Quanto vale una pizza con i propri ex-alunni?

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«Buongiorno prof, come sta? Colgo l’occasione per farle gli auguri per l’anno nuovo, ma anche per invitarla mercoledì sera per una rimpatriata con i compagni di classe del mitico Scientifico B. Spero di vederla!». Così ha scritto Antonio, un carissimo ex alunno, in un sms, e il giorno dopo c’è stata la telefonata di Ciccio, sempre affettuoso, per accertarsi che fosse tutto a posto per una pizza insieme. Sì, insieme, come i 1000 giorni dei 5 anni di liceo passati con loro; non c’erano tutti, alcuni studiano o vivono fuori, ma in fondo anche in classe c’è sempre qualche assente. Era presente persino Fabrizio, in giacca, cravatta e fidanzata, che non aveva completato il percorso di studi con gli altri perché trasferitosi in altra scuola. Per una sera quella pizzeria si è trasformata in un’aula scolastica con gli stessi volti, le stesse voci, gli stessi atteggiamenti, gli stessi scherzi del tempo che fu; penso proprio che se ne siano accorti anche i vicini di tavolo e quanti cercavano di vedersi la partita Juve – Milan nel maxi-schermo, ma non c’era motivo di far tacere tanta bella e serena allegria. In realtà pure Simone cercava di seguirla seduto strategicamente, ma niente da fare: sconfitta la sua squadra e i compagni non gliel’hanno fatta vedere, ma in fondo era contento lo stesso.
Che dire delle “tre Roberte”, così le chiamavano, quasi delle miss; a scuola invece una bellezza acqua e sapone, al massimo un trucco velato e jeans, comunque lo stesso sguardo dolce di sempre. Salvo racconta a raffica episodi vissuti in classe e pure qualche giorno marinato, Antonio rincara la dose con battute esilaranti, Angelo è più silenzioso ma interviene dicendo: «Prof, ormai glielo possiamo dire come copiavamo i compiti». Già, come se non lo sapessi, e non avessi combattuto mille battaglie, ma loro quante ne sanno! Seby teme ancora gli scherzi dei compagni e infatti in un attimo il suo cellulare si ritrova nella tasca di un altro, mentre Giuseppe – quasi come lo sposo al banchetto – gira per il tavolo assicurandosi che sia tutto ok. Non manca la fatidica domanda: «Prof, ma ci sono ancora classi come la nostra?» e naturalmente una risposta di cuore: «State sereni, siete stati e siete unici; qualcuno cerca di imitarvi, ma si sa, si imitano i migliori!». Si parla degli assenti, di alcuni di cui non si sa più niente, di altri si menzionano grandi gesta e viaggi, per tutti c’è un aneddoto scolastico da ricordare. E il prof che fa? Non può che essere felice e ringraziare per un momento non di amarcord, ma di vita quotidiana quasi ci si fosse visti la mattina in classe tanto che, salutandosi, qualcuno ha detto: «A domani, prof». Sì, il domani, quello che questi ragazzi stanno costruendo giorno per giorno nel mondo degli affetti, dello studio, del lavoro, dell’impegno sociale e politico, degli hobby; un immediato futuro frutto anche di un piccolo seme piantato il primo anno di liceo. Ogni prof sa che forse non vedrà i frutti, ma è felice di vedere fiori così belli!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.