Quelli che escono dal recinto…

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Chi segue CogitoetVolo da più tempo, conosce bene la nostra filosofia: studio, obiettività, giudizio critico. Non ci approcciamo mai alle grandi o alle piccole questioni del presente e del passato senza uscire fuori dal recinto che i mass media tendono sempre più spesso a costruire intorno a noi. Il recinto dei luoghi comuni, in cui ciascuno dice la propria (al bar, per strada, su Facebook) fregandosene di ricercare una qualsiasi forma (sia pur timida) di verità. “Perfetto, ha ricominciato a farneticare, si sta preparando a scaricare la sua ira sui poveri lettori, bacchettandoli dall’alto della sua presunzione”. No, amici, non siate così severi.  Volevo solo precisare che ciò che mi appresto a scrivere, sia pur anomalo da leggere in queste pagine, risponde perfettamente alla filosofia di questa community: dire la propria senza prevaricare, argomentando e dialogando.

Di cosa voglio parlarvi? Di un tema che su C&V abbiamo snocciolato nel dettaglio, senza lasciare nulla al caso e senza imporre le nostre opinioni a nessuno. Si accettano scommesse…siete pronti? Parliamo di…omosessualità! Ne avete piene le scatole, lo so, ma è da molto tempo che tengo certi pensieri per me e vorrei condividerli con voi, sintetizzandoli al massimo (mamme, state tranquille: se vostro/a figlio/a sviene davanti al pc è solo sonno!).

Lasciamo da parte le teorie psicologiche sull’omosessualità, il problema dei matrimoni, le adozioni et cetera. In questa sede c’è chi conosce a fondo questi profili socio-psicologici, e non mi sembra il caso di aprire nuovamente questa discussione, di cui conoscete tutti i tratti salienti.

Voglio solo parlarvi di uomini e donne. Uomini e donne che oggi, in Uganda, rischiano l’ergastolo in caso di “recidiva”. Uomini e donne i cui nomi, sempre in Uganda, sono apparsi sui principali giornali locali: un vero e proprio linciaggio mediatico che presto potrebbe diventare fisico. Uomini e donne che in altri 37 Stati africani devono nascondere i propri sentimenti e le proprie tendenze. Uomini e donne che in Iran rischiano addirittura la morte per il solo fatto di essere lesbiche, gay, bisessuali, transessuali. Uomini e donne che anche in Italia subiscono comportamenti discriminatori evidenti o striscianti.

Se in Italia un calciatore, nell’ambito di una campagna contro l’omofobia, viene insultato e minacciato per aver indossato dei lacci color arcobaleno, forse dovremmo cominciare a interrogarci. Se nella mia amata Sicilia, e non solo, gli insulti preferiti dagli adolescenti sono “femminuccia”, “frocio”, “finocchio”, “puppu” (e potrei continuare per ore), forse dovremmo cominciare a interrogarci. Lasciamo perdere per un attimo i discorsi sulla famiglia in pericolo, i bambini in pericolo, la società in pericolo. Pensiamo solo a immedesimarci, per un attimo, in chi soffre una condizione di emarginazione, desolazione, isolamento, a causa dell’ottusità di chi non vuole rispettare (o quantomeno ignorare) i sentimenti altrui.

Retorica, sentimentalismo, banalità…chi prova a fare un discorso del genere in Italia spesso viene messo a tacere così. Si pensa che ci siano secondi fini, che il vero obiettivo di certe parole sia solo promuovere i matrimoni gay. Intendiamoci… in certi casi (e noi di C&V lo denunciamo da anni)  si è scelto di combattere le discriminazioni più odiose con strumenti pseudo-educativi molto discutibili, indirizzati specialmente ai più piccoli: opuscoli scandalosi, educazione sessuale sin dalla prima infanzia, fiabe contro l’omofobia. Eppure dobbiamo imparare e poi insegnare, almeno noi, a parlare con sincerità, senza riserve mentali. Le riserve mentali di chi legifera contro chi scandalizza i minori (in Russia), ma ferma un’attivista con una bandiera, rinchiudendola in una stanza con una luce puntata contro, come nel più classico dei polizieschi. Proprio l’esempio della Russia ci offre un concreto panorama del paradosso in cui si rischia di precipitare: una legge formalmente ineccepibile, persino comprensibile nei fini, che mira tuttavia a proibire manifestazioni pubbliche in difesa del proprio status e dei propri diritti (veri o presunti). Qualche anno fa, sempre in Russia, toccò ai Testimoni di Geova. Oggi tocca agli omosessuali. A chi toccherà domani? A chi esce dal recinto?

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.