Quello che il 2010 ci ha lasciato

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Il 2010 sta per lasciarci. Ho pensato di fare un elenco delle cose che mi ha lasciato:

L’immagine di una scuola haitiana accartocciata su se stessa, quasi fosse di pasta frolla.

Gli occhi lucidi di una bambino estratto da quelle macerie, così disperati da non aver nemmeno la forza di piangere.

Il nome impronunciabile di un vulcano islandese.

L’amore eterno, incrollabile, di Sandra Mondaini.

La decadenza di quella che fu la città più raffinata dell’antichità: Atene.

Il mare cristallino dei Caraibi devastato dall’esplosione della piattaforma petrolifera, nel Golfo del Messico.

La consapevolezza del fatto che, dopo centocinquant’anni dall’unità d’Italia, il nostro Paese è ben lontano dall’essere unito.

L’ultima tragedia tradotta da Sanguineti prima di morire: l’Ecuba.

L’allegria briosa dei sudafricani.

La forza e il coraggio del loro presidente per antonomasia, Nelson Mandela.

Folle oceaniche che urlano a squarciagola “waka waka” senza sapere cosa significhi.

La boriosa presunzione della nostra Nazionale.

L’esaltante scoperta, attraverso uno strano tema di maturità, della straordinaria ricchezza interiore e intellettuale di Primo Levi.

L’abbraccio commosso di un minatore cileno con la moglie, dopo esser stato tratto in salvo dalla terra che lo imprigionava da mesi.

L’ottusità di chi afferma, come uno studentello alle prime armi, “Sono Porci Questi Romani”.

L’immagine di Pompei che si sta sgretolando.

L’ineliminabile spazzatura di Napoli.

La sofferenza dei ragazzi appollaiati per quindici giorni sulla gru.

Il nome, prima sconosciuto, di Julian Assange.

La fine ingloriosa di Mario Monicelli.

L’immagine di un volto insanguinato il 14 dicembre.

L’immagine di un parlamento in subbuglio e privo di dignità, sempre il 14 dicembre.

La speranza, forte, gioiosa, incrollabile, che il nuovo anno possa riservarci nuove ed entusiasmanti sorprese.

E a voi il 2010 che cosa ha lasciato?

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.