Qui non si muore

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Ogni nazione ha la sua personale immagine all’estero, quell’essenza speciale che fa sognare ed evoca le sensazioni più forti. Chiedetemi cosa mi viene in mente quando penso agli Stati Uniti. Vi risponderò mostrandovi lo skyline di New York, i polverosi paesi del sud che hanno ispirato il mito del Far West e le spiagge della West Coast. Allo stesso modo, l’Italia suscita un senso di sacralità profana. Le meraviglie della Roma imperiale, lo splendore del Rinascimento fiorentino e l’eroismo del Risorgimento lombardo. Ma ciò che rappresenta il nostro Paese meglio di ogni altra cosa è il calore tipicamente napoletano. Pizza and mandolino, basta ciò per simboleggiare una terra sospesa tra i faraglioni di Capri e il gigante addormentato del Vesuvio, dove l’urna di San Gennaro è venerata con lo stesso fervore riservato all’altarino di Maradona. Ma se le meraviglie sfiorano il cielo, l’inferno sta sottoterra. Una discesa dantesca in gironi fatti di rifiuti sanitari, detriti edilizi, sversamenti di sostanze chimiche e fusti radioattivi. E poi ci sono i fuochi, quelle colonne di fumo nero che si alzano nel cielo e si dissolvono nell’aria, in un subdolo nascondino in cui la tana sono i polmoni della gente. Si possono abbassare gli occhi, pensare che quei falò sono provocati da qualche contadino che brucia sterpaglie, ma le statistiche sono quelle e gridano forte: dagli anni ’80 l’incidenza di tumori mortali al fegato è aumentata del 54% in Campania, il cancro alle vie respiratorie ha mietuto l’8% in più di vittime e i tumori al sistema linfatico il 34%. Sono i cittadini, invece, quelli da sempre costretti al silenzio, schiacciati sotto il peso della camorra. Perché l’omertà uccide, ma l’indifferenza – quella che per troppo tempo ha permesso ai clan di cavare miniere d’oro da montagne di rifiuti – distrugge irrimediabilmente.

Tuttavia adesso la musica cambia, e non mi riferisco solo alla perpetua attrazione dei grandi del rock nei confronti di questa terra. I Pink Floyd e, più recentemente, Bruce Springsteen avranno anche infiammato i cuori con le loro canzoni, ma l’ondata del cambiamento la guidano le nuove generazioni. Negli scorsi giorni a marciare senza più nessun timore sono stati in sessantamila, centinaia di bambini e ragazzi tra di loro. Oggi sono proprio loro i protagonisti, cresciuti liberi dall’ombra della vecchia gerarchia sociale che pone il boss come un protettore da non inimicarsi, un Leviatano che non ha bisogno dello scettro. A partire da Ciro, 9 anni, che nel marzo scorso denunciò in un tema – diffuso poi sul web con grande successo – il rogo della Città della Scienza. “Era stata fondata a Bagnoli di Napoli dove c’è molta concentrazione di malvivenza, ma poi è stata fatta lì proprio per spaventare i malviventi che hanno paura della cultura, perché sottrae persone alla criminalità. Poi chi ha bruciato questo posto ha bruciato il materiale ma non le nostre idee”. E che dire di quelle rivelazioni spezzate e pronunciate a bassa voce, come quelle del piccolo Antonio, che ha perso la sorella di dodici anni per un tumore. “Non possiamo andare a giocare al campo di calcio vicino casa, perché ci hanno scaricato tantissime cose. – dichiara ai microfoni delle Iene – Però dobbiamo stare zitti, per paura che chi ha scaricato ci possa fare qualcosa”.

Nelle ultime settimane i vip hanno “adottato” i comuni del Triangolo della Morte, da Marcianise ad Aversa, tuttavia i campani più giovani stanno lanciando un messaggio più forte di ogni campagna di sensibilizzazione. Perché se basta una semplice bonifica per ripulire un terreno dall’amianto, solo una rivoluzione di pensiero potrà estinguere il “puzzo del compromesso morale” di cui parlava il giudice Borsellino. E quando gli unici fumi a levarsi in cielo saranno quelli dei comignoli, allora si avvereranno finalmente le parole che pronunciò Gioacchino Murat a Castellabate, settanta chilometri in linea d’aria dalla Terra dei Fuochi. Qui non si muore!

Cresciuto a pane, Rowling e Topolino, grazie ai libri di Beppe Severgnini ho scoperto la mia grande passione, il giornalismo. Trascorsi nove duri mesi di scuola alle prese con Euripide e Cicerone, durante l'estate collaboro con diverse testate e scrivo racconti. Amo i libri di Stephen King, la saga di Rocky e soprattutto il rock. I miei sogni? Non hanno limiti. Se è vero che, come cantano gli Europe, siamo tutti prigionieri in Paradiso, allora sognare è il modo per liberarci. Che stiamo aspettando? C'è tutto il Paradiso che ci attende! Cell.: 3317181577 Città: Caltagirone (CT) Blog: prigionierinparadiso.blogspot.it