Quel che la letteratura non ti dirà mai

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Pensate di sapere tutto sugli antichi? Sbagliato: avete letto degli dei, degli eroi, delle creature mitologiche… Ma chi erano davvero gli uomini e come vivevano quotidianamente?

Spiegazzato, sgualcito, adornato da segni incerti e a volte sbiaditi. Non è uno scontrino. Anzi, potrebbe anche esserlo, ma risalente a tanti, tanti, tantissimi anni fa. Se vi ho incuriositi, seguitemi pure in questa affascinante vicenda.

A scuola, durante le ore di epica, di latino e/o di greco, sarete probabilmente rimasti affascinati dalle antiche leggende in cui gli eroi sconfiggevano mostri terribili per salvare le principesse, o vi sarà stato raccontato di luoghi fantastici e isole oltre i confini del mondo. Tutto molto bello, nessuno lo nega, ma rispecchia poco la vita che trascorrevano gli antichi, di cui ci accingiamo ora a parlare. Non lo si afferma certo senza testimonianze, dato che possediamo un numero consistente di prove concrete del fatto che gli uomini di un tempo fossero più simili a noi di quanto si possa credere. La nostra fonte è proprio il materiale leggero, ovvero ciò di cui si occupa la papirologia, disciplina che si dedica allo studio di testi esclusivamente latini e greci reperibili su supporti quali cocci di vasi o anfore (ostraka), stoffa, lino, ossa, metalli (bronzo, argento, oro, piombo), legno, l’argilla, il cuoio, tavolette e ovviamente fogli di pergamena e di papiro, trovati in Egitto e in alcune aree del Mediterraneo.

Bernard Grenfell e Arthur Hunt

Bernard Grenfell e Arthur Hunt sono considerati i pionieri della papirologia, anche perché furono i primi a ottenere la cattedra di questa disciplina. Lavorarono a Ossirinco e in Egitto, finanziati dall’Inghilterra seppur non in maniera sostanziosa, cercando con curiosità per trovare testi letterari e testimonianze archeologiche meravigliose. L’esito degli scavi però, secondo la loro visione che rispecchiava la mentalità settecentesca, si rivelò assai deludente: ciò che trovarono nella spazzatura antica furono proprio alcuni papiri che la popolazione aveva gettato via, ritenendoli inutili detriti del tempo. Questa è solo una delle misere sorti che poteva subire un ritrovamento di questo tipo, altrimenti di molti reperti veniva fatta razzia dai collezionisti che volevano esporre nelle proprie dimore questi pezzi di storia per dimostrare il proprio valore. Per un po’ di tempo i nostri testimoni incompresi tacquero per tali motivi. Anche i resti epigrafici furono costretti a sottoporsi a questo triste destino, ma successivamente la rivincita non tardò ad arrivare. Ben presto Grenfell e Hunt iniziarono a creare alcune edizioni: oggi vi sembrerà cosa da poco ma per questa neonata scienza dell’antichità, il cui nome venne coniato solo nei 1901 da Girolamo Vitelli, rappresentava un passo da gigante.

Esempio di papiro bizantino (scrittura sempre più articolata e ricchissima di legature)

Ancora però non ho voluto rivelarvi la preziosità di questi ritrovamenti. Il fatto è che, come ho già detto, nessuno degli studiosi se n’era accorto e tutti avevano considerato il materiale papiraceo come qualcosa che veniva dall’antichità, nulla di più. Poi osservarono meglio i supporti, lessero i messaggi che portavano su di sé e compresero che si erano sbagliati enormemente. Trovarono documenti di registrazione di passaggi di denaro, ricevute di tasse, tabelline, esercizi di scrittura, conti, contratti matrimoniali, atti notarili, testamenti, qualche testo letterario scritto dai maestri al fine di leggerli alla propria classe, esercizi di aritmetica, maledizioni e formule magiche incise su lastre di piombo, persino storielle pornografiche scritte dai soldati in guerra. Tutto ciò che di più concreto potete immaginare.

Il papirologo, a differenza dello studioso di letteratura, si trova davanti alla vita quotidiana degli antichi e ne osserva il punto di vista, la storia, gli spostamenti, le abitudini, le leggi, la lingua. Basti pensare che, quando i Greci arrivarono in Egitto, non imposero di parlare greco alle popolazioni colonizzate ma esso venne appreso gradualmente dagli abitanti di quei territori, che non furono restii a lasciarci qualche testimonianza.
Ne troviamo anche in altri luoghi però, come a Ercolano o anche nella città di Petra. Luoghi magari inaspettati per voi, ma essi non esitano a raccontarvi la propria sorprendente vicenda.

Esempio di papiro carbonizzato

E come comunicano con noi questi testimoni? Prima di tutto, mostrandosi a noi così come sono, attraverso le pieghe, i fori che presentano sul dorso o i segni di carbonizzazione. Infatti possiamo dedurre anche solo con uno sguardo il contesto di provenienza o almeno ipotizzarlo. Potrebbe essere un documento doppio, potrebbe riportare su di sé i segni di un sigillo, e quindi darci indicazione di uno scritto di rilevante importanza. Poi possiamo osservarne il colore, e di esso le variazioni che il supporto presenta. Ad esempio, se un papiro come quello riguardante la laudatio funebris di Augusto per Agrippa presenta una tonalità cromatica nella parte superiore e un’altra nella parte inferiore, si può supporre che i due frammenti vengano da due luoghi diversi e abbiano due differenti vissuti, ad esempio per quanto riguarda lo stato di conservazione e la quantità di tempo di esposizione al sole.

In seguito, la disposizione del testo e l’attenersi o meno ai margini sono ulteriori indizi molto utili: capiamo se il testo sia in prosa o in versi ancor prima di leggerlo e deduciamo la forma del supporto originario (nel caso del coccio non abbiamo un problema di questo genere, dato che chi scriveva doveva adattarsi alla forma del supporto). In seguito andiamo a soffermarci sulla tipologia di scrittura, e qui la paleografia diventa una nostra fida alleata, perché ci permette di datare il testo e di collocarlo tra i papiri letterari o tra quelli documentari: elementi come la presenza di legature, lettere indicative come la epsilon romana, la grandezza delle lettere e la presenza di cifre numeriche, di date, di nomi di imperatori sono solo alcuni aiuti a cui possiamo appigliarci per comprendere la complessità di ciò che abbiamo davanti.

Esempio di papiro tolemaico (assenza di legature, lettere molto chiare)

Come ultima fase, il papirologo si cimenta nella decifrazione e trascrizione del testo, fase critica ricca di punti su cui discutere, ipotizzare, mettersi in gioco. Attuare scelte ragionate è necessario, così come avere una mentalità aperta e pronta agli imprevisti: questo è ciò che differenzia uno studioso di papirologia da un qualsiasi altro addetto al mondo classico. Se ci addentriamo nella decifrazione di un semplice esercizio di aritmetica possiamo comprendere qualcosa riguardo alla didattica del tempo e quanto fosse vicina e simile alla nostra; se osserviamo un testo di Saffo riportato sul coccio non andiamo a guardarne il contenuto ma la sua funzione, e quindi capiamo quali passi fosse importante leggere a una classe. Se ci lasciamo trasportare dalla curiosità mentre decifriamo un contratto matrimoniale, scopriremo molto riguardo la condizione della donna, argomento che sempre più spesso nel mondo odierno scatena accesi dibattiti e manifestazioni varie.

Papiro con più colonne di testo e margini in evidenza

Non avremo tempo di vedere esempi qui, ma se ho destato in voi l’amore profondo che è nato in me quando ho scoperto questo mondo intrigante, allora agite da veri papirologi: andate, iniziate a cercare, scoprire, ponetevi dubbi, discutetene tra voi (non per altro si parla di amicitia papirologorum!). E, mi raccomando, lasciate che vi narrino tutto quel che hanno da dire, fino all’ultima parola. Anche se mettere un punto fermo in questa storia è difficile, vi lascio con tante domande ma con grande soddisfazione, così come fanno sempre i nostri testimoni antichi colmi di storia, quella storia vera innegabile, che riporta sì un mondo di dei ed eroi nelle leggende formanti questa civiltà, ma soprattutto un cosmo di uomini che vissero, pensarono e ora, per fortuna, vi raccontano di sé.

Anna Tonazzi

Dopo essermi diplomata al liceo classico Jacopo Stellini di Udine, proseguo lo studio dell'antichità con grande passione: infatti ora sono laureanda alla triennale in Lettere classiche. Il mio sogno è quello di diventare un'insegnante di italiano, storia, geografia, latino e greco. La mia passione è sempre stata quella della scrittura, e ultimamente sto riscontrando grande soddisfazione in questa attività: recentemente infatti un mio racconto è stato selezionato dalla casa editrice Historica Edizioni e pubblicato nell'antologia Racconti friulano-giuliani. In contemporanea, da molti anni canto in diversi cori di alto valore artistico, attualmente nel Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia e nel Gruppo Vocale Vikra di Trieste, gruppi con cui partecipo a diverse iniziative di vari livelli, dal regionale all'internazionale. Sono stata inoltre selezionata come soprano per EuroChoir (Coro Giovanile Europeo) per la sessione 2018. Sono fondatrice e attuale amministratrice di tre pagine Facebook, tra cui Noi classicisti, una piattaforma di enorme successo, dato il più che positivo riscontro ricavatone. Inoltre mi impegno a scrivere anche sulla piattaforma Wattpad. Ho collaborato con la rivista Choralia e il celebre blog triestino OperaClick. Sono parte del consiglio direttivo del Coro Giovanile Regionale del Friuli Venezia Giulia e responsabile della promozione dell'immagine di quest'ultimo sulle piattaforme social. Sono appassionata alla vita, entusiasta e determinata: cercherò di trasmettervi tutto questo attraverso le mie parole con uno stile narrativo quanto più originale e innovativo.