Quando la moda insegna la civiltà

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Dal mondo della moda, che ci si rivela ogni giorno come un universo di follie, di stravaganze, di stilisti eccentrici e capricciosi e di modelle anoressiche, fino a qualche giorno fa mai ci saremmo aspettati che potesse venire una qualsiasi lezione di civiltà. E invece ecco che, improvvisamente, sulle prime pagine dei quotidiani di mezzo mondo, appare il volto di uno stilista famosissimo e ricchissimo (i superlativi in questo caso non sono certo sprecati), salito questa volta agli onori della cronaca non per le sue creazioni bensì per “insulti antisemiti”. Un uomo, John Galliano, che tutti ritenevano realizzato, nel pieno di una brillante carriera presso la maison francese Dior, società che lo stilista aveva, con i suoi abiti e provocazioni, reso ancor più sfolgorante di quanto era stata un tempo. Invece eccolo lì, John Galliano, in un locale del Marais, cuore ebraico di Parigi, ad insultare dei ragazzi ebrei senza motivo – come se un motivo potesse essere una giustificazione – perché “non sopportava la loro voce”.

E allora cosa pensavamo che accadesse? Quello che succede ogni qual volta qualche prepotente commette qualche azione sbagliata, “reato” lo si dovrebbe chiamare, e, pur davanti all’evidenza dei fatti, si cerca di proteggerlo ad ogni costo. Ci aspettavamo che comunicati su comunicati avrebbero sommerso le redazioni dei giornali e le agenzie d’informazione per giustificare quell’uomo che era pur sempre lo stilista John Galliano, che era ubriaco e una sbronza capita a tutti, anzi, ipocrita chi lo nega…

Ci saremmo aspettati questo dai suoi datori di lavoro, da Dior, che tutto avrebbe dovuto tentare per salvare il nome proprio e dello stilista più promettente che avesse mai avuto, nonché il proprio fatturato, che in queste questioni è un aspetto che mai viene sottovalutato. E, dopo tanto clamore e qualche grido all’ingiustizia, tutto sarebbe tornato a posto, come se nulla fosse accaduto.

Invece la moda, nella persona di Sidney Toledano, presidente e amministratore delegato di Christian Dior, ha scelto una strada diversa. Una via più complicata, perché ora sarà necessario scoprire un nuovo talento di design e inventare un nuovo modo di sfilare, un glamour Dior senza Galliano. Ha evitato la strada più comoda della giustificazione, quella che invece hanno percorso i responsabili della sicurezza del bar parigino, teatro delle offese, quando, alle richieste di aiuto della ragazza insultata, hanno risposto: “Ci dispiace, quel tipo meriterebbe due schiaffi ma non possiamo toccarlo, è una star, è John Galliano, meglio che te ne vai altrimenti per te finisce male”.

Alla prima sfilata dopo il chiasso del licenziamento più discusso del mondo della moda, proprio Toledano è uscito in passerella e, evitando ogni teatralità, che era invece tipica di Galliano, ha affermato che “il fatto che il nome di Dior possa essere associato a delle affermazioni intollerabili, tramite il suo designer, per quanto brillante egli sia, è molto doloroso. Intollerabili, perché quelle affermazioni sono inaccettabili in nome del nostro dovere verso la Memoria, a nome di tutte le vittime dell’Olocausto, in nome del rispetto di tutti i popoli, in nome della dignità umana».

E così è proprio la moda il pulpito dal quale in questi giorni ci è giunta tale lezione di umanità, mostrandoci che non è sempre vero che il denaro è l’unico dio a cui servire perché ci sono valori su cui non si può transigere. Anche se si parla di un profeta dello styling moderno, di un costruttore della bellezza femminile, ci colui che con la sua ironia aveva saputo risollevare il marchio Dior. Anche se si parla di John Galliano.

Mi piace scrivere e leggere tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, motivo per cui ho deciso di studiare Fisica. Amo la musica, in particolare quella classica: suono il pianoforte e canto come soprano in un coro da camera.