Quando la famiglia è una scelta coraggiosa

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Guglielmo, Ludovico, Immacolata, Maddalena, Sebastiano, Angelica, Emanuele, Stella, Sofia e, ultimo arrivato, Davide. Ne manca solo più uno per fare una squadra di calcio ma, se fosse necessario, potrebbero entrare in campo anche papà Andrea o mamma Cristina.

La famiglia Bruzzone vive nell’entroterra ligure, in una casetta indipendente, con giardino e orto, che, seppur impegnativo, aiuta a risparmiare. Niente aiuti per i lavori domestici. Le incombenze quotidiane vengono suddivise: ognuno partecipa secondo le proprie capacità ed energie. Si cerca di non badare troppo al disordine: ciò che conta è l’aspetto pratico, il buon funzionamento di un’organizzazione giornaliera dagli equilibri a volte precari.

La sala da pranzo funge anche da salotto: ospita due tavoli uniti e un enorme divano, niente televisione. «Quando si è rotta quella vecchia, abbiamo pensato di risparmiare quella cifra per altro. Se poi la scelta dei programmi da vedere è causa di litigio, meglio così!» dice Cristina. Per motivi di studio da qualche anno c’è il computer; in realtà, confessano i ragazzi, i più piccoli ne approfittano per guardare i cartoni animati.

Niente scooter per i grandi, tanto è comoda anche la bicicletta; scuolabus per i più piccoli e corriera da Sassello a Savona per i mezzani. Il giorno della nascita di Davide, papà Andrea dichiara di dover cambiare macchina, non senza un velo di preoccupazione in volto: quella da nove posti ormai non basta più.

Mamma casalinga e papà bancario, i coniugi Bruzzone si trovano a fare i conti con scontrini lunghissimi, quando Andrea va al discount munito della dettagliata lista preparata dalla moglie. Ogni giorno sono necessari tre litri di latte per la colazione, due chilogrammi di pane per i pasti principali e un chilogrammo di carne per la cena. Sono poi da aggiungere acqua, pasta, olio, zucchero, frutta, verdura e a volte, se il portafoglio lo permette, un dolcino. Alla merenda, per fortuna, ci pensano papà Andrea e Maddalena, 15 anni: per loro la sveglia al mattino suona prima degli altri per preparare una teglia di focaccia da dividere fra i ragazzi.

Secondo l’EUROSTAT, in Italia la metà delle coppie, sposate e non, ha un figlio, il 40% ne ha due e un coraggioso 8% tre o più. È proprio in quel timido 8% che troviamo mamma Cristina e papà Andrea. Senza mai programmare nulla, sono arrivati ad avere ben dieci figli. Certo con qualche difficoltà, ma senza mai arrendersi hanno accolto i drastici cambiamenti che una prole così nutrita inevitabilmente impone.

La loro realtà costituisce sicuramente un’eccezione nel nostro contesto sociale, ma anche la palese dimostrazione che si può avere una famiglia numerosa conciliando la gestione pratica collettiva e le esigenze individuali. Mamma Cristina non vuol sentir parlare di “sacrifici”: una nuova nascita non priva più di quanto possa donare.

Nel corso degli anni la famiglia ha subito molte trasformazioni.

In passato è sempre stata il fulcro su cui si basava la società. Oggi, invece, la struttura non appare più così solida: oltre alla composizione sono cambiati i rapporti tra i vari componenti e la definizione delle singole identità. L’antico attaccamento alla famiglia e alle tradizioni è andato via via affievolendosi, lasciando spazio alla paura di mettere al mondo figli, soprattutto a causa delle incertezze economiche sul futuro.

Eppure la famiglia rimane la cellula originaria di ogni società. Attraverso i suoi equilibri si apprende a gestire la contrapposizione tra individualità e appartenenza.  In essa si impara a condividere, a tollerare, a patteggiare. Insomma, si impara a vivere. È la culla in cui nascono e si rafforzano i principi morali, i valori che guidano il singolo agire. La famiglia non è una gabbia che limita e costringe. È il primo punto di formazione, la mano tesa che ti sorregge quando stai per cadere, la voce che grida che non sei solo.

Perché allora rinunciarvi?

Articolo scritto da Elisa Scovazzi

Cogitoetvolo