Quella mela bacata

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Trovandomi alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano ascolto il dialoghetto tra nonna e nipotino davanti a uno dei capolavori di Caravaggio: il titolo è Canestra di frutta.

– Nonna, perché questa mela è bucata?
– Non è bucata, è bacata. Le mele di una volta avevano il baco perché erano naturali, senza la roba chimica che ci mettono oggi. Avevano il baco, ma sapevano di mela.
– E oggi di che sanno?
– Di niente.

Su uno sfondo giallo oro, il cesto di vimini con la mela bacata, i grappoli di uva bianca e nera, i fichi troppo maturi, alcune foglie ancora verdi e altre già rattrappite nella secchezza esprimono la precarietà raccontata da una genio morto che non aveva ancora 39 anni, pittore delle luci e delle ombre “terribilmente naturale”, uomo turbolento in fuga per accusa di omicidio.

Nell’opera Canestra di frutta c’è una carica di sentimenti che calamita lo spettatore: l’amore per la vita, la speranza e la brevità della giovinezza, il tempo che passa, l’attesa dolorosa della fine.

Anche il bambino deve essere calamitato, perché sta fermo davanti al quadro e continua a far domande: non su temi tanto impegnativi come la caducità delle cose, ma su com’era la frutta di una volta. La nonna risponde: 

– Era molto saporita, ma bisognava consumarla subito appena raccolta e con quella che avanzava facevamo le conserve. Non si buttava via niente. C’erano le mele rotolone e le limoncelle che adesso non si trovano più.

Lascio nonna e nipotino per ammirare le altre opere senza più distrazioni, ma quando esco, la mela bacata mi segue. E anche a me, come alla nonna, fa venire voglia di quella frutta che maturava vicino a noi, ricca di profumo e squisitezza, anche se destinata a durare poco. Adesso le pesche ci arrivano dalla California, le pere dall’Argentina, le fragole dal Nord Africa, durano mesi, ma non sanno di niente.

All’uscita dalla mostra, compero le cartoline che riproducono la Canestra di frutta. Le spedirò a parenti e amici al posto dei soliti sms. Scriverò, secondo il vecchio uso di quando si andava in gita a Napoli o a Venezia: "Al Caravaggio andai, a te pensai".

Con la nostalgia della mela bacata.

 

Articolo tratto da Famiglia Cristiana.
 

Cogitoetvolo