Quello che ti fa più paura è la paura stessa

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Storia di un’emozione che ci fa rabbrividire, ma che è fondamentale per l’esistenza umana

Ecco la definizione di paura secondo il vocabolario Treccani:

Stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso.

Prima informazione: la paura è collegata all’ansia. Leggiamo quindi la definizione di ansia:

In medicina e psicologia, il particolare stato d’incertezza e di timore, che può riguardare specifici oggetti o eventi oppure non averne alcuno di riconoscibile, e che può essere accompagnato nei casi più gravi da disturbi vasomotorî e da penose sensazioni viscerali.

Altra informazione: l’ansia è considerata un disturbo, una malattia, allo stesso modo di altre emozioni, come la malinconia e la depressione; e anche la rabbia (se eccessiva), tecnicamente. Insomma, al pari della paura un sentimento negativo e nocivo da “curare” ed eliminare o, quantomeno, da tenere a bada. Lo pensava anche Franklin Roosevelt, che aprì il suo mandato presidenziale, nel 1933, con il celebre slogan  «Quello che ti fa più paura è la paura stessa». Non se l’era certo inventato lui, molto prima l’aveva già detto Montaigne e prima ancora chissà chi altro. In seguito la massima è stata ripetuta a Harry Potter dal professor Lupin: «Quello che ti fa più paura è la paura stessa, è molto saggio.»Ma non c’è proprio nulla di positivo nella paura? Beh, forse  sì, mi vengono in mente molte fiabe in cui l’eroe è un personaggio senza paura che vuole a tutti i costi averla; c’è anche un vecchio albo di Asterix in cui i normanni, feroci guerrieri del Nord che non conoscono la paura, cercano di scoprire cos’è per non essere considerati “ignoranti” e per avere, letteralmente, le ali ai piedi.

In realtà la paura non fa davvero volare, ma è comunque un’emozione molto più utile di quanto si potrebbe credere. Prima di tutto per il principio degli opposti; come dice, alla fine della storia, il saggio Panoramix, «la paura è necessaria per conoscere il coraggio: è solo sconfiggendo la paura che si diventa coraggiosi»; in effetti il contrario del coraggio non è la paura, ma la vigliaccheria, il rifiuto di affrontare le proprie paure, mentre la totale assenza di paura non è coraggio, bensì incoscienza.

Il che ci porta al secondo punto: la paura, ci avverte il vocabolario Treccani, ha un’importante funzione biologica, quella di campanello d’allarme che ci mette in guardia “di fronte a un pericolo», permettendoci di sopravvivere; che cosa ci spinge a scansarci di fronte ad un’ auto in corsa o ci impedisce di buttarci in un burrone se non la paura di morire prematuramente?
E già che ci siamo la paura è anche l’emozione alla base del progresso umano, fin dalla preistoria; «Possiamo credere» scriveva Darwin «che fin da un tempo remotissimo la paura sia stata espressa dall’uomo in una maniera quasi identica a quella di oggi». In effetti se non fosse stato per la paura delle belve che tendevano ad avvicinarsi pericolosamente alle loro caverne i nostri pelosi antenati non avrebbero mai scoperto il fuoco né inventato le prime armi; e anche adesso è la paura della fatica che ci spinge a inventare macchine che facciano i lavori pesanti al posto nostro, così com’è la paura della morte a far progredire le scoperte mediche. In breve se non ci fossero la paura e tutte le altre cosiddette emozioni “negative”, se fossimo perennemente tranquilli e soddisfatti, non ci sarebbe nessun motivo per intraprendere la “ricerca della felicità” e la vita sarebbe tremendamente monotona.

Detto questo la paura può avere anche degli effetti negativi? Senza dubbio, quando è eccessiva, come tutte le cose, del resto. La Treccani ci viene ancora una volta in aiuto ricordandoci che questo sentimento nasce «di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o fatto che sia o si creda dannoso»; il problema, quindi, è che spesso la nostra paura è immotivata, che abbiamo paura di cose che non costituiscono in realtà un pericolo, e questo può avere conseguenze nefaste: che cos’è il razzismo se non la paura ingiustificata di ciò che è diverso da noi? E, più in generale, che cos’è l’odio se non una paura estrema e violenta?
Questo ci riporta al tema dell’ansia che è un sentimento (e talora una patologia) simile, ma non identico alla paura; essenzialmente si tratta di una paura continua, di un costante «stato d’incertezza e di timore» che può non avere nessuna causa «riconoscibile»; è semplicemente la “paura di vivere”, e il sentimento caratterizzante dell’epoca moderna, tanto da far parlare al poeta inglese W. H. Auden di “età dell’ansia”.

È un sentimento che io conosco bene: sono sempre in ansia e ho sempre paura. Di cosa? Di tutto e di niente. Andare male in un esame, perdere le cose, che le persone a cui voglio bene muoiano, di non trovare un lavoro… anche ora mentre scrivo questo articolo ho paura, paura di non riuscire a finirlo, o di scrivere una stupidaggine; in genere non riuscire ad adempiere ai miei impegni, non essere all’altezza delle prove a cui la vita quotidianamente ci sottopone, in una parola il fallimento, è la mia grande fonte di ansia, la mia grande paura, ma in fondo questo non vale per tutti? Ed è giusto che sia così: per tornare al solito principio degli opposti è anche la paura di perdere a darci la forza per vincere.

Articolo di Giovanni Morandini originariamente apparso su L’oppure

 

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