Quando tendere una mano può salvare una vita

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C’è un treno, dall’altra parte del mondo, che può rappresentare al contempo, per migliaia di uomini, la salvezza o la morte.

Siamo al confine tra Messico e Stati Uniti, in una delle zone più calde del mondo. Ogni anno quasi mezzo milione di migranti attraversa il confine in cerca di speranza: provengono da Messico, Salvador, Guatemala, Honduras, e clandestinamente affrontano un viaggio di oltre 8000 chilometri, lungo infiniti giorni. Molti di loro non programmano il viaggio, o non hanno gli strumenti per farlo. Si affidano alla “Bestia” (questo il nome con il quale quel treno è conosciuto), l’unico mezzo che può portarli in un altro Stato, che può aprire loro un varco verso un futuro che, altrimenti, non possono permettersi il lusso di immaginare.

Eppure, passare giorni interi su quel treno, stipati in condizioni disumane, senza cibo, né acqua, né indumenti che possano ripararli dal freddo della notte, per almeno 5.000 di loro significa perdere la vita, per un numero indefinito significa finire mutilati o invalidi a seguito di incidenti, per un altrettanto indefinito numero significa scomparire nel nulla.

La Bestia può dare loro una nuova vita, ma può anche togliere loro l’unica vita che hanno.

Nel 1995, cambia qualcosa per i migranti. Due sorelle,  Bernarda Romero Vázquez e Rosa Romero Vazquez, si trovano in piedi, con i generi alimentari appena procurati, presso un passaggio a livello del piccolo villaggio di “La Patrona”. Attendono che passi il treno, ma quando questo si avvicina, vedono delle persone sporgersi da esso: in lontananza “sembrano tante mosche attaccate ai vagoni”. I migranti scorgono la famiglia e urlano: “Madre, ho fame, madre, ho fame”. Un grido che si propaga di vagone in vagone e che impressiona le due sorelle.

“Non è giusto”, si dicono, “che noi abbiamo fagioli, tortillas e caffè, e loro non hanno niente”.

Da quel giorno, il destino di quei migranti si colora di una speranza: la famiglia Romero decide di distribuire acqua e cibo ai migranti, e così comincia la storia de “Las Patronas”. Vengono coinvolti i vicini di casa, le amiche, i parenti della famiglia Romero, che da allora, per 19 anni non hanno mai perso un giorno. Ogni giorno, infatti, di prima mattina, 15 donne coraggiose cucinano riso, che confezionano in sacchetti di plastica, e annodano bottiglie d’acqua. Poi caricano il tutto su mezzi di fortuna e si spostano presso la ferrovia. A questo punto, attendono il treno. Non appena lo intravedono, cominciano ad agitare le braccia, nella speranza che il macchinista rallenti.

I migranti attendono con ansia questo momento: per loro è l’unica occasione, dopo giorni di viaggio, di bere un sorso d’acqua e mangiare qualcosa. Le “patrone” sventolano le bottigliette d’acqua e i sacchetti di riso e protendono le mani verso i migranti che con gli occhi pieni di speranza afferrano le provviste. Il treno è in corsa, bisogna fare tutto velocemente.

Nel giro di pochi minuti, la corsa contro il tempo si conclude, e con essa tutte le provviste. Il treno è passato, ma si levano grida dei migranti: “Grazie, grazie, grazie”.

Questa è la soddisfazione più grande per Las Patronas. Norma Romero, una di loro, dice:  “Il miglior pagamento che otteniamo è la benedizione di tutte queste persone che passano.” Molti di loro, se hanno la fortuna di arrivare a destinazione, ci mandano delle lettere e ci ringraziano, dicendoci che senza il nostro aiuto non ce l’avrebbero fatta, e che pregano per noi. Non ci stancheremo mai di aiutarli. Amare costa poco: il prezzo di acqua, riso, e tanta voglia di fare del bene. Ci saremo finchè ci saranno i migrantes”.

È una storia che non dà speranza solo a quei migranti disperati, ma dà speranza a chiunque ne venga a conoscenza: una storia di solidarietà, di amore, di coraggio.

È la testimonianza che tendere una mano può significare salvare una vita.

 

Sotto, il link del video relativo al passaggio de “La Bestia”.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.