunque, la domanda che mi pongo è questa: può una società che decide che solo i sani hanno diritto di nascere essere definita umana?
Eliminare gli embrioni ammalati mi fa pensare all’antica Sparta quando si buttavano giù dalla rupe i bambini disabili, e mi chiedo: passati migliaia di anni devono ancora accadere cose del genere? L’uomo è andato avanti: abbiamo capito che gli indios e i neri sono uomini uguali a noi, abbiamo riconosciuto i diritti delle donne, lottiamo insomma per la difesa dei diritti umani, tutti, e addirittura per quelli degli animali, e ancora non riusciamo a riconoscere piena dignità a chi soffre?
Credo che questa sia la sfida della nostra generazione, perché se si impedisce di nascere a chi ha una malattia, allora inevitabilmente si finisce anche per negare dignità a tutti gli ammalati: il confine è sottile e la posta in gioco è alta.

Per concludere dico che la nostra evoluzione morale e scientifica ha tanto lottato affinché venissero meno le leggi della “selezione naturale” e della sopravvivenza del più forte, sono stati scoperti i vaccini e le medicine contro tante malattie, proprio per cercare di far “sopravvivere” anche i più deboli; adesso invece pretendiamo di procedere ad una “selezione artificiale”. Io continuo a credere che l’unica soluzione alla sofferenza sia sempre la cura e la ricerca di cure sempre più efficaci, e penso che selezionare vite umane è un gioco che, se lo faremo, ci costerà molto caro, perchè “Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta, ma la natura mai!”.

Mi piace tantissimo camminare immerso nella natura e usare le mie mani per dare forma a quel che c'è dentro la mia testa. Ho una passione per tutto ciò che esiste di bello e quindi per la mia Sicilia. Sono laureato in Scienze Storiche e non mi fermo mai davanti alle apparenze ma le scavalco per guardare oltre cercando di far vivere e diffondere la verità intorno a me. Da grande mi piacerebbe fare il giornalista o l'artigiano e il mio grande desiderio è formare una famiglia!

  • Se una malattia viene scoperta prima della nascita, allora qualcuno ha il diritto di non farti nascere. Se la malattia ti viene invece dopo? tre mesi, sette anni, qualche lustro? il diritto alla vita si sgretola al solo significato temporale?
    qualcuno, ovviamente (ed umanamente) dirà, ma se devo scegliere tra un figlio sano e un figlio malato, cosa dovrei fare? impossibile dire il contrario.
    ma alla frase, se tanto so che mio figlio sarà malato e deve morire, tanto vale non soffrire…e io dico, non vorresti conoscerlo, tuo figlio? ed il figlio che hai già, sano bello e felice, un domani ammala, tu che fai? smetti di amarlo?

  • Infatti mi stupisco davanti a queste discussioni! Dovrebbe essere scontato il valore della vita, eppure non è così… stando a questa tesi di eliminare i figli malati allora converrebbe suicidarsi tutti quanti, tanto prima o poi ci ammaleremo e moriremo!

  • Domenico Ferro

    Purtroppo
    ormai siamo sotto la dittatura dell’ideologia femminista e dei suoi dogmi, ai
    quali si sottomettono ossequiosamente i legislatori di tutti gli Stati e i
    Tribunali di tutti i livelli. La 194 non si può toccare, perché introduce,
    garantisce e assicura il diritto all’aborto libero e gratuito, sempre e
    comunque, anche dopo i primi tre mesi (un certificato di pericolo per la salute
    psichica della donna non lo si nega a nessuno!). La sentenza della CEDU sulla
    legge 40 è solo l’ultima prova di ciò. E tanto è potente la dittatura del
    femminismo che in suo nome si stravolgono tutte le procedure democratiche
    (ammesso che lo siano davvero) e comunque previste dalle norme vigenti, come,
    appunto, è avvenuto nella fattispecie relativamente al mancato ricorso a tutti
    i gradi di giudizio dei tribunali nazionali. Purtroppo c’è chi fa ancora dei
    distinguo, anche fra i pro-life e i cattolici, affermando che la 194 (che fa
    125.000 vittime all’anno) non è una legge poi tanto cattiva, solo che non è
    interpretata bene e non è applicata integralmente, e che la legge 40 (che di
    vittime ne fa altrettante, se non più) è una legge solo imperfetta (ma la
    perfezione non è di questo mondo, sembra quasi volersi sottintendere) e che
    solo alcuni giudici cattivi, compresi quelli costituzionali, hanno a poco a
    poco divelto i paletti che la legge aveva fissato. Nel 1978 già si sapeva tutto
    dell’embrione, ma si volle comunque emanare l’ipocrita legge 194 (allora la
    dittatura femminista era già al potere, anche se meno saldamente di oggi) con
    la compiacente complicità dei cattolici e dei pro-life di cui sopra; nel 2004
    la manovra continuò con l’ancor più ipocrita legge 40, che comunque, nei suoi
    articoli, fa salve le disposizioni della 194. La CEDU, con la sentenza del 28
    agosto, non ha fatto altro che confermare la logica comune di queste due infami
    leggi.

  • prova

    ciao

  • biker17

    prova commento

  • pluto

    ci

  • pippo

    prova

  • Elisa Bonaventura

    Dittatura dell’ideologia femminista?
    Ma stiamo scherzando o stiamo parlando sul serio?
    Se si deve fare un discorso attorno a questa legge che sia un discorso etico e giuridico, perché si tratta di una pronuncia di una Corte di Giustizia.
    Ma non scriviamo cose che non solo non sono vere, ma che non rendono giustizia ad un movimento culturale che ha determinato notevoli passi avanti per la condizione delle donne!

  • Angelo Ventura

    Equiparare embrioni non differenziati probabilmentenon vitali a esseri umani gia’ nati e’ una aberrazione logica e giuridica, oltre che biologica.E che c’entrano inazisti?

    • Contessa Adelasia

      Cosa intendi con “embrioni non differenziati”? E con “probabilmente non vitali”? Io conosco le cellule staminali, indifferenziate (che possono essere embrionali); e tutti gli embrioni, o anche solo gli organismi monocellulari, direi che sono abbastanza “vitali”… Tant’è vero che si parla di comparsa di vita sulla terra a partire dagli organismi monocellulari. Un’aberrazione biologica oltre che…linguistica?
      Ricominciamo il discorso da capo, forse il senso di quello che volevi dire era un altro. 😉

  • I Nazisti centrano perchè sono stati loro a pianificare la selezione eugenetica,in secondo luogo l’aberrazione logica credo sia giocare con la vita. Per quanto riguarda l’ideologia femminista elisa purtroppo è vero, le femministe sono partite certo da rivendicazioni di libertà giuste ma con il tempo si è andati alla deriva e l’aborto e la fivet, nonchè tutto quello che ne deriva, sono frutto di quella ideologia. Purtroppo anche da istanze giuste, se non si hanno le idee chiare, si può arrivare ad aberrazioni.