Quando la scuola si piglia a botte

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Stanno girando ovunque, dal web alla TV, tutti i video fatti con telefonini o telecamere nascoste, per denunciare abusi, deridere situazioni esilaranti o divertire lo spettatore. Si va dal professore arrabbiato che batte i pugni sul tavolo mentre urla a squarciagola, alle maestre che picchiano il bimbo indifeso che non è riuscito ad arrivare in tempo in bagno e se l’è fatta addosso.

E’ questa la scuola italiana dei nostri giorni, fatta di violenza e aggressioni? Professori che urlano, studenti che rispondono; studenti che urlano, professori che rispondono…? Professori che menano, studenti che rispondono; studenti che menano, professori che rispondono…? Studenti che ricattano i professori, talvolta minacciando di suicidarsi, sporgendosi dalla finestra del sesto piano, finchè il prof non decide di alzare il 4 ad un 8 – cose veramente accadute, purtroppo. Possibile?

Dove sono finiti il rispetto e l’educazione? Perché ci comportiamo a scuola come non oseremmo comportarci davanti ai nostri genitori, che se sapessero ci terrebbero in continua punizione – niente uscite, niente ricarica al telefonino, niente motorino, niente soldi, niente facebook…

Ognuno ha il suo ruolo, non possiamo condannare solo alcuni e assolvere altri. Allora forse i genitori devono tornare a fare i genitori, i professori riprendere a fare i professori, e gli alunni essere alunni, semplici alunni, che vanno a scuola perché hanno voglia, o forse obbligo dettato dalla legge, d’imparare. Perché sono aperti alle novità che la storia, la filosofia, il greco, la storia dell’arte, il disegno, la matematica hanno da donare loro, da secoli ormai.

Gli anni del liceo sono per molti “i migliori anni della nostra vita”. Ci si diverte, si scherza, si prendono in giro i prof, si fanno le caricature di bidelli e compagni, si esce prima di essere interrogati, ci si giustifica mettendosi d’accordo con gli altri della classe e talvolta si va anche volontari, per salvare chi ha salvato noi. Gli anni dei bigliettini, degli scherzi, delle ricreazioni, della musica di nascosto, delle scenette che non scorderemo mai, delle funzioni scritte sulle braccia da copiare alla verifica…
Tutto questo divertimento non è diverso dallo studio, non è diverso dalla campanella che suona. Non ci sarebbe senza la campanella, quel bidello complice o quel prof che si presta proprio ad essere preso in giro… lo sappiamo tutti, non nascondiamolo, al liceo si fanno le peggio cose, ma ci si spacca dalle risate. Ma le risate non richiedono violenza.

Allora come un albero caduto fa più rumore di un intero bosco che cresce, così la scuola che non è in tv o nel web ora deve essere silenziosa ma procedere, nonostante e ancor più perché vogliono far vedere una scuola del non rispetto, della violenza e della maleducazione – fino agli abusi veri e propri.