Quo chi?

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Di che cosa ridiamo quando ridiamo di Checco Zalone?

Gianni Canova è Professore ordinario di Storia del cinema e Filmologia allo IULM di Milano. Un critico che di cinema se ne intende e che ne ha scritto per numerose testate giornalistiche italiane. Ed è il primo a invitare ad una delle sue lezioni universitarie un ospite un po’ speciale: Checco Zalone. Insieme a lui e a Gennaro Nunziante, regista dei film di Checco che noi di Cogito abbiamo incontrato in occasione dell’evento conclusivo del progetto GIA, Gianni Canova intraprende un viaggio dietro le quinte dei loro set cinematografici e ce li racconta in questo piccolo saggio. Un saggio che è insieme racconto e riflessione rispetto ai motivi che rendono Checco tanto amato dal pubblico, quanto ridimensionato dai critici.

Si parte dai dati reali, ovvero dagli incassi che i film del duo Zalone-Nunziante hanno ottenuto in Italia, superando grandi produzioni cinematografiche come Star Wars: il risveglio della forza. Hanno portato di nuovo gli italiani al cinema, in anni in cui i film si vedono dal computer, perché scaricarli costa inevitabilmente di meno. Ma se sono riusciti nell’impresa di far uscire di casa milioni di italiani (per giunta, per quanto riguarda Quo vado? con pochissima pubblicità) significa che sanno fare qualcosa che a molti altri registi non riesce. E Gianni Canova non ha paura a definire Checco Zalone un grande comico, perché l’ha visto al lavoro. Sa che dietro ad ogni film c’è una cura meticolosa di ogni dettaglio, sa che Checco è un musicista e applica le regole musicali alla successione delle battute comiche. Perché facciano ridere bisogna riuscire a cogliere l’istante esatto in cui farle, altrimenti annoiano e non suscitano una risata spontanea. Inoltre prima che una battuta rientri effettivamente nel film, deve superare un test di tre prove in difficoltà crescente. Primo: deve far ridere i figli di Gennaro e i loro amici. Secondo: deve far ridere mogli e compagne, con le loro amiche. Tutte devono ridere, affinché la battuta affronti la prova finale: quella del mercato del pesce. Se tra le urla dei venditori la barzelletta riesce ad insinuarsi e a far ridere i presenti, dal commerciante ai clienti, allora è pronta ad entrare nella sceneggiatura.

Eppure alla critica Checco Zalone non piace tantissimo. Canova pensa che sia dovuto ad un atteggiamento che lui definisce come “risofobia”. Ciò che fa ridere non è considerato educativo, per trasmettere un messaggio che riflette sulla società bisogna assumere un tono serio e impegnato. Come se non valesse la pena di portare i film comici come oggetti di studio nelle aule universitarie. Eppure la filmografia italiana è piena di esempi cinematografici in cui la comicità veicola la critica sociale, dove attraverso i pregi e i difetti del protagonista si ragiona in realtà su un’epoca e sugli usi e i costumi di una società in evoluzione. L’artificio comico non ha nulla da invidiare a quello tragico in materia di insegnamento. Basti pensare che il più grande drammaturgo della storia, William Shakespeare, non mancava mai di inserire il personaggio del buffone nelle sue tragedie. Ed era proprio dalla bocca del buffone, del pagliaccio di corte, che venivano pronunciate le più sagge verità.

Perché quindi leggere questo saggio? Innanzitutto per scoprire come nascono questi film che hanno riscosso così tanto successo tra gli italiani. Ma forse il più grande pregio di questo breve libro è la sua strenua difesa dell’arte della risata e della sua funzione educativa. Per ricordarci che per essere colti e per riflettere sulla società non bisogna abbandonare la capacità di saper ridere.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Quo chi?
Autore: Gianni Canova
Genere: Saggio
Editore: EDITORE NON IN ELENCO
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 144
Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.