Quantum of Solace

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Un film di Marc Forster. Con Daniel Craig, Olga Kurylenko, Mathieu Amalric, Judi Dench, Giancarlo Giannini. Azione, durata 106 min. – USA, Gran Bretagna 2008

Chi ha incastrato James Bond? Non i produttori, che hanno azzeccato nel volto atipico, duro, “da proletario” di Daniel Craig la faccia giusta con cui l’agente segreto al servizio di Sua Maestà potesse presentarsi nel nuovo millennio. E neanche il regista Marc Forster, autore originale e raffinato, che indovina il ritmo e l’azione riferendosi ai modelli in voga al momento (The Bourne Ultimatum su tutti). L’anello debole del nuovo episodio della oltre quarantennale saga di 007 è la sceneggiatura.

C’era piaciuto parecchio Casino Royale, l’episodio precedente, nel suo tentativo di azzerare la serie e ripartire da dove tutto era cominciato, raccontando gli inizi di James Bond come agente segreto (il modello quella volta lì era stato Batman Begins): questo riportare le lancette dell’orologio del cinema indietro nel tempo aveva permesso di raccontare un personaggio realistico e drammatico, mostrando per la prima volta un soldato al servizio di una nazione (un agente segreto dovrebbe essere questo) nei suoi risvolti più umani e nelle sue debolezze. Così avevamo visto 007 piangere, innamorarsi, soffrire per un tradimento e soprattutto ? il valore che dava al film una fibra forte ? il personaggio non dava mai la violenza per scontata. Per la prima volta in Casino Royale (e con Quantum of Solace i film della serie sono 22) Bond uccideva solo per legittima difesa. E’ un dettaglio non indifferente, perché con quel film si usciva dal territorio della fiction di consumo e del cartone animato (tanto che qualcuno aveva paragonato il precedente 007 interpretato da Pierce Brosnan, anche per la crudeltà, a Bugs Bunny) e si approdava non diciamo alla letteratura alta, ma almeno al genere di film spionistico maturo e adulto nella cui realizzazione americani e inglesi sono stati da sempre (anche per ascendenze letterarie) maestri.

Quantum of Solace, ahimè, torna a livelli standard. Si preoccupa di stare al passo coi tempi per quello che riguarda azione, ritmo ed effetti speciali e si mostra preparato alle insidie del nuovo millennio, per cui le valigette che si scambiano i cattivi sono piene di euro (perché “il dollaro non è più quello di una volta”) e le risorse naturali per cui si scannano i potenti della terra non sono più oro e petrolio ma acqua potabile. Privo di altri argomenti, il film si srotola in un crepitio di fughe, inseguimenti, esplosioni e sparatorie, con un Bond sempre più cinico (per via del tradimento della sua amata) e vendicativo (per via della perdita della stessa, ad opera dei misteriosi cattivi che insegue per tutto il film). Paul Haggis, sceneggiatore tra i più quotati del momento e vincitore di Oscar, collabora allo script assegnando fuori tempo massimo a Bond e a una bella spia ucraina un dialogo in cui si discetta sull’inutilità della vendetta, quando mancano ormai solo due minuti di film. Un po’ pochino, tenendo conto che Bond nella scena prima ha condannato il cattivo ad una fine atroce e ingiustificata. Lontani i tempi di Casino Royale in cui Daniel Craig abbracciava Eva Green che, in lacrime, citava Macbeth guardandosi le mani sporche di sangue (una finezza di Paul Haggis anche allora). Siamo punto e da capo, con Bond che compie una carneficina ridendosela sotto i baffi.

Gli inglesi hanno inventato l’humour macabro, la licenza di uccidere e gli eroi infallibili alla Sherlock Holmes che non perdono l’aplomb di fonte alle peggiori nefandezze. Una proposta: date a 007 un nemico all’altezza e poi ne parliamo, dategli il Joker de Il cavaliere oscuro. In quel film memorabile Batman è messo sotto scacco dal cattivo perché si è dato la regola di non uccidere nessuno, ed uccidere sarebbe la via più semplice per sbrogliare la matassa. Così nasce un conflitto interessante da un punto di vista narrativo oltre che valoriale.
Perché la cifra di Bond composta dal corredo di violenza, sensualità, lusso e tecnologia che lo rendevano appetibile da un punto di vista narrativo quattro decadi fa, se oggi non è supportata da qualcosa che non sia l’azione stessa, dopo ventidue film diventa assolutamente noioso.