Quando sono gli animali a essere più ragionevoli

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Quando torno a casa dal tran-tran quotidiano, la prima cosa che desidero fare è stendermi sul divano ma, inevitabilmente, è già occupato dal suo corpo rigido e fiero, gli occhi color giallo-verdi che mi fissano a lungo e prima ancora che faccia qualche passo, si avvicina velocemente verso le mie scarpe da ginnastica e ci si struscia.

Ho già capito cosa vuole da me: non esito ad accarezzare il suo pelo nero e lucente e lei comincia a farmi le fusa, soprattutto se le mie dita le scorrono sotto il mento.
Nel suo sguardo profondo c’è un mix di dolcezza ma anche di selvaticità che la rende diversa da qualunque gatto che abbia mai visto in vita mia.

Mentre ci accoccoliamo sul divano, accarezzandole la testolina mi sento rilassata e tranquilla, in pace con me stessa e con il mondo (di solito ci urlo contro il mondo e il suo lato peggiore oppure mi abbandono a una sorta di apatia per le cose che mi rendono triste e arrabbiata) con il tempo che si ferma su questo quadro: una gatta, una ragazza e un divano.

Confesso che fin dalla tenera età ho avuto un certo timore verso gli animali: ogni volta che mi avvicinavo a uno di loro e tentavo di accarezzarlo non c’era nessun problema ma quando lo guardavo negli occhi allora mi prendeva una paura talmente forte da farmi scappare, timorosa che l’animale mi saltasse addosso.
Il mio rapporto con gli animali cambiò in una giornata afosa di fine giugno: mentre passeggiavo annoiata per la campagna (mi ero appena trasferita lì) vidi una piccola gattina, nera, con gli occhi verdi-gialli, che vagava mugugnando per la campagna; mi avvicinai cautamente e quando i nostri sguardi si incrociarono, ci fermammo entrambe.

Bloccata dalla paura, vidi che piangeva e fissandola negli occhi lei mi raccontò a gesti la sua storia: dopo che la madre la lasciò al suo destino, senza un perchè, lei la cercò ovunque per le immense campagne toscane. Finchè un giorno, molto stremata, non incappò in strani esseri eretti, con arti molto lunghi; essa si avvicinò perchè sorridevano e a gesti le facevano capire che volevano giocare con lei: ma improvvisamente quegli esseri la picchiarono selvaggiamente alla testa, alle zampine e alla pancia. Fortunatamente riuscì a scappare e fu così che ci fu il nostro inaspettato quanto miracoloso incontro.

Con il viso rigato di lacrime la presi in braccio e le accarezzai prima la testolina e poi tutta la schiena, sussurandole dolcemente di non avere più paura e che nessuno le avrebbe mai più fatto del male; e incrociando i nostri sguardi lucidi ci giurammo amicizia eterna.

Gli animali possono essere grandi amici dell’uomo e a volte viene il dubbio che loro siano più ragionevoli di noi uomini, che siamo capaci di abbandonarli in mezzo a una rovente autostrada il giorno in cui decidiamo di andare in vacanza…

Cogitoetvolo